Da giorni siamo incollati alle notizie di blocchi, cortei e scontri, che hanno segnato l’inizio dell’anno scolastico in Francia. Ma le proteste non si sono fermate oltralpe. In diverse scuole italiane, gli studenti hanno infatti cominciato a occupare e a manifestare di rimando alle proteste dei coetanei francesi.
Si può dunque dire che le difficoltà che spingono gli studenti francesi in piazza sono le stesse che accendono le scuole in Italia?
I motivi della protesta dei licei in Francia
Tutto è cominciato a metà settembre, nella periferia sud-est di Parigi, presso il liceo Saint-Exupéry di Créteil. Qui, gli studenti si sono uniti a uno sciopero dei docenti emanato poichè, dall’inizio dell’anno, mancavano nel personale di servizio un’infermiera scolastica e diversi insegnanti di sostegno, senza considerare che le lezioni restavano troppo spesso scoperte. Dopo una decina di giorni, la scuola ha promesso nuove assunzioni e la mobilitazione si è fermata. Nel frattempo, però, i social hanno fatto da cassa di risonanza per il fenomeno, e i blocus si sono diffusi in molte altre città.
Da fine settembre, l’attenzione si è spostata verso il liceo Paul Éluard di Saint-Denis. Già nel 2023, gli studenti di questo istituto pubblicavano online foto e video delle loro aule, nei quali si potevano notare la presenza di topi, soffitti crollati e bagni senz’acqua.

Crediti immagine: Onderwijsgek at nl.wikipedia, CC BY-SA 3.0 NL, via Wikimedia Commons
Le richieste avanzate in Francia ruotano più o meno tutte attorno allo stesso nucleo: più professori, scuole sicure, classi meno affollate, giornate scolastiche meglio organizzate e meno lunghe. Emerge poi la protesta contro Parcoursup, la piattaforma che dal 2018 gestisce l’accesso all’università in Francia. Ma come funziona questo strumento? Durante l’ultimo anno di liceo, gli studenti caricano voti e dossier scolastici nel sistema, potendo indicare la loro preferenza riguardo ai corsi universitari che vorrebbero frequentare l’anno successivo, ma a decidere chi sarà accolto sono poi gli atenei stessi. Secondo molti studenti, questa modalità favorirebbe chi viene da scuole e contesti sociali migliori.
I dati danno in parte ragione ai ragazzi, soprattutto per quanto riguarda le banlieue, le periferie urbane delle grandi città. Secondo il Ministero dell’Istruzione (Ministère de l’Éducation nationale), inoltre, nel 2025, quasi una lezione su dieci nella scuola pubblica secondaria non è stata svolta (in gran parte per mancanza di supplenti), mentre nei licei le classi sono composte in media da più di 30 alunni.
All’inizio, la protesta era prettamente pacifica, ma coll’avanzare dei giorni in diverse città si sono registrati incendi, danni e feriti. Il picco si è verificato il 6 ottobre, con la grande manifestazione nazionale, a cui si sono uniti anche sindacati e insegnanti. Il governo ha risposto, da un lato, con la linea dura sull’ordine pubblico e, dall’altro, con l’annuncio di una consultazione degli studenti.
Il volto noto della protesta è Elwan, studente di 17 anni presso un liceo nel centro di Parigi. È lui il protagonista dell’intervento ripreso da un videomaker durante un blocco davanti alla sua scuola che ha fatto il giro del web, rendendo il ragazzo uno dei simboli del movimento. In esso, Elwan mette al centro della discussione il divario tra centro e periferia e il peso della segregazione sociale sulle risorse degli istituti. Rivendica un ruolo per la sua generazione: «Siamo noi la Francia, siamo noi il futuro». Riconoscendo di parlare da una posizione più fortunata di molti tra i suoi coetanei, invita inoltre i media a dare spazio soprattutto ai ragazzi dei quartieri popolari, in quanto hanno meno occasioni di farsi ascoltare.
Che cosa succede nelle scuole italiane?
Le ragioni della protesta francese sono valide anche da noi? Dalle occupazioni di Roma e Torino agli scioperi di Cagliari, Brindisi e Caserta, il terreno comune è quello della qualità quotidiana dell’istruzione. Si parla di edifici che necessitano di ristrutturazioni, di lezioni irregolari e — secondo quanto dichiarano i collettivi studenteschi — del ricorso troppo frequente a docenti precari, che ostacola la continuità didattica. Quelle sopra elencate sono contestazioni che anche i ragazzi francesi portano in tavola. Effettivamente — secondo l’indagine Pisa (Programma per la valutazione internazionale degli studenti) dell’Ocse —, nel 2025, il 45% dei quindicenni in Francia frequentava scuole in cui, secondo i dirigenti, il numero insufficiente di insegnanti non permetteva, almeno in parte, il regolare svolgimento dell’attività didattica. In Italia la quota è del 31%, sotto la media Ocse, e in calo rispetto ai dati degli anni precedenti.
Tuttavia, esiste una netta differenza tra il sistema scolastico italiano e quello francese. L’ingresso all’università — a parte per quanto riguarda il delicato caso dei corsi a numero chiuso, che prevedono un meccanismo di test di ingresso — è frutto di una scelta libera dello studente. Inoltre, nella scuola secondaria, le giornate scolastiche non si protraggono fino a sera, come invece capita in Francia. Esistono, però, altre ragioni per manifestare, tutte italiane. Le prime occupazioni nelle scuole sono infatti scaturite anche in risposta al nuovo Decreto Scuola del settembre 2026, che prevede limiti sull’inserimento degli studenti stranieri nelle classi. Un altro motivo di protesta sono le spese elevate che le famiglie si ritrovano a dover sostenere in vista del rientro a scuola, tra cui il caro-libri.
Diverse sono anche le dimensioni della protesta: gli studenti in corteo e dentro le scuole occupate in Italia non raggiungono lontanamente le centinaia di migliaia di persone scese in piazza in Francia. Nelle prossime settimane potremo capire se le proteste iniziate nel nostro Paese diventeranno un movimento nazionale, con le nuove giornate di mobilitazione già annunciate dai collettivi a partire da metà ottobre.
Una cosa è certa: tutto quello che sta accadendo deve spingere a una riflessione. Qualunque sarà l’esito delle proteste, aule inagibili e cantieri di ristrutturazione infiniti non possono essere considerati meri disagi logistici. Lo stesso vale per la gestione del numero di insegnanti, che dovrebbe garantire la regolarità del percorso didattico. Quando la scuola non funziona, quei gruppi sociali che hanno in partenza meno opportunità ne accusano per primi i colpi, mentre l’istruzione dovrebbe essere uno dei motori fondamentali dell’uguaglianza e dell’emancipazione sociale. Tenere in funzione questo meccanismo non spetta solo agli studenti che protestano, ma anche alla politica, alle istituzioni e a tutta la popolazione. Perché quando la scuola viene trascurata, a risentirne è tutto il Paese.
Barbara Ferrari
Fonti
Comai Chiara, “Studenti in corteo contro il Governo a Torino: «Fondi tagliati per investirli sulla guerra»”, La Stampa, 9 ottobre 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.lastampa.it/torino/2026/10/09/news/corteo_studenti_regina_margherita_giulio_lagrange_gobetti-15761739/
De Marchi Giusto Michela, “Gli studenti italiani vorrebbero fare come in Francia: la minaccia di ribellioni da Torino a Roma. L’appello del collettivo Osa”, OPEN, 5 ottobre 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.open.online/2026/10/05/studenti-italiani-protesta-come-francia-sistema-scolastico-collettivo-osa/
DEPP. la direction statistique du ministère de l’Éducation nationale française, La part du temps d’enseignement non assuré dans les établissements publics du second degré en 2024-2025. Note d’information n° 26.14, 30 aprile 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.education.gouv.fr/depp/la-part-du-temps-d-enseignement-non-assure-dans-les-etablissements-publics-du-second-degre-en-2024-504512
Falciani Ginevra, “In che stato è la scuola francese?”, Il Post, 8 ottobre 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.ilpost.it/2026/10/08/scuola-francese-condizioni/
Giuseppina Bonadies, “Studenti protestano in 3 istituti a Roma tra inagibilità e tasse alle stelle: «Fare come in Francia. Occupiamole tutte. Blocchiamo tutto»”, Orizzonte Scuola, 7 ottobre 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.orizzontescuola.it/studenti-protestano-in-3-istituti-a-roma-tra-inagibilita-e-tasse-alle-stelle-fare-come-in-francia-occupiamole-tutte-blocchiamo-tutto/
Il Post, Perché gli studenti francesi protestano, 2 ottobre 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.ilpost.it/2026/10/02/proteste-francia-studenti-violenze/
OCSE (OECD), PISA 2025 Results (Volume I): France, 8 settembre 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2025-results-volume-i-country-notes_2d4ff9ea-en/france_6d229453-en.html
OCSE (OECD), “PISA 2025 Results (Volume I): Italy”, 8 settembre 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2025-results-volume-i-country-notes_2d4ff9ea-en/italy_a9ab1acb-en.html
Rai News.it, Chi è Elwan, 17 anni e milioni di visualizzazioni: simbolo delle proteste studentesche in Francia, 8 ottobre 2026, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://www.rainews.it/articoli/2026/10/chi-e-elwan-17-anni-e-milioni-di-visualizzazioni-simbolo-delle-proteste-studentesche-in-francia-242a08f7-9d53-4924-9898-37c61d6f4c26.html
Veli Shendi, “Scioperi, assemblee e occupazioni. La Francia agita le scuole italiane”, 9 ottobre 2026, il manifesto, ultima consultazione: 10 ottobre 2026, link: https://ilmanifesto.it/scioperi-assemblee-e-occupazioni-la-francia-agita-le-scuole-italiane




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