Voci dall’America: storie di discriminazione razziale (pt. 4)

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Dopo una prima parte dedicata alla schiavitù e alla guerra di secessione (https://thepasswordunito.com/2026/07/21/voci-dallamerica-storie-di-discriminazione-razziale-pt-1/), una seconda incentrata sulla dottrina dei “separati ma uguali” (https://thepasswordunito.com/2026/07/28/voci-dallamerica-storie-di-discriminazione-razziale-pt-2/) e una terza volta a interrogarsi sul rapporto tra giustizia e pregiudizi (https://thepasswordunito.com/2026/08/04/voci-dallamerica-storie-di-discriminazione-razziale-pt-3/), si parla qui di sport e voci femminili. Le vicende raccontante sono tratte da storie vere.

Race – Il colore della vittoria

Olimpiadi di Berlino 1936, l’afroamericano Jesse Owens vince quattro medaglie d’oro: il 3 agosto si aggiudica i 100 metri piani, il giorno dopo il salto in lungo — grazie anche al celebre gesto di sportività a opera del tedesco Carl “Luz” Long, che perderà la vita durante la Seconda Guerra Mondiale —, quello dopo ancora i 200 metri piani e il 9 agosto la staffetta 4×100 metri (per la quale non voleva nemmeno gareggiare). Owens stabilisce inoltre un record per il numero di medaglie vinte durante i Giochi Olimpici del ’36, raggiunto solo molto dopo — alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 — dal connazionale Carl Lewis, il quale porta a casa la vittoria nelle stesse discipline.  In inglese “race” significa sia razza che corsa. Questa parola risulta centrale proprio nella storia di James Cleveland Owens, un ragazzo di soli 23 anni, discriminato per via del colore della sua pelle, nonostante le vittorie ottenute. Proprio durante le Olimpiadi del ’36 tenutesi in Germania, infatti, Hitler si rifiuta di stringergli la mano per congratularsi delle medaglie vinte. Successivamente, in America, in occasione della cena in suo onore, Owens viene invitato a utilizzare l’entrata sul retro per accedere al ristorante. Il presidente Gerald Ford insignirà Owens della Medaglia presidenziale della libertà, nel 1976, con queste parole: “Owens ha superato le barriere del razzismo, della segregazione e del bigottismo mostrando al mondo che un afroamericano appartiene al mondo dell’atletica”.

Il diritto di contare

Il titolo originale del film, Hidden Figures, si presta a un gioco di parole: l’espressione è infatti traducibile, a seconda del contesto, in “persone invisibili” o “numeri nascosti”. Siamo nel 1961, in Virginia, presso la West Area Computers, il più vecchio centro della NASA durante il periodo della segregazione razziale. Protagoniste della vicenda sono tre donne afroamericane. Dorothy Vaughan è supervisore non ufficiale della squadra di matematiche nere, con le quali si impegna ad apprendere il linguaggio dei nuovi computer al fine di stare al passo con lo sviluppo dell’azienda. Dopo diverse vicissitudini, Dorothy ottiene la tanto desiderata promozione alla mansione che di fatto svolgeva già da tempo. Mary Jackson è poi un’aspirante ingegnere, che, grazie alla propria tenacia, ottiene il permesso dal giudice di seguire i corsi serali di una scuola superiore riservata a soli uomini bianchi, questo le permetterà di accedere alle qualifiche a cui aspira. Conosciamo infine il personaggio di Katherine Johnson: matematica, fisica e scienziata. Nel film, è protagonista della famosa scena in cui la si vede costretta a percorrere quasi un chilometro per accedere all’unico bagno riservato ai neri. È inoltre proprio lei a calcolare le traiettorie per il Programma Mercury — il quale ha come obiettivo quello di mettere un uomo in orbita attorno alla Terra —, e a mettere a punto la Missione Apollo 11, che portò Armstrong e Aldrin sulla Luna. È ispirandosi alla loro storia che Margot Lee Shetterly scrive Hidden Figures: The american dream and the Untold Story of the Black Women who helped win the space race, libro sul quale si basa l’omonimo film. 

Self-made: la vita di Madam C. J. Walker

Sarah Breelove, conosciuta anche come Madam C. J. Walker, è stata un’imprenditrice e filantropa afroamericana, nonché una delle prime donne a diventare milionaria facendo affidamento esclusivamente sulle proprie risorse. Nasce libera (la prima in una famiglia di schiavi) nel 1867 e muore nel 1919, lasciando alla figlia Lelia e all’amico e suo più stretto collaboratore Freeman Ransom, un patrimonio allora valutato 600 mila dollari (pari a sei milioni di dollari di oggi).  A’Lelia Perry Bundles, pronipote di Lelia, scriverà una biografia che ripercorre la storia della sua antenata. In essa, si racconta di come — nonostante le numerose difficoltà tra le quali le violenze domestiche, i problemi economici e la disperazione dovuta alla perdita dei capelli (fenomeno che spesso colpiva le donne nere in quel periodo) —, quest’ultima avesse elaborato una linea di prodotti tra i quali figurava il celebre Madam Walker’s Wonderful Hair Grower. Si dice che, almeno all’inizio, Sarah Breelove formasse personalmente le proprie lavoratrici: tutte ragazze nere che istruiva tanto in merito al lavoro quanto in merito a questioni politiche, esortandole inoltre a diventare economicamente indipendenti. Octavia Spencer è l’attrice protagonista della serie tv Netflix tratta da questa biografia. Solo qualche anno prima aveva vinto l’Oscar alla miglior attrice non protagonista per il film The Help — storia di una giovane scrittrice e di tre domestiche nere impegnate a crescere i figli delle donne bianche per pochi centesimi all’ora —, ambientato negli anni ’60 in Mississippi.

The six triple eight

Si tratta di un film del 2024, disponibile su Netflix, che ricostruisce la storia del battaglione 6888: il primo e unico battaglione composto da donne afroamericane attivo in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, un capitolo della Storia rimasto poco noto, ma di grande importanza. Nonostante i pregiudizi e gli atteggiamenti razzisti da parte dei colleghi dell’Esercito, le soldatesse parte di questo gruppo assolvono un compito straordinariamente complesso: smistare montagne di sacchi postali contenenti lettere, molte delle quali difficili da recapitare perché usurate o indirizzate a nomi generici e soprannomi. Il battaglione completò il lavoro in soli tre mesi, la metà del tempo previsto, smistando una media di 65.000 lettere al giorno, per un totale di quasi sette milioni di missive. Queste donne resero così possibile per molti soldati avere un contatto con il mondo, riaccendendo in loro la speranza, perché come si diceva: “No mail, low morale”.

Nicole Zunino

Fonti

Capuano Diego, “The Six Triple Eight: la storia vera che ha ispirato il film Netflix”, Today, 20 dicembre 2024, ultima consultazione: 03 luglio 2026, link: https://www.today.it/film-serie-tv/netflix/the-six-triple-eight-la-storia-vera-che-ha-ispirato-il-film-netflix.html.

Wikipedia, Il diritto di contare, ultima consultazione: 03 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_diritto_di_contare.

Wikipedia, Jesse Owens, ultima consultazione: 03 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Jesse_Owens.

Wikipedia, Madam C. J. Walker, ultima consultazione: 03 luglio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Madam_C._J._Walker.

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