La rivincita della Gen-Z: oltre i pregiudizi e l’omologazione di massa

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La Gen-Z appare agli occhi della cultura mainstream svogliata, capricciosa, disinteressata, a volte troppo fragile e ansiosa, altre esageratamente pretenziosa e prorompente.

Il ritratto dei nati tra il 1997 e il 2012 proposto dalla generazione dei boomer e da quella dei millennial risulta essere una descrizione riduttiva e superficiale, che pare limitarsi a uno sguardo distratto e incapace di vedere, oltre i profili social, gli aspetti unici e talvolta inaspettati dei cosiddetti nativi digitali. Ma chi è realmente la Gen-Z e qual è la sua vera identità?

Le caratteristiche della Gen-Z

La Generazione Zeta si contraddistingue innanzitutto per un aspetto unico: è la prima a essere nata in un mondo dove Internet esisteva ed era già ampiamente diffuso su scala globale.

La potenzialità del Web e delle sue reti non ha solo rivoluzionato la società, configurandosi come mezzo di comunicazione e di informazione essenziale, ma ha ridefinito anche aspetti centrali della socialità, influenzando in particolar modo la vita e la crescita di chi non ha conosciuto il mondo prima che diventasse virtuale. Per i boomer e per la Generazione X, ossia i nati rispettivamente tra il 1946 e il 1964 e tra il 1965 e il 1980, la socializzazione nasce da un’interazione diretta: i rapporti interpersonali iniziano parlandosi e incontrandosi di persona; per la Gen-Z è difficile immaginare di conoscere qualcuno senza l’ausilio dei social media, che talvolta sono il primo canale di comunicazione tra due persone.

Gen-Z e social media: un rapporto conflittuale

I social media hanno fatto emergere la potenzialità del mondo virtuale: essere in contatto, sempre e ovunque. Se da una parte ciò ha velocizzato alcuni aspetti della socialità, dall’altra ha significativamente impattato le capacità dei giovani di conoscere ed esplorare la realtà offline.

Risulta difficoltoso vivere momenti lontani dagli schermi e dalla logica performativa dei social, dove sembra necessario mostrare sempre di più le proprie vite apparentemente perfette. In questo modo si crea un’esigenza di comparazione tra la propria quotidianità e quelle viste online, in cui non sembra esserci spazio per giornate storte o momenti difficili. Pare che la spontaneità e la leggerezza tipiche della giovinezza siano subordinate al bisogno di rientrare nei canoni e nei trend diffusi: chi resta fuori, si ritrova escluso dalla società.

Uno degli effetti più comuni di questo meccanismo è, ad esempio, la FOMO, acronimo di “Fear of Missing Out“, ossia la paura e l’ansia sociale di essere esclusi da eventi ed esperienze. Nonostante i numerosi vantaggi del mondo virtuale, è evidente che il suo impatto sulla società si sia manifestato anche attraverso conseguenze negative, soprattutto per i più giovani. Alcune ricerche sull’avvento dell’era digitale in Italia testimoniano tra gli adolescenti numerose criticità cognitive e psicologiche, come sovraccarico informativo o dipendenza digitale. Le dinamiche che caratterizzano la nuova frontiera della socialità appaiono particolarmente complesse a chi ha imparato a conoscere il mondo senza Instagram, Facebook e TikTok, mentre sono all’ordine del giorno per la Gen-Z. La distanza temporale tra quest’ultima e le altre generazioni viene spesso accentuata da racconti stereotipati e talvolta semplicistici sui più giovani, ampliando ulteriormente la frattura intergenerazionale.

Il mondo della Gen-Z agli occhi dei boomer e dei millenial: un ritratto frammentato

L’universo valoriale e simbolico dei nativi digitali si presenta in netto contrasto con quello dei boomer, della Gen-X e dei millennial. Il risultato è una narrazione sulla Generazione Zeta spesso lontana da un’analisi che spieghi coerentemente la realtà giovanile.

Temi come il lavoro o la maternità, infatti, appaiono particolarmente divisivi. Se per i boomer e la Generazione X, il lavoro è un obiettivo fondamentale da raggiungere, a costo di sacrificare il tempo libero e di conseguenza la salute mentale, la Gen-Z preferisce preservare un equilibrio solido tra vita lavorativa e personale e non è disposta ad accettare opportunità che richiedano sforzi non riconosciuti. Si ritrova una notevole distanza anche in merito alla maternità: per i boomer è una prerogativa essenziale nella vita di coppia, mentre per i post-millennial è una scelta che non deve più essere una costrizione sociale. Inoltre, l’attenzione della Gen-Z per il benessere psicologico è talvolta ridotta a un capriccio, a tratti ossessivo, che vede la tossicità in dinamiche e contesti che fino a una ventina di anni fa erano socialmente accettati, come il mobbing. Un altro tema di scontro è l’uso di Internet e dei social media: quello che ne fanno i giovani è, per i boomer, una forma di iperconnessione, veicolo di messaggi frequentemente sbagliati e violenti.

A questo punto, sorge spontanea una domanda: siamo sicuri che un’intera generazione, che in Europa conta 48,5 milioni di persone, sia solo una massa inerme in balìa delle tendenze dell’algoritmo? Per avere un quadro veritiero che riesca a fare emergere la complessità della Gen-Z e dei fenomeni che la caratterizzano, è necessario analizzare altri aspetti, anche esterni all’ambito tecnologico.

Al di là delle etichette

Sebbene l’apporto di Internet e dei social media abbia caratterizzato la Gen-Z, sarebbe riduttivo non considerare altre peculiarità di questa generazione, come l’influenza del contesto geopolitico sulla salute mentale e la consapevolezza di vivere un mondo ormai agli sgoccioli.

L’instabilità della situazione globale si manifesta sui più giovani in un aumento significativo dei livelli d’ansia, non solo per l’alto numero di conflitti attivi nel mondo, spesso spettacolarizzati dai media al pari di un film, ma anche per problematiche significative per il futuro delle nuove generazioni, come il cambiamento climatico. Quest’ultimo ha attirato notevolmente l’attenzione della Gen-Z, dando vita al movimento di protesta Fridays for Future, ma viene frequentemente criticato dalle precedenti generazioni, che si rifiutano di contribuire a salvare un pianeta ormai al collasso. Benchè la Gen-Z abbia dimostrato di avere una coscienza politica e sociale in diverse occasioni, come l’appoggio alla causa palestinese o la grande partecipazione alle urne del Referendum Costituzionale di marzo 2026 in Italia, la sua identità viene troppo spesso omologata dai pregiudizi di chi non riesce a vedere, oltre i profili social, la voglia di riscatto da un mondo opprimente.

La Gen-Z, mentre fronteggia coloro che la screditano, in fondo, sfrutta i mezzi più potenti della sua epoca, cioè Internet e i social media, per esprimere il timore nei confronti di un destino per nulla rassicurante e che richiede responsabilità e serietà. È evidente, infatti, che non esista alcun futuro per una società che smette di credere in chi agisce mosso dalla speranza di costruire un mondo più giusto.

Crediti immagine: https://pixabay.com/it/photos/walkman-musica-sony-xperia-z3-1062998/

Asia Ozella

Fonti

Serenis, Perché la Gen-Z è più ansiosa dei Millennials? Al centro la paura del futuro, ultima consultazione: 26/04/2026, link: https://www.serenis.it/articoli/genz-millennials-ansia-futuro/Serenis

L’Eurispes, Gen-Z, per capirla non serve un oracolo ma analizzare le nostre narrazioni, ultima consultazione:26/04/2026, link:https://www.leurispes.it/gen-z-per-capirla-basta-analizzare-le-narrazioni/

Eurispes, Il rapporto delle persone con il digitale: luci ed ombre di un fenomeno sociale, ultima consultazione: 26/04/2026, link: https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2025/08/2025_eurispes_-il-ra

Eumetra, La Gen-Z europea: i 10 trends che i marketers devono considerare, ultima consultazione: 27/04/2026, link: https://www.eumetra.com/generazione-z/la-genz-europea-i-10-trend-che-i-marketers-devono-considerare/

Youseff Taby “,Record di giovani al referendum sulla giustizia, il politologo Maggini: non è un endorsement ai partiti”, Il Fatto Quotidiano, 29 marzo 2026, ultima consultazione: 27/04/2026, link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/29/record-di-giovani-al-referendum-sulla-giustizia-il-politologo-maggini-non-e-un-endorsement-ai-partiti/8338624/

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