Nel 1980 Jane Fonda, al tempo già affermata come attrice e vincitrice di ben due Oscar, propone alla sua casa di produzione un’idea per un film che esplori le condizioni di lavoro delle donne occupate in ufficio.
Fonda, che si è già fatta conoscere per il suo attivismo in favore dei diritti civili e contro i conflitti internazionali, vuole portare sullo schermo una critica dura ed efficace su quel tipo di lavoro che ha un orario ben scandito, quello che per tradizione va avanti dalle nove alle cinque.
La sua idea iniziale è quella di produrre un dramma, ma presto decide di spostarsi verso la commedia. Ad accompagnarla nel ruolo di protagonista, sceglie come compagne di viaggio Lily Tomlin, attrice e comica televisiva, e Dolly Parton, già conosciutissima nell’industria musicale ma debuttante in quella cinematografica. È questo, infatti, il suo primo film.
Sceneggiatura e regia vengono affidate a Colin Higgins, e nasce così la storia di Violet, Judy e Doralee, tre impiegate che lavorano per la stessa grande azienda.
Violet è l’impiegata più esperta dell’ufficio, quella che da più tempo lavora lì e conosce l’azienda meglio ancora del suo capo, il signor Hart, che la sminuisce di continuo e si appropria delle sue idee facendole passare per sue.
C’è poi Judy, ex casalinga abbandonata dal marito e costretta a trovarsi un lavoro per la prima volta a quarant’anni. Infine, Doralee è la segretaria di Hart, dolce e disponibile con tutti, costretta a subire i continui commenti inappropriati e le molestie del capo.
Le tre protagoniste soffrono, insieme alle altre dipendenti, le dure condizioni dell’ufficio, costrette a rispettare le regole intransigenti e disumanizzanti imposte dal capo, a essere maltrattate e sminuite, e sorpassate da colleghi uomini meno abili di loro.
Dopo l’ennesimo sopruso, le tre donne, stufe, si ritrovano per sfogarsi e trovare comprensione l’una nell’altra. Dopo troppo tempo passato a non appoggiarsi e persino a giudicarsi, sembrano finalmente trovare un’alleanza, e tra loro nasce un’amicizia.
Durante una serata a base di marijuana, le tre cominciano a fantasticare su come ucciderebbero il capo. Comincia qui una sequenza onirica in cui le tre protagoniste si ritrovano nei panni di cacciatrici, cowgirls e principesse, protagoniste di storie immaginarie in cui l’unico obiettivo è eliminare il nemico, ovvero il signor Hart.
Emergono i loro profondi desideri di vendetta, in cui ognuna si ritrova a invertire il proprio ruolo e a ritorcere i maltrattamenti del capo verso di lui.
Il problema si presenta il giorno dopo, quando Violet mette accidentalmente del veleno per topi nel caffè del capo. A sua insaputa, però, prima che possa ingerire il caffè, l’uomo cade dalla sua poltrona a causa di un malfunzionamento di quest’ultima, e battendo la testa a terra, perde i sensi.
Inizia qui una serie di malintesi ed equivoci esilaranti e, nonostante Hart si trovi in ospedale per la caduta, le tre protagoniste finiscono per credere che l’uomo sia morto avvelenato. Arrivano persino a rubare un cadavere dall’ospedale e nasconderlo nel bagagliaio, ma a metà strada si rendono conto che non si tratta di Hart e lo riportano indietro.
Quando la mattina seguente ritrovano il capo in ufficio, vivo e vegeto, la situazione sembra risolversi per il meglio. Hart però viene a sapere tutto e decide di ricattare le tre donne, minacciando di chiamare la polizia, in particolare Doralee, a cui chiede favori in cambio del suo silenzio.
Le tre colleghe finiscono allora per rapire il capo e rinchiuderlo, legandolo nella sua stessa casa, cercando intanto di elaborare un piano, di trovare qualcosa con cui ricattarlo per prolungare il suo silenzio.
Nel frattempo, la gestione dell’ufficio ricade nelle loro mani. Approfittando della loro temporanea posizione al vertice, le tre decidono di mettere in atto diverse misure per migliorare le condizioni di lavoro dell’ufficio, fino ad allora severe, e per rendere la vita lavorativa un po’ più facile per i dipendenti, offrendo soluzioni inclusive che possano garantire flessibilità e adattarsi alle diverse esigenze.
In poche settimane, viene infatti implementato l’asilo nido per i lavoratori genitori, l’orario flessibile e quello part-time per chi avesse necessità di più tempo libero, la possibilità di maggiore personalizzazione del posto di lavoro, che presto diventa più accogliente, e persino programmi per aiutare chi ha dipendenze.
Quando Hart riesce a liberarsi e tornare in ufficio, pronto a chiamare la polizia e far arrestare le donne, ecco che riceve la visita inaspettata dell’amministratore delegato: quest’ultimo si complimenta con lui per tutti i cambiamenti apportati e si congratula per la rilevante crescita avvenuta nelle ultime settimane, quelle in cui era assente.
Nonostante il film abbia più di quarantacinque anni, riesce a essere attuale più che mai. Sarà dovuto al fatto che è facile riconoscere i comportamenti di Hart, il capo, in uomini in posizioni di potere che conosciamo e che abusano della loro autorità a proprio vantaggio? O forse è l’alleanza tra le tre protagoniste a farci immedesimare nella storia di queste donne, le quali trovano un enorme sollievo nell’amicizia.
L’elemento comico, esilarante e presente in tutti i momenti più rilevanti del film, aiuta a entrare in contatto con le protagoniste e tutti i dipendenti dell’azienda, a simpatizzare con le loro scelte e sentirsi parte integrante delle loro avventure folli.
Si tratta di un film che riesce a farci immedesimare nei personaggi e, allo stesso tempo, a denunciare le condizioni di lavoro d’ufficio, uno specchio della realtà del tempo e forse anche di oggi.
In particolare, il film eccelle nel comunicare il trattamento riservato alle donne da parte di capi e dirigenti uomini, che, tra comportamenti inappropriati e appropriazione di idee, mancano di rispetto a colleghe e dipendenti, calpestando i loro diritti senza che esse abbiano possibilità di ribellarsi: l’alternativa è la perdita del lavoro.
Oltre alla forte critica nei confronti della misoginia nel mondo del lavoro, c’è però un altro elemento che emerge da questo film, ancora più forte e chiaro: anche di fronte agli abusi di potere, insieme si è più forti, si può reagire. Le sofferenze e i turbamenti sono più leggeri, se condivisi e confidati, e la soluzione a volte è lottare per il bene comune, anziché cercare di salvare se stessi.
Alessandra Dell’Oste
Fonti
Goodman Joan, “Fonda: Seeking acceptance”, The Canberra Times, 06 febbraio 1981, ultima consultazione 14 ottobre 2026, link: https://trove.nla.gov.au/newspaper/article/125651063#




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