In un mondo di Google Maps, intelligenza artificiale e mappe virtuali, ci serve ancora sapere le capitali degli Stati europei o le loro economie? Insomma, ci serve ancora la geografia? Basta un semplice esercizio: aprire il telegiornale e sfidarsi a quanti Paesi e città citati si riesce a collocare su una mappa. I risultati possono rivelarsi tragici e addirittura mostrare una scarsa consapevolezza della differenza tra città, provincia, regione, Stato.
Alcuni di noi sembrano affetti da quello che è stato definito “analfabetismo geostorico”, a cui la riforma Tremonti-Gelmini del 2010 sembra in parte aver contribuito. A quella disposizione risale infatti la creazione delle ore di “geostoria” nei licei, per cui due discipline si sono state unite in tre ore a settimana e in un unico manuale, in cui spesso la geografia è la cenerentola dei capitoli di approfondimento.
Una riforma che cambia le carte in tavola?
Per gli addetti ai lavori – studenti, professori e aspiranti tali – c’è però un’importante novità. Il 22 aprile 2026 il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato la pubblicazione delle bozze delle nuove Indicazioni nazionali per i licei. Tra i cambiamenti più discussi, la possibilità per i docenti di rimandare lo studio (che resta obbligatorio) dei Promessi Sposi dal secondo al quarto anno, privilegiando la lettura diretta delle opere rispetto alla vita degli autori. Rilevante anche l’introduzione dello studio dell’AI nella didattica, in un passaggio che molti hanno ironicamente indicato come generato dall’AI stessa.
Ma la novità che interessa direttamente l’insegnamento della storia e della geografia è un’altra: la scomparsa della geostoria nel biennio e il conseguente ritorno della geografia come materia autonoma, con un proprio manuale e un proprio voto.
A frenare gli entusiasmi, però, basta una lettura più attenta del documento: il monte ore annuale complessivo per le due materie rimane invariato a 99 ore. «Le uniche riforme consentite sono quelle a costo zero», ha commentato amaramente Leonardo Tondelli su Il manifesto. Da notare anche che spesso gli insegnanti non hanno una formazione specifica sulla disciplina: per la classe di concorso A-12, destinata all’insegnamento di storia, geografia e materie letterarie, infatti, sono sufficienti 12 CFU di discipline geografiche per poter insegnare.
Una materia per capire il mondo
Perché la geografia è così bistrattata? Troppo noiosa, troppo nozionistica? Eppure non conoscere la geografia significa non conoscere casa propria, non capire la portata di fondamentali eventi storici e attuali, come i flussi migratori o il cambiamento climatico.
E la sua importanza è sottostimata anche al di fuori della scuola, come alcune tragedie recenti tornano a ricordare. Niscemi – comune siciliano colpito da una frana a gennaio 2026 – figurava nelle mappe delle zone a rischio dissesto idrogeologico, ma non era dotata di strumenti di monitoraggio attivi (quando il terreno ha ceduto i fondi per installarli erano in corso di assegnazione). Il 28 febbraio, una scuola elementare femminile di Minab, in Iran, è stata distrutta da un missile probabilmente statunitense: sembra siano state usate mappe satellitari non aggiornate, in quanto la scuola e il sito militare adiacente risultavano separati nelle mappe già dal 2016. La geografia, in certi casi, può salvare vite.
Non si tratta di tornare alle mappe autostradali e alle guide cartacee, ma di usare gli strumenti in modo informato e critico. Secondo Steve Brace, amministratore delegato della Geographical Association, per affrontare le sfide del presente servono giovani capaci di ragionare sulle interazioni tra mondo umano e mondo fisico, un percorso che inizia a lezione di geografia.

Un po’ di nozioni non guastano
Nonostante le numerose critiche contro un sapere di tipo nozionistico, non sempre questo vien per nuocere. Secondo Rick Hess, direttore del Dipartimento di studi sulle politiche educative presso l’American Enterprise Institute,
«Una comprensione coerente della storia, della politica o dell’educazione civica è profondamente influenzata dal senso del tempo e dello spazio […]. È impossibile parlare in modo sensato di immigrazione, controllo delle frontiere, politica estera o dazi doganali senza una chiara consapevolezza della geografia fisica»
Hess aggiunge che, nella sua esperienza, gli studenti trovano che un po’ di memorizzazione sia coinvolgente e utile per la loro autostima, purché sia dosata e stimolante. Concorda Ashley Berner, direttrice del Johns Hopkins Institute for Education Policy: «Trascurare l’impegno richiesto dalla memorizzazione dei paesi e delle capitali è dannoso per la nostra capacità di ragionare[…]».
Quindi, che fare?
Separare i voti e i manuali delle due materie è un passo importante, ma da solo non basta. Servono più docenti specializzati, una presenza reale della disciplina nei programmi e non solo sulla carta e una didattica che vada oltre la cartina muta da colorare. Riportando le parole di Gino De Vecchis, professore onorario di geografia alla Sapienza, «la geografia è la storia analitica del presente che sfida le situazioni dell’oggi, inquadrandole in una visione futura». Studiare dove siamo, in fondo, è l’unico modo per non perdersi.
Anna Gribaudo
Fonti
Al Jazeera Staff, “Al Jazeera investigation: Iran girls’ school targeting likely ‘deliberate’”, 3 marzo 2026, ultima consultazione: 14 maggio 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/3/3/questions-over-minab-girls-school-strike-as-israel-us-deny-involvement.
Fassini Daniela, “L’Italia del dissesto: la mappa delle 684mila frane censite (e solo 1.251 sono monitorate)”, Avvenire, 30 gennaio 2026, ultima consultazione: 14 maggio 2026, link: https://www.avvenire.it/attualita/litalia-del-dissesto-la-mappa-delle-684mila-frane-censite-e-solo-1251-sono-monitorate_103924.
Gurgone Federico, “Gli analfabeti della geografia”, il manifesto, 6 giugno 2013, ultima consultazione: 14 maggio 2026, link: https://ilmanifesto.it/gli-analfabeti-della-geografia.
Hess Rick, “Do Students Still Need to learn Geography?”, Education Week, 27 gennaio 2026, ultima consultazione: 14 maggio 2026, link: https://www.edweek.org/teaching-learning/opinion-do-students-still-need-to-learn-geography/2026/01.
Tondelli Leonardo, “Geostoria, il gioco delle tre carte di Valditara”, il manifesto, 24 aprile 2026, ultima consultazione: 14 maggio 2026, link: https://ilmanifesto.it/geostoria-il-gioco-delle-tre-carte-di-valditara.





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