Gli Houthi conquistano e strangolano Bāb el-Mandeb

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È il 15 marzo 2025, ore 11:44 Eastern Time, quando l’attenzione del caporedattore della rivista statunitense The Atlantic, Jeffrey Goldberg, che siede in auto e controlla le notifiche sul suo cellulare, viene catturata da un messaggio insolito: è Pete Hegseth, allora segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America (oggi segretario alla Guerra), che spiega al giornalista e a una manciata di illustri servitori dello Stato – compresi Vicepresidente, Segretario di Stato e direttore della CIA – quali postazioni Houthi, in Yemen, ritiene che sia saggio colpire per prime, speculando sul dove e sul quando di ciascuna delle eventuali operazioni militari.

Dopo aver trascorso poco più d’un paio d’ore a fissare perplesso lo schermo del telefono, Goldberg si persuade del fatto di non star venendo preso in giro da qualche buontempone, ma di essere stato aggiunto per sbaglio a una chat governativa di minima sicurezza su Signal. Come? Gli basta accedere a X e constatare gli avvenuti bombardamenti della capitale yemenita, Sana’a, rivendicati dagli USA ed effettuati esattamente nei termini in cui se ne stava discutendo poc’anzi, tra un emoji e l’altra.

La clamorosa fuga di notizie, oggetto di innumerevoli sbeffeggiamenti e meme, fa immediatamente il giro del mondo e ricorda all’opinione pubblica l’esistenza degli Houthi, che dall’ottobre del 2023 mettono a ferro e fuoco le acque del Mar Rosso col pretesto dichiarato di voler imporre pressioni su Tel Aviv affinché cessino le barbarie a Gaza – a oggi, mai del tutto interrotte. Dopo un periodo di apparente quiescenza, sono improvvisamente ricominciate le discussioni sugli attacchi Houthi, ma per quale ragione? C’è di che preoccuparsi?

Una brevissima retrospettiva: chi comanda in Yemen?

Nessuno: già, perché il Paese, nei fatti, è un territorio conteso tra fazioni rivali, che perseguono obiettivi sia propri che altrui – ma andiamo con ordine. Tanto povero quanto strategico, lo Yemen è uno di quei posti sulla Terra in cui non vorreste mai trovarvi: tra carestie, colpi di Stato, guerre civili ed epidemie di colera, la popolazione yemenita soffre da tempo di una delle più gravi crisi umanitarie del nuovo millennio. Il numero di coloro che, per un motivo o per l’altro, hanno dovuto lasciare la propria casa alle spalle, andando incontro alla morte o morendo ancor prima di riuscire a varcare la soglia, non è mai stato stabilito con accuratezza, ma le fonti più attendibili parlano di centinaia di migliaia di decessi – e milioni di sfollati – soltanto a partire dal 2014.

Volendo comprendere le ragioni dell’instabilità dello Yemen, questa data è da tenersi particolarmente in considerazione, dal momento che nell’ottobre del 2014 un gruppo di miliziani sciiti zaiditi provenienti dallo Yemen nord-occidentale, noti col nome di Houthi o “Partigiani di Dio” – dall’arabo, “Ansar Allah” – ha preso il controllo del porto di Hodeidah, di grande importanza per le rotte commerciali del Mar Rosso, impadronendosi anche di Sana’a nel settembre dello stesso anno. Così, il Presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi è stato costretto a una fuga rocambolesca, prima nella città di Aden, a Sud, poi in Arabia Saudita, sotto la protezione del Principe ereditario, il tagliagole Mohammad bin Salman Al Sa’ud.

Inizialmente sostenuti dai lealisti del fu Presidente ‘Ali ‘Abd Allah Saleh, i Partigiani di Dio avversano le forze filo saudite presenti nel Paese, capeggiate dal Consiglio di leadership presidenziale (PLC) – il cui potere esecutivo, ora nelle mani del Presidente Rashad al-Alimi, è internazionalmente riconosciuto. In sintesi, gli Houthi combattono una guerra finalizzata alla destituzione del PLC, alla liberazione dello Yemen dalle ingerenze saudite e al rafforzamento della loro posizione di dominio sul Paese. Il conflitto, tra l’altro, ha trasceso più volte i confini yemeniti, giacché gli zaiditi hanno dato prova di poter colpire l’Arabia Saudita con droni e missili di fabbricazione iraniana.

Gli Houthi, infatti, perseguono anche gli obiettivi di Teheran: seppur dotati di ampi margini d’iniziativa, costituiscono l’asset iraniano per eccellenza sulle sponde del Mar Rosso. Sino alla sua dissoluzione, avvenuta il 9 gennaio 2026, gli Houthi hanno mosso guerra al braccio armato del Consiglio di Transizione del Sud (STC), istituito nel 2017 e sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, con il proposito ufficiale di riportare in vita la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen e quello ufficioso di tentare la qualunque pur di fiaccare Ansar Allah.

Mossa poco accorta, quella degli Emirati: l’istituzione dell’ennesima autorità parastatale, di cui oggi non rimane che il ricordo, ha fatto sì che si rendesse necessario un anomalo sodalizio saudita-emiratino, degenerato poi in un conflitto d’interessi tale da creare una frattura insanabile nel fronte anti-Houthi. Cos’altro aggiungere se non che, tra i due litiganti, si sa, il terzo gode e conquista lo stretto di Bāb el-Mandeb.

Il colpo grosso

La notizia è di pochi giorni fa: in seguito a una fallita offensiva dell’esercito del governo centrale, gli Houthi sono riusciti a impadronirsi – il 10 settembre – della città di Mokha e dell’equipaggiamento statunitense lasciatovi in dote dal contingente in fuga, spostando conseguentemente i confini dei propri domini fino allo stretto di Bāb el-Mandeb, snodo cruciale per il commercio via mare dell’11% circa del greggio globale. Per i Partigiani di Dio, chiaramente, si tratta di una vittoria importantissima, ponendoli così nelle condizioni di esercitare una forte pressione sui traffici tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden.

Alla presa dell’isola di Perim, situata tra la sponda yemenita e gibutiana dello stretto, sono seguiti altri attacchi all’Arabia Saudita e alle sue forze di supporto, dei quali, tuttavia, non si hanno che notizie frammentarie – poiché fortemente manipolate dalla propaganda bellica di entrambe le parti. Quel che è certo, però, è il successo dell’attentato all’Oleodotto per il trasporto di petrolio greggio Est-Ovest, i cui 1.201 km di lunghezza collegano il giacimento petrolifero di Abqaiq alla città di Yanbu. La matrice dell’attacco resta incerta: Riad e Baghdad parlano di droni partiti dall’Iraq. Gli Houthi mirano adesso all’isolamento e alla conquista della città di Aden, sede provvisoria del governo nonché ultima grande roccaforte nemica.

Quali rischi per noi? Stando alle parole del portavoce delle milizie Houthi, che ha conferito recentemente con la Casa Bianca, le sole navi colpite sono e continueranno a essere quelle saudite. Garanzie? Nessuna: tocca compiere un atto di fede. In barba alla dottrina del cosiddetto “petro-allineamento”, che da tempo garantisce alle monarchie del Golfo una protezione a stelle e strisce in cambio del mantenimento dell’egemonia del petroldollaro. Gli stessi Stati Uniti hanno dichiarato di non volersi immischiare nel conflitto, impantanati come sono in un altro stretto non molto distante. L’Arabia Saudita teoricamente può contare sull’appoggio di Turchia e Pakistan – garantitole dal Patto di La Mecca – ma l’una è già nel mirino di Israele e l’altro svolge il ruolo di mediatore tra USA e Iran. Per ora, quindi, non ci resta che stare a guardare nell’attesa di nuovi e sperabilmente migliori sviluppi. Per ulteriori aggiornamenti, in ogni caso, ci si vede tutti alle pompe di benzina.

Gabriele Farano

Fonti

Al Jazeera Staff, “A simple guide to the Yemen conflict. Here’s a brief history of Yemen’s war – from the Houthi takeover in 2014 to the latest escalation”, Al Jazeera, 21 settembre 2026, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/9/21/a-brief-history-of-the-yemen-conflict.

Ardemagni Eleonora, “Yemen: terremoto militare e politico nel sud. Gli equilibri nel sud dello Yemen sono stati rapidamente ribaltati dall’intervento saudita. Il ridimensionamento degli Emirati apre una fase di forte incertezza politica”, ISPI, 4 febbario 2026, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/yemen-terremoto-militare-e-politico-nel-sud-228923.

Brugnoni Sara, “Houthi verso il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso: i possibili impatti per l’Europa. La guerra in Medio Oriente si complica: i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, sono vicini al controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano. Di qui passa il 12% del commercio mondiale e l’11% del petrolio: un eventuale blocco richiederebbe 20 giorni di navigazione in più, con pesanti ricadute su costi e disponibilità delle merci in Europa”, Geopop, 14 settembre 2026, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://www.geopop.it/houthi-verso-il-controllo-dello-stretto-di-bab-el-mandeb-nel-mar-rosso-i-possibili-impatti-per-leuropa/.

Chughtai Alia e Hussei Mohamed, “Mapping who controls what in Yemen in 2026. Al Jazeera examines the groups fighting for control in Yemen and the resulting humanitarian situation on the ground”, Al Jazeera, 14 gennaio 2026, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://www.aljazeera.com/news/2026/1/14/mapping-who-controls-what-in-yemen-in-2026.

Graham David, “A Conversation With Jeffrey Goldberg About His Extraordinary Scoop. How The Atlantic’s editor in chief found himself in a group chat with Trump-administration officials who were planning an attack on Yemen”, The Atlantic, 24 marzo 2025, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://www.theatlantic.com/newsletters/archive/2025/03/jeffrey-goldberg-group-chat-military-houthi-yemen/682160/.

Khaled Fatma, Magdy Samy e Anna Cara, “Saudi Arabia shuts down a pipeline as Houthis seize an island, opening a new front in the Iran war”, AP News, 12 settembre 2026, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://apnews.com/article/yemen-houthis-iran-mokha-mandeb-shipping-saudi-025d052a14d9481258d51009a76d0bd6.

Limes Rivista Italiana di Geopolitica, Gli Huthi avanzano su Bab el-Mandeb. L’Arabia Saudita sotto scacco e il ruolo dell’Iran, 14 settembre 2026, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=A81jESExeB0.

Nova Lectio, La Guerra in Medio Oriente spiegata: cosa succede tra Israele, Iran e Arabia?, 18 aprile 2022, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=7ztQynjDf7Q.

Parabellum, Live #624 – La Crisi del Medioriente: Houthi dilagano in Yemen – con Daniele Moro & Paolo Capitini, 13 settembre 2026, ultima consultazione: 26 settembre 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=K8ntjnrayM8&t=3835s.

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