Valentine de Saint-Point: tra futurismo e identità di genere

27 giugno 1912, Parigi. In una Salle Gaveau che ancora profuma d’intonaco fresco, una donna dagli occhi chiari legge un manifesto. Lei è Valentine de Saint-Point e quello che sta leggendo è il Manifesto della donna futurista, pubblicato a marzo dello stesso anno in francese e in italiano.

L’Umanità è mediocre. La maggioranza delle donne non è né superiore né inferiore alla maggioranza degli uomini. Esse sono uguali. Tutte e due meritano lo stesso disprezzo.

Me la immagino coperta di veli e drappeggi, come nei suoi futuri spettacoli di danza concettuale, eretta e impettita, con lo sguardo talvolta alzato, un po’ altezzoso, per affrontare quello di qualche parigino benpensante. Sarà proprio la pubblicazione di questo manifesto a far sì che Valentine de Saint-Point venga presa in considerazione dal gruppo di futuristi riunito attorno a Marinetti. Ed è proprio all’invettiva scagliata contro le donne da quest’ultimo nel primo Manifesto futurista che la scrittrice risponde, sottolineando come il “disprezzo” che De Saint-Point ritiene spettare ad ambo i sessi sia lo stesso che, nell’ottica di Marinetti, l’uomo futurista dovrebbe provare nei confronti della donna.

La scrittrice, dopo aver sostenuto la propria idea di uguaglianza tra i sessi — un’uguaglianza in negativo, fondata sulla comune mediocrità — procede:

È assurdo dividere l’umanità in donne e uomini; essa è composta soltanto di femminilità e di mascolinità. Ogni superuomo (…) è l’espressione prodigiosa di una razza e di un’epoca solo perché è composto, a un tempo, di elementi femminili e di elementi maschili, di femminilità e di mascolinità: cioè un essere completo.

Attingendo all’immaginario e al lessico nietzscheani, Valentine de Saint-Point afferma un ideale di androginia piuttosto vicino a quello illustrato da Platone nel Simposio: «L’androgino come creatura perfetta». Benché il concetto non sia nuovo, l’uso che ne fa l’autrice risulta interessante per diversi motivi; in primo luogo, se ne serve per giustificare una sostanziale uguaglianza tra i sessi, poiché non sarebbe il sesso biologico a determinare le qualità dell’essere umano, bensì l’equilibrio tra elementi e caratteristiche maschili e femminili. De Saint-Point coniuga l’archetipo dell’androgino in chiave moderna: nel considerare l’intera umanità come potenzialmente androgina, l’autrice prende le distanze dalla concezione dell’androgino come essere divino e semidivino, inteso come “altro” rispetto alla popolazione comune storicamente divisa tra donne, con caratteristiche femminili, e uomini, dotati esclusivamente di tratti maschili. In effetti, sia negli anni che precedono la pubblicazione del manifesto sia in quelli immediatamente successivi, il tema viene trattato con un’impostazione analoga all’interno delle più celebri opere di psicologia dell’epoca. Per citare un esempio, in Tipi psicologici (1921), Jung parla di Anima e di Animus come strutture valoriali e comportamentali tipiche dell’altro sesso presenti nell’inconscio di ognuno. 

Pur sostenendo con vigore l’idea di un’uguaglianza sostanziale tra uomo e donna, De Saint-Point, ricca e di famiglia nobile, non vede di buon occhio il femminismo, secondo lei eccessivamente impegnato nel raggiungimento dell’uguaglianza sociale: 

Ma si lasci da canto il Femminismo. Il Femminismo è un errore politico. Il Femminismo è un errore cerebrale della donna, un errore che il suo istinto riconoscerà.  Non bisogna dare alla donna nessuno dei diritti reclamati dal Femminismo. L’accordar loro questi diritti non produrrebbe alcuno dei disordini augurati dai futuristi, ma determinerebbe, anzi, un eccesso d’ordine. L’attribuire dei doveri alla donna equivale a farle perdere tutta la sua potenza feconda.

Il futurismo viene richiamato in causa dall’autrice per giustificare le proprie posizioni antifemministe. Viene naturale chiedersi come si potrebbe raggiungere l’uguaglianza sostanziale, o meglio spirituale, auspicata da Valentine de Saint-Point senza, alla base, una situazione in cui ad ambo i sessi spettano gli stessi diritti. Inoltre, non è chiaro perché la concessione di diritti alle donne dovrebbe ridurre la loro “potenza feconda”.

Infatti, se da una parte la pubblicazione del manifesto le permetterà di entrare nella cerchia dei futuristi, dall’altra parte quasi nessuno, tra i militanti femministi e antisessisti del tempo e di adesso, la citerà o si ispirerà alle sue teorie.  C’è anche un altro motivo per il quale questo manifesto può risultare un po’ disturbante, soprattutto se letto al giorno d’oggi: emergono infatti un forte bellicismo e l’esaltazione di alcune caratteristiche, che a detta di De Saint-Point sarebbero tipiche dei tratti mascolini, quali la brutalità e la crudeltà. 

Manifesto futurista della Lussuria.

L’esaltazione della guerra e della virilità (intesa come sinonimo di violenza) è presente anche nel Manifesto futurista della Lussuria, pubblicato l’anno successivo. L’autrice esalta la lussuria in quanto motore dell’agire umano:

La lussuria incita le energie e scatena le forze. Essa spingeva spietatamente gli uomini primitivi alla vittoria, per l’orgoglio di portare alla donna i trofei dei vinti. Essa spinge oggidì i grandi uomini d’affari (…)  a moltiplicare l’oro.

De Saint-Point sostiene, inoltre, che la lussuria «uccide i deboli ed esalta i forti, cooperando alla selezione». Si è di nuovo di fronte a idee che suscitano comprensibilmente disagio e che, per la loro violenza, sono molto lontane dalla sensibilità contemporanea e decisamente più assimilabili a ideologie protofasciste, rintracciabili in molti manifesti futuristi.

Nello stesso manifesto, però, trova spazio un’intuizione di sorprendente modernità: la piena rivendicazione della donna quale soggetto desiderante, collocata su un piano di assoluta parià rispetto all’uomo:

Cessiamo di schernire il desiderio, questa attrazione ad un tempo sottile e brutale di due carni, qualunque sia il loro sesso.

Per concludere.

Valentine de Saint-point si allontana presto dai futuristi, dedicando gli anni successivi alla danza sperimentale e, dopo la guerra, si trasferisce in Egitto, dove si converte all’Islam. 

Sicuramente, nei due manifesti, l’autrice non riesce ad argomentare sufficientemente le proprie idee, molte delle quali, possono infastidire un lettore moderno.

Occorre, tuttavia, riconoscere che gli aspetti più violenti e reazionari del suo pensiero convivono con un’innegabile tensione verso l’emancipazione femminile, la normalizzazione del desiderio sessuale e una visione elastica del rapporto tra sessi e generi. Questo rende il personaggio di Valentine de Saint-Point decisamente interessante, dimostrando come nella stessa persona possano convivere idee apparentemente inconciliabili e come il bisogno di una sintesi — in questo caso tra futurismo, fluidità di genere, emancipazione sessuale, aristocratismo e violenza — possa portare a ignorare le contraddizioni interne al proprio pensiero.

Adele Rollino

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