Bisanzio a Torino: una mostra che racconta un impero millenario

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Palazzo Madama ospita nella Sala del Senato, dal 10 Maggio al 28 Agosto 2023, la mostra «Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario», dedicata alla città di Bisanzio e al suo intramontabile fascino che ha saputo unire cultura occidentale e orientale.

«Un corpo romano, una mente greca,

un’anima orientale e mistica»

Lord Byron a proposito di Costantinopoli

Una proficua collaborazione

Avendo come punto di riferimento la mostra del 2017-2018 sui Longobardi, organizzata dal MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), l’esposizione situata a Torino è la primissima che offre al pubblico la possibilità di incontrare il mondo bizantino e, quindi, di conoscere in maniera approfondita il Medioevo greco.

Nella splendida cornice del Museo Civico d’Arte Antica, le 350 opere raccolte sono il risultato della collaborazione, appunto, tra il MANN, Palazzo Madama e il Ministero Ellenico della Cultura e dello Sport. Grazie a un accurato lavoro di selezione, è possibile, infatti, conoscere la storia di Bisanzio attraverso le testimonianze storiche più disparate. Sculture, mosaici, affreschi, vasellame, sigilli e monete raccontano la vita quotidiana, la fede e i monasteri, il commercio, la guerra e la politica secondo lo sguardo di un romeo.

Cosa significa bizantino?

Il termine bizantino è stato impiegato per la prima volta nel metodo storiografico dall’umanista e storico tedesco Hieronymus Wolf (1516-1580) per evitare che si creasse confusione o si verificasse una sovrapposizione tra la Storia dell’Impero Romano di età classica nella sua interezza (i cui confini si estendevano, cioè, dalla Britannia alla prima cateratta del Nilo, dalla Spagna fino alla Mesopotamia) e l’Impero Romano d’Oriente, con capitale, appunto, Costantinopoli.

Infatti, i Bizantini definivano se stessi Romei, in greco Ῥωμαίοι, e si consideravano a tutti gli  effetti cittadini dell’Impero Romano ed eredi della cultura classica che era nata nell’Urbe. La cultura bizantina è, perciò, un ottimo esempio di sincretismo culturale poiché fonde in maniera omogenea la cultura classica greco-latina, l’amministrazione pubblica e la vita politica di Roma, la lingua e la cultura greca con la fede cristiana.

Non è pertanto facile raccontare la storia di Bisanzio, poiché scegliendo un punto di vista se ne trascurerebbe di certo un altro. Bisanzio è stata certamente una superpotenza ed è stata, poi, molte cose nell’arco della sua storia millenaria. Dalla rifondazione nel 324 (si tratta di una data di pura convenzione storica poiché l’antica colonia dei Greci di Megara, che sorgeva sulla costa occidentale del Bosforo, era stata battezzata come Nuova Roma per ragioni di strategia geopolitica) fino alla capitolazione del 1453, Costantinopoli (poi Bisanzio e ancora dopo Istanbul) è stata la protagonista indiscussa della storia del Mediterraneo orientale, pur guardando sempre ai fasti della Roma imperiale, che era ormai diventata un piccolo centro di pastori.

Ed è così, infatti, che numerosi imperatori, in primis Costantino, la trasformarono a immagine della gloriosa Roma Caput Mundi, facendo arrivare da ogni parte dell’impero statue, opere d’arte, marmi, testi letterari, artisti che potessero ricreare una nuova capitale degna di un nuovo impero nascente. Costantino creò, dunque, una città culturalmente forte, ma anche politicamente e burocraticamente stabile. Non è un caso, infatti, che la moneta più forte della tarda antichità e del mondo bizantino, il nomisma, una moneta aurea, venisse coniata proprio qui.

A partire dall’imperatore Teodosio, in più, Costantinopoli divenne un vero e proprio centro religioso della cristianità orientale e ben presto la città si riempì di luoghi di culto, basiliche, monasteri, ma soprattutto attirò a sé una quantità infinita di reliquie, pur mantenendo di fondo il legame con le radici culturale dell’amministrazione politica romana. Goffredo di Villehardouin, autore di una cronaca della IV crociata, definisce Costantinopoli come la città più grande della cristianità.

Il legame con il Piemonte

La storia del Piemonte bassomedievale non è, come spesso si crede, basata sul provincialismo, ma è connessa, come ben illustra la mostra a Palazzo Madama, a Bisanzio. I due importantissimi casati dei Monferrato e dei Savoia potevano, infatti, vantare legami politici e matrimoniali con l’impero bizantino e la famiglia imperiale.

Emblematico è, a tal proposito, l’equivoco del feudo, che poi feudo non era, della città di Tessalonica, concesso a Ranieri, figlio di Guglielmo il Vecchio di Monferrato, dopo il suo matrimonio con Maria Comnena, figlia primogenita dell’imperatore bizantino Manuele I Comneno. Il sovrano bizantino aveva, infatti, concesso al genero il territorio di Tessalonica come vitalizio e non come feudo, ma, siccome pochi erano i Monferrini che capivano il greco, il gesto fu mal interpretato e per più di 200 anni numerosi nobili discendenti vantarono possedimenti in Grecia di cui, di fatto, non erano proprietari né tantomeno sovrani.

Se siete, perciò, curiosi di scoprire qualcosa in più della storia di Bisanzio — un impero millenario che, nell’immaginario comune, è visto come estraneo alla cultura occidentale, se non addirittura esotico, ma che, in realtà, è molto più vicino alla cultura occidentale di quanto si pensi — vi invito a visitare la mostra «Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario» a Palazzo Madama, con l’augurio che possa essere una scoperta affascinante e stimolante.

Nicola Gautero

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