Woodstock 1969 e 1999: dall’ideale di pace alla rabbia

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Tre giorni di pace, amore e musica

Nell’agosto del 1969, quasi mezzo milione di giovani partecipò al più grande festival della storia della musica, il Music and Art Festival, svoltosi dal 15 al 18 agosto 1969 presso Bethel, su iniziativa di produttori musicali come Michael Lang, Artie Kornfeld, Joel Rosenman e John Roberts. L’evento, anche noto come An Aquarian Exposition: 3 Days of Peace & Music, rappresentò la più alta espressione della cultura hippie dell’epoca, attirando tra le 400.000 e le 500.000 persone.

Al festival si esibirono lə artistə e band più influenti di quegli anni, tra lə quali Carlos Santana, i Jefferson Airplane, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Shy and the Family Stone, The Who e altri ancora. Tra le esibizioni più memorabili è spesso ricordata quella del gruppo Jefferson Airplane. Quest’ultimo ipnotizzò per ben due ore il pubblico di Woodstock, cantando Somebody To Love e l’iconico pezzo White Rabbit, il cui testo allegorico funge da rimando al celebre romanzo di Lewis Carrol Alice’s Adventures in Wonderland (1865), alludendo esplicitamente agli effetti della LSD.

Traffico diretto al Festival di Woodstock, il 16 agosto 1969. Crediti immagine: James M Shalley, CC BY-SA 4.0, James M Shelley, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, da Wikimedia Commons.

Sebbene durante l’evento non ci siano state tragedie, la folla imprevista fu motivo di grandi problemi organizzativi. L’afflusso di persone comportò il blocco delle strade e artisti come Jimi Hendrix dovettero raggiungere il luogo del concerto in elicottero. Inoltre, durante i tre giorni di Woodstock piovve a tal punto da rendere fangoso il terreno sul quale le persone avevano montato tende e sacchi a pelo. A rivelarsi particolarmente caotico fu l’ultimo giorno, durante il quale cibo, acqua e servizi igienici risultarono insufficienti e il traffico nei dintorni non ne permise la disponibilità immediata. Nonostante le condizioni non fossero state delle migliori, oggi il festival non viene ricordato come un fallimento: grazie alla collaborazione dellə partecipanti divenne un grande simbolo di convivenza civica.

Quando Woodstock divenne un festival commerciale

Tutt’altra storia fu il festival di Woodstock del 1999, tenutosi dal 22 al 25 luglio, in occasione del trentesimo anniversario dell’originale. L’evento si svolse presso l’ex base militare Griffin Air Force Base, a Rome, nello stato di New York. Lo scopo dell’organizzazione non fu solo quello di celebrare il fenomeno storico, divenuto simbolo della controcultura, ma anche di trasformare Woodstock in un evento commerciale. Il tentativo di monetizzare un’ideale culturale ne svuotò il significato originale, rivelando un profondo cambiamento avvenuto nella società americana a distanza di trent’anni.

La generazione MTV e la trappola del profitto

Alla fine degli anni Novanta, la cultura giovanile era molto diversa: con l’ascesa di MTV cambiarono le mode musicali e nelle classifiche dominavano generi come il rock, il metal e l’hardcore. Anche i costi riflettevano la trasformazione dell’epoca: mentre il festival del 1969 era gratuito, quello del 1999 ebbe prezzi esorbitanti, dall’acqua al costo di $4 fino al prezzo del biglietto di $150. Le condizioni organizzative furono disastrose sin dall’inizio: quasi mezzo milione di persone si ritrovò sofferente in una spianata di asfalto e cemento, esposto a temperature che oscillavano tra i 30° e i 40°, con poche zone d’ombra e spazi verdi sotto cui potersi riparare. I servizi igienici danneggiati, i prezzi elevati di acqua e cibo, il clima torrido e l’uso di droghe alimentarono la rabbia e l’aggressività del pubblico.

La violenza e il caos sul palco di Woodstock ’99

A differenza dello spirito pacifista di trent’anni prima, Woodstock ’99 esplose in una rabbia e una violenza incontrollabili. La nuova generazione, segnata da una cultura ben diversa – la stessa che dava vita in quegli anni a cult cinematografici come Fight Club o American Beauty – era basata anche su un ideale di mascolinità aggressiva, totalmente priva dei valori di pace e amore degli anni Sessanta. Al festival parteciparono band rock come i Metallica, i Red Hot Chili Peppers e, soprattutto, uno dei gruppi più noti di quell’anno, i Limp Bizkit. Questi ultimi, durante la loro esibizione di Break Stuff (letteralmente “rompete ogni cosa”), contribuirono a fomentare un pubblico già teso, che prese a distruggere tutto ciò che aveva intorno. A quel punto, la violenza fu inarrestabile e il disastro inevitabile: si registrarono incendi appiccati con il carburante sottratto a camion di servizio, risse e gravi aggressioni. Inoltre, a segnare in modo drammatico l’evento fu la successiva scoperta di numerosi casi di molestie e stupri, molti dei quali rimasti irrisolti.

La fine di un simbolo sul grande schermo

A raccontare quei tre giorni di follia è la docuserie Netflix, dal titolo Trainwreck: Woodstock ’99, diretta da Jamie Crawford e pubblicata il 3 agosto 2022. Il documentario ricostruisce le dinamiche complesse dell’evento per mostrare come, dietro l’illusione di un emblematico rilancio, si celasse la fine di un simbolo. Ciò che trent’anni prima era stato un ritrovo collettivo, costellato da amore e pace, si trasformò in un palcoscenico di violenza, rabbia e frustrazione, riflesso di una nuova generazione.

Stefania Salemi

Bibliografia

Fonzo Erminio, “Storia del Festival di Woodstock, il grande evento musicale organizzato negli Stati Uniti nel 1969”, Geopop, 15 agosto 2025, ultima consultazione 26/04/2026, link: https://www.geopop.it/festival-woodstock-storia-1969/.

Helfrich Ronald, “What Can a Hippie Contribute to our Community? Culture Wars, Moral Panics, and The Woodstock Festival”, New York History, vol. 91, 2010, n.3, pp. 221-244.

Kreps Daniel, “Il peggio di Woodstock ‘99”, RollingStone, 15 agosto 2021, ultima consultazione 22/04/2026, link: https://www.rollingstone.it/musica/classifiche-liste-musica/il-peggio-di-woodstock-99/576365/.

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