Olivia Wilde torna per la terza volta alla regia, dopo il suo debutto con Booksmart nel 2019 e il più recente Don’t Worry Darling, il quale, al tempo, aveva ricevuto opinioni contrastanti ed era stato stroncato da gran parte della critica, nonostante una trama originale e un ritmo coinvolgente. Questa volta però la critica è entusiasta, e lo stesso vale per il pubblico: The Invite piace a tutti.
Wilde sceglie di concentrarsi nuovamente su matrimoni in crisi e coppie disfunzionali, ma questa volta abbandona il setting anni ’50 e persino la svolta distopica, e mette sotto i riflettori persone normali, complicate e insicure, alle prese con i ritmi e le convenzioni della vita contemporanea.
Il film funziona per lo più come un’opera teatrale: girato in un luogo chiuso, ci sono soltanto quattro personaggi in scena ed è il dialogo a fare da assoluto protagonista.
Subito conosciamo Angela e Joe, una coppia chiaramente in crisi, che sembra aver ben poco in comune, trasferitasi di recente in un nuovo appartamento. La sera su cui si apre la narrazione, i due sono in attesa dei loro nuovi vicini, che hanno invitato a cena.
La tensione è alle stelle dal primo momento, prima ancora che gli ospiti arrivino. Joe (Seth Rogen) si presenta subito come un uomo stanco e svogliato, tanto che insiste per rimandare la serata. Angela (Wilde) invece è il suo opposto: ansiosa e irrequieta, esagera con i preparativi e ricontrolla fin troppe volte che tutto sia a posto.
Poco dopo arrivano i vicini. Conosciamo Pina (Penelope Cruz) e Hawk (Edward Norton), che si mostrano da subito molto diversi dai protagonisti: una coppia serena, rilassata e affiatata, tra la quale si nota un’evidente armonia. Non si parlano con risentimento come Angela e Joe, e si guardano con affetto piuttosto che con fastidio.
La serata inizia con i soliti imbarazzi ed equivoci che naturalmente esistono quando si apre la propria casa a sconosciuti, ma in poco tempo diventa chiaro che è la forte tensione tra Angela e Joe a creare disagio negli ospiti, e la facciata che i padroni di casa avevano tentato di mettere su in un primo momento comincia a sgretolarsi.
L’ostilità, tuttavia, non basta a rovinare la serata e, anzi, dopo il superamento dell’imbarazzo iniziale, l’apprensione lascia spazio a una maggiore onestà e a una più profonda confidenza. Le conversazioni diventano sempre più intime e il dialogo si fa brillante ed esplicito, esilarante tanto per il contenuto quanto per il ritmo degli scambi.
L’intimità crea un legame più forte tra le due coppie, e la discussione sull’erotismo diventa la protagonista della serata, capace di aiutare i padroni di casa a liberarsi della loro timidezza e a essere più aperti nel parlare dei loro desideri.
Insieme all’intimità, però, l’onestà porta a galla anche i risentimenti e le infelicità più profonde, costringendo i protagonisti a scontrarsi con l’insoddisfazione nei confronti della propria realtà e della propria vita insieme.
Le dinamiche del film non sono affatto nuove: l’invito a cena, le coppie che si confrontano, il risentimento tra chi sta insieme da troppo tempo, sono elementi già visti, basti pensare alla serata disastrosa tra Elizabeth Taylor e Richard Burton in Chi ha paura di Virginia Woolf?, o ai Perfetti sconosciuti di Genovese.
Eppure, Olivia Wilde riesce a creare un prodotto che non sa di già visto ma che anzi sembra una ventata d’aria fresca, di novità e genialità, soprattutto grazie a una comicità esilarante presente dall’inizio alla fine. In particolare, Rogen e Wilde reggono perfettamente quel continuo battibecco carico di risentimento che è tipico di un matrimonio infelice, mantenendo però il dialogo divertente e brillante.
Ma a portare avanti il film, oltre alle risate, sono anche la tenerezza incredibile di alcuni momenti e la profonda malinconia che rimane tra due persone che si amano ma che si sono perse da qualche parte, e non sanno come tornare a quello che erano prima.
Wilde si riconferma con questo film una regista eccellente, capace di scelte audaci e inaspettate. Fin dal primo minuto, si notano le brillanti scelte tecniche e visive, tra tagli e movimenti di macchina che impeccabilmente seguono il ritmo e la tensione generati dalla trama.
Ma è soprattutto la direzione degli attori a far emergere il suo talento: Seth Rogen, Penelope Cruz e Edward Norton offrono in questo film alcune tra le loro migliori interpretazioni.
Wilde riesce a tirare fuori il meglio dai suoi attori (se stessa compresa), sfruttandone ogni loro capacità per creare dei personaggi complessi, con cui lo spettatore possa identificarsi e per cui possa provare in alcuni frangenti pura irritazione, in altri profonda compassione.
Sono proprio i personaggi, infatti, a emergere dal film. Attraverso o forse nonostante le loro parole, si dimostrano persone tanto comuni da essere riconoscibili, persone che hanno perso la strada principale, che hanno smesso di comunicare, che cercano di trovare un contatto con il prossimo e nel farlo commettono inevitabilmente errori.
E Wilde riesce a farcele amare, nonostante tutti i loro difetti.
Alessandra Dell’Oste




Rispondi