¿Dónde está el Presidente? – Parte I

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La più grande portaerei a propulsione nucleare sulla faccia della Terra, una nave d’assalto anfibia, circa centocinquanta velivoli militari armati e il 160° Reggimento Aviazione per le Operazioni Speciali dell’Esercito degli Stati Uniti d’America: ecco cosa scorsero gli occhi dell’allora Presidente venezuelano Nicolás Maduro quando, svegliatosi di soprassalto nel cuore della notte, scese dal letto solo per capire la ragione di tutto quel baccano al di là della finestra. Il resto è storia: ancora prima del sorgere del sole, Maduro e consorte arricchivano già l’equipaggio della USS Iwo Jima al largo delle coste di Caracas, in rotta verso la baia di Guantánamo. Ma com’è successo e, soprattutto, perché? Che n’è stato de el Presidente da quel fatidico 3 gennaio? Questo è il racconto di un sequestro, di una guerra e di un processo farsa.

Fuori in 46 secondi

L’orologio della residenza di Maduro — furbamente situata all’interno delle mura di Fuerte Tiuna, il più importante complesso militare della capitale venezuelana — segna le ore 02:01 quando il primo di molti boati squarcia il silenzio della notte. È l’inizio dell’Operation Absolute Resolve, un’incursione militare statunitense di portata storica, volta alla cattura dell’ex autista di bus più famoso di tutto il Sudamerica e di sua moglie, Cilia Flores. Nell’arco di soli centoquarantotto minuti — pare incredibile, ma tanto è durata l’offensiva — viene giustizia a mesi di spionaggio e scrupolosissima pianificazione. La planimetria della fortezza e la routine presidenziale, infatti, sono da tempo di dominio dei servizi segreti americani, che non a caso conoscono il complesso e gli spostamenti degli obiettivi quanto le proprie tasche. Come? La risposta è piuttosto ovvia: una talpa. Ma decisivo è stato anche l’operato della United States Space Force e della National Geospatial-Intelligence Agency che, avvalendosi delle fantascientifiche risorse dei satelliti Vantor, hanno ricostruito ogni movimento delle forze di sicurezza che scortano Maduro giorno e notte.

L’incursione richiede le risorse più disparate. Accarezzando lo spazio aereo del Venezuela, i Growler decollati dalla USS Gerald R. Ford localizzano le batterie di terra nemiche: uno sparuto gruppo di S-300VM e BuK-M2 — le cui istruzioni d’uso si leggono in russo — accortamente posizionato tra le increspature delle montagne alle spalle di Caracas. I sistemi di disturbo tattico dei bimotori statunitensi — i cosiddetti jammer — saturano poi i radar cinesi in dotazione all’esercito venezuelano, facendo comparire sugli schermi migliaia di bersagli fantasma e mascherando così l’entrata in scena di svariati elicotteri Blackhawk e Chinook. Una volta attivati, i radar venezuelani palesano inevitabilmente la propria posizione, diventando pertanto un bersaglio facile per gli F-35 già in volo. Per dissuadere qualsiasi velivolo ostile dall’idea di decollare in difesa dei propri confini, una squadra di F-22 Raptor dai transponder disattivati si impadronisce subito dello spazio aereo sovrastante la capitale. Nel frattempo, alcuni bombardieri B-1 vanificano i tentativi di riorganizzazione della controparte, neutralizzando le capacità operative di diverse infrastrutture militari o potenzialmente strategiche.

E Maduro? Stando alle ricostruzioni, il Presidente tenta di trincerarsi assieme alla moglie in una sorta di safe room. Questo è un tentativo del tutto vano, poiché gli incursori della Delta Force riescono a catturare i bersagli in meno di un minuto — quarantasei secondi, per l’esattezza. Qui si registra un fatto piuttosto curioso: gli statunitensi ingaggiano il fuoco contro alcuni militari schierati in difesa di Maduro, eliminandone almeno cinquantacinque. Di questi, ben trentadue fanno parte dell’esercito e dell’intelligence cubani, a testimonianza dell’attuale stato di disperazione di Cuba, il cui destino è letteralmente appeso a un filo. Una volta conclusa la fase di site exploitation — il rapido sequestro di qualsiasi materiale utile ai servizi segreti — gli HVT (High Value Target) vengono trasportati per via aerea nell’entroterra venezuelano verso una zona d’atterraggio di fortuna allestita poco prima. Da lì, i due affronterebbero un viaggio in manette con la massima urgenza verso la terra delle libertà.

Alla sbarra

Facciamo un passo indietro: è il 26 marzo 2020 quando il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr presenta le accuse contro Nicolás Maduro Moros presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York, formalizzando così l’indictment, ovvero l’atto d’accusa, contro il Presidente venezuelano. Da quel giorno, quest’ultimo è ritenuto passibile di processo per cospirazione finalizzata al narcotraffico e all’importazione di cocaina negli Stati Uniti, oltre che per l’uso e il traffico di armi da guerra.

Com’è chiaro, nulla di tutto questo è anche solo lontanamente legale: gli Stati Uniti, infatti, non hanno l’autorità di processare il capo di uno Stato sovrano entro i propri confini, né tantomeno quella di rapirlo per condurvelo a forza. Il solo sequestro di Maduro, inoltre, ha violato il diritto internazionale: in primo luogo l’art. 2, par. 4 della Carta delle Nazioni Unite, secondo il quale bandisce le minacce e l’uso della forza per dirimere le controversie interazionali; poi la Convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni, che obbliga ciascuno Stato firmatario ad astenersi dall’esercitare la sua giurisdizione «in un procedimento davanti ai propri tribunali contro un altro Stato» e, infine, la stessa Costituzione degli Stati Uniti d’America, che impone la consultazione del Congresso qualora si volesse dichiarare o anche solo muovere guerra contro un altro Stato.

In barba alle leggi d’ogni dove, l’Esecutivo statunitense sostiene tuttora di aver agito entro le regole del gioco — ma il gioco di chi? Ben prima che Maduro venisse condannato a consumarsi in un ciclo infinito di rinvii a giudizio e richieste di archiviazione, gli Stati Uniti ne avevano dichiarato illegittima la presidenza, sostenendo che i risultati delle ultime elezioni presidenziali venezuelane fossero stati falsati da brogli. Non più di un paio di mesi prima di quel fatidico 3 gennaio, Pete Hegseth, Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America, aveva comunicato che designare il Cártel de los Soles — di cui Maduro costituiva un ingranaggio fondamentale — come «organizzazione terroristica» avrebbe aperto la strada a «nuove opzioni». Insomma, rapire un Capo di Stato resta pur sempre illegale, ma se nessuno dice che la persona rapita è un Capo di Stato, allora…

Gabriele Farano

Fonti:

AP and Reuters, “Maduro seeks dismissal of charges, claims US blocked legal defence funds. President Maduro’s lawyer said his client’s right to legal counsel of choice has been denied by US government actions”, Al Jazeera English, 27 febbraio 2026, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/2/27/maduro-seeks-dismissal-of-charges-claims-us-blocked-legal-defence-funds.

Daniele Raineri, “Come gli Stati Uniti hanno preso Maduro. Con mesi di esercitazioni, un’unità speciale molto riservata dell’esercito, una certa complicità in Venezuela e una notte di luna senza nuvole”, il Post, 4 gennaio 2026, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://www.ilpost.it/2026/01/04/operazioni-stati-uniti-cattura-maduro/.

Joseph Stepansky, “Venezuela’s Maduro set to again appear in US court: how strong is the case? March 26 hearing will be second court appearance since Maduro’s January 3 abduction by US military”, Al Jazeera English, 26 marzo 2026, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/3/26/venezuelas-maduro-set-to-again-appear-in-us-court-how-strong-is-the-case.

Joseph Trevithick, “Did The U.S. Use Kamikaze Drones To Strike Venezuela? An unmistakable banshee-like wail is heard before detonations in videos taken on the ground during Operation Absolute Resolve”, TWZ, 5 gennaio 2026, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://web.archive.org/web/20260105213358/https://www.twz.com/air/u-s-kamikaze-drones-look-to-have-been-used-in-strikes-on-venezuela.

Matthew Olay, U. S. Department of War, Hegseth Says Designating Venezuelan Cartel as Terrorist Org Will Bring ‘New Options’ to Administration, 21 novembre 2025, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://www.war.gov/News/News-Stories/Article/Article/4339943/hegseth-says-designating-venezuelan-cartel-as-terrorist-org-will-bring-new-opti/.

Military Watch Magazine Editorial Staff, “Thirty-Two Cuban Personnel Killed in Action During Clashes with U.S. Forces in Venezuela”, Force Index – Military Watch Magazine, 5 gennaio 2026, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://militarywatchmagazine.com/article/thirty-two-cuban-killed-clashes-us.

Military Watch Magazine Editorial Staff, “U.S. Navy EA-18G Electronic Attack Jets Played a Central Role in Breaking Venezuela’s Air Defences”, Force Index – Military Watch Magazine, 5 gennaio 2026, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://militarywatchmagazine.com/article/ea18g-electronic-attack-entral-venezuela.

Military Watch Magazine Editorial Staff, “Why Venezuela’s S-300 Air Defences Were Not ‘Plugged in’ to Radars During U.S. Attacks”, Force Index – Military Watch Magazine, 16 gennaio 2026, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://militarywatchmagazine.com/article/why-venezuela-s300-not-plugged-radar.

Ryan C. Berg, Mark F. Cancian, Joseph S. Bermudez Jr., Jennifer Jun, Henry Ziemer, Chris H. Park, “Imagery from Venezuela Shows a Surgical Strike, Not Shock and Awe”, Center for Strategic and International Studies, 9 gennaio 2026, ultima consultazione: 29 giugno 2026, link: https://www.csis.org/analysis/imagery-venezuela-shows-surgical-strike-not-shock-and-awe.

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