Manovra a tenaglia in Cisgiordania: il piano E1 intomba Palestina e palestinesi

, , ,

L’offerta “due popoli, due Stati” ha le ore contate. Qualcosa si muove in Cisgiordania e, dopo decenni di insidiosi tentativi, potrebbe essere giunto il momento di dover dire addio al sogno di pace. Ma che cosa sta succedendo di tanto allarmante e perché discuterne adesso?

Un breve ripasso di storia

Per comprendere ciò che potrebbe succedere, occorre innanzitutto capire ciò che è già accaduto e che da decenni condiziona la storia della regione. Il termine “Cisgiordania” indica un territorio poco più esteso del Salento e situato a ovest del fiume Giordano — da qui la denominazione inglese “West Bank, letteralmente “sponda occidentale”. Le memorie degli oltre 3 milioni di palestinesi che la popolano affondano le radici nella storia sino a perdersi nel tempo e si inquinano, ogni giorno sempre più, rammentando l’incessante stato d’assedio al quale sono sottoposti. Terminata la guerra dei Sei Giorni, Dopo la guerra dei Sei Giorni, il territorio cisgiordano ha visto la progressiva espansione degli insediamenti israeliani — illegali ai sensi della Risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite — i cui coloni, persuasi dell’idea di potersi autodeterminare in casa d’altri, vessano gli indigeni nella più totale impunità. Dal 1967 ad oggi, la West Bank ha ininterrottamente confermato se stessa come un macabro teatro di soprusi d’ogni sorta: intimidazioni, sfollamenti, stupri, mutilazioni e assassini sono infatti diventati parte integrante di una quotidianità alla quale, se non fosse per le sempre più numerose video-testimonianze pervenuteci, si stenterebbe a credere tant’è agghiacciante.

Ciò nonostante, il popolo palestinese non sembra affatto disposto a rinunciare al desiderio di costituire uno Stato sovrano che venga riconosciuto come tale anche e soprattutto dai propri vessatori. Questa tenacia, com’è ovvio, non è che il boccone più indigesto per gli stomaci di coloro i quali aspirano a fagocitare interamente le terre di Giudea e Samaria — no, non è uno scherzo, è così che tra le fila dell’IDF si è soliti fare riferimento alla Cisgiordania — accelerando il processo di formazione di quella distopia che prende il nome di “Grande Israele”. Da decenni, non a caso, le correnti più radicali del movimento sionista tentano di impedire la realizzazione di uno Stato di Palestina, tramite la congiunzione dei moltissimi insediamenti coloniali come gli estremi di una gigantesca ragnatela, tessuta la quale resta poco da campare per gli sventurati rimasti intrappolativi.

Fatto trentuno, fai trentadue

Supponiamo di trovarci in Israele e di voler intraprendere un viaggio alla volta dell’insediamento di Ma’ale Adummim, situato a est di Gerusalemme, all’interno della Cisgiordania. Per ragioni di praticità, decidiamo di cominciare la traversata da Gerusalemme Est e di seguire l’Autostrada 1, che collega Tel Aviv alla Città Santa e si addentra in profondità nel territorio palestinese. Il viaggio dura una ventina di minuti; diamine, la nostra destinazione è così vicina a Gerusalemme che basta qualche tetto nel mezzo per farne un distretto: tanto vale far le cose in grande! La nostra intuizione, tuttavia, è tutt’altro che originale: l’area di E1 è stata a lungo progettata proprio per collegare Ma’ale Adumim a Gerusalemme attraverso una continuità insediativa israeliana. Se congiunto all’area metropolitana di Gerusalemme Est — cinta illegalmente dal muro della separazione israeliana — l’insediamento diventa la parte terminale di un corridoio che, come la lama di una spada, taglia a metà la West Bank. Tra Israele e la sepoltura della Palestina, quindi, si frappone solamente un’area di 12km2, sulla carta già inglobata dai confini municipali israeliani, che prende il nome di E1. Qui, 18 comunità beduine rischiano lo sfollamento — o peggio — e, quasi si tratti d’una perversa resa dei conti, si contendono le sorti dei palestinesi tutti.

Nel mese di agosto, questi fatti sono saliti agli onori della cronaca internazionale in seguito alle dichiarazioni del Ministro delle finanze di Israele, Bezalel Smotrich, il quale ha informato la stampa di mezzo mondo di aver bandito, in solidarietà con l’Alta Commissione di Pianificazione dell’Amministrazione Civile, una gara d’appalto per la costruzione di 1234 delle 3401 unità abitative previste dal piano immobiliare approvato lo scorso anno dal Governo Netanyahu.

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere: i leader di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia, Canada, Belgio, Svezia, Australia e Nuova Zelanda hanno condannato, con una dichiarazione congiunta, la decisione dell’esecutivo israeliano di pubblicare i bandi di gara per il progetto di insediamento E1, sottolineando a più riprese il fatto che questo disegno rischia di compromettere irrimediabilmente la prospettiva di una soluzione a due Stati. Si tratta, com’è chiaro, di una reazione assolutamente inadeguata, essendo finalizzata ad ammonire uno Stato terrorista che da sempre si fregia di calpestare il diritto internazionale e che non sembra conoscere la benché minima vergogna per i propri crimini. Poco più che simboliche, poi, sono le ultime sanzioni che Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito hanno recentemente deciso di applicare «sul commercio di merci provenienti da insediamenti illegali secondo il diritto internazionale». L’impressione generale, ancora una volta, è che si stia combattendo un nemico — e che lo si stia facendo a fasi alterne — con entrambe le mani volutamente legate dietro la schiena.

Perché proprio ora?

È storia documentata che Israele stia tentando di inglobare la zona E1 nei propri confini nazionali sin dal 1995 — all’epoca, Yitzhak Rabin ricopriva la carica di Premier — e che, a causa di pressioni esterne, non abbia ancora potuto realizzare in toto il suo progetto espansionistico. Questa volta, però, qualcosa è cambiato: l’attenzione dell’opinione pubblica sugli scenari geopolitici mediorientali pare interamente catalizzata dalla guerra in Iran — persino dei conflitti in Libano e in Siria, ormai, quasi non si parla più — e pertanto l’ennesima iniziativa coloniale di Bibi, sebbene di primaria importanza, rischia di passare inosservata.

Agli occhi del Primo Ministro di Israele, far avanzare il progetto può rappresentare un’ancora di salvezza in vista delle elezioni parlamentari previste per il 27 ottobre. Tutto ciò è particolarmente rilavante considerando il fatto che, secondo alcune indiscrezioni, il Likud — di cui Netanyahu è leader — sembra non possedere ancora i numeri necessari per un’eventuale rielezione: un’espansione insediativa di simile magnitudo galvanizzerebbe una certa ala ultra-conservatrice che, spesso e volentieri, si presenta con il volto del boia Itamar Ben-Gvir e che già in passato è intervenuta in sostegno dell’attuale coalizione di Governo. Che altro aggiungere, per ora, se non che nel prossimo mese — e sperabilmente anche più avanti — faremo meglio a ricordarci che un problema esiste e va affrontato con fermezza: le lancette corrono.

Gabriele Farano

Fonti

Al Jazeera Staff e Anadolu, “Palestinians, UK condemn Israel’s ‘destructive’ E1 settlement plan. UK summons Israel’s envoy after Israeli government issues tender for more than 1,200 housing units as part of the illegal E1 settlement project”, Al Jazeera, 19 agosto 2026, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/8/19/palestinians-condemn-israeli-step-to-advance-illegal-e1-settlement-plan.

IMEU Team, “Fact Sheet: Israel’s E1 Settlement”, Institute for Middle East Understanding, 9 dicembre 2021, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link: https://imeu.org/resources/resources/fact-sheet-israels-e1-settlement/129.

Magee Caolán, “Why Israeli tenders for illegal E1 West Bank settlement prompted outrage. Experts say the project would partition the occupied West Bank, making the prospect of Palestinian statehood impossible”, Al Jazeera, 21 agosto 2026, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/8/21/why-israeli-tenders-for-illegal-e1-west-bank-settlement-prompted-outrage.

Nashed Mat, “Analysis: Israel E1 settlement plan makes Palestinian state further away. Analysts warn E1 plan will fragment Palestinian lands, undermining the viability of a future Palestinian state”, Al Jazeera, 21 agosto 2025, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2025/8/21/israel-settlement-plan-threatens-viability-of-future-palestinian-state.

News Agencies, “Israel approves illegal settlement plan that would split occupied West Bank. Location of E1 is significant because it is one of the last geographical links between Bethlehem and Ramallah”, Al Jazeera, 20 agosto 2025, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2025/8/20/israel-approves-settlement-plan-which-will-split-occupied-west-bank-in-half.

News Team, “Cisgiordania: Israele accelera sul piano E1. Israele accelera sul progetto E1 in Cisgiordania con una gara per oltre 1.200 nuove abitazioni tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim. Una mossa che minaccia la soluzione dei due Stati e riaccende le critiche internazionali”, ISPI, 21 agosto 2026, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cisgiordania-israele-accelera-sul-piano-e1-243477.

Speakman Cordall Simon, “E1 settlement: Why Netanyahu, Israel’s right might not mind global outrage. The proposed illegal settlement threatens Palestinian statehood. But it could help Israel’s PM, other far-right leaders before elections”, Al Jazeera, 24 agosto 2026, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/8/24/e1-settlement-why-netanyahu-israels-right-might-not-mind-global-outrage.

Stuart Riley, Matteeussen West, Jones Haidarr e Sweeney Lucy, “Inside the ‘doomsday’ development. The decades-old blueprint that could make or break hopes for lasting peace in the Middle East”, ABC News, 21 aprile 2024, ultima consultazione: 13 settembre 2026, link: https://www.abc.net.au/news/2024-04-22/why-israel-gaza-war-could-change-e1-west-bank-settlement/103231782.

Rispondi

ti potrebbero interessare

Scopri di più da The Password

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere