Leggere (un’idea)

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«Leggere, leggere un libro – per me è questa l’esplorazione dell’universo.»
Marguerite Duras

“Che dei libri possano sconvolgere a tal punto la nostra coscienza e lasciare che il mondo vada a rotoli ha di che toglierci la parola , sostiene Daniel Pennac nel suo “Come un romanzo” e non si trovano argomentazioni per dargli torto. Alcuni libri, infatti, rimangono nel nostro cuore, inspiegabilmente. O forse no. La colpa può essere di una pagina che non si può dimenticare, neanche avendo tutta la vita a disposizione.
Quando si legge un libro, si viene spesso rapiti dalle pagine, magari per via della storia avvincente oppure dello stile travolgente dell’autore. Gli occhi sbranano le parole e, immancabilmente, ci si ritrova davanti alLa Frase. La si legge una volta, due volte, tre volte e poi, alla fine, ci si dice: sì, la penso così anche io.
Questo non è il racconto di una o più esperienze personali, è un concetto universale che, almeno una volta nella vita, tutti si troveranno ad affrontare. È un imperativo categorico. Ed è proprio questa la forza della letteratura, il suo grande scopo: esprimere in parole ciò che ognuno di noi prova ma non è in grado di formulare. Formulare è ciò che fanno, da secoli, gli scrittori: si armano di carta e penna e, con coraggio, si fanno portavoce dell’umanità. 

È questo il segreto impronunciabile della letteratura, è questo ciò a cui dovete pensare quando qualcuno vi chiede: “Ma a che cosa servono i libri?”. Ora lo sapete, ma dovrete custodire questo tesoro con avarizia e rivelarlo solo a chi, come voi, ha la capacità di emozionarsi dinanzi una frase ben plasmata. Ah, l’emozione che si prova nel ritrovare i propri pensieri in un romanzo! Poter dire che la si pensa esattamente come Camus, che la vita è un assurdo e la si deve accettare, oppure che Kundera ha ragione a dire che le vertigini sono la voglia di una debolezza o ancora Dostoevskij, Virgilio, Flaubert, e chissà, chissà quanti altri.
Sì, perché le idee che si hanno nella mente sono come un feto nella pancia di una donna: sono lì, piccoli embrioni incapaci di svilupparsi. La letteratura è la donna che nutre, coccola e si prende cura delle nostre idee, facendo sì che esse si sviluppino, mutino e maturino. La letteratura ci fa crescere, seguendoci nel nostro percorso, donandoci la capacità di ragionare e di crearci una personale ideologia.
Il lettore, allora, non sarà un emarginato dalla società, colui che vive nei sogni, ma una persona profondamente radicata nella realtà, capace di studiarla attraverso i romanzi. È un po’ come dice la Duras allora e leggere un libro significa esplorare l’universo, conoscere l’immensa varietà e vastità del mondo e della specie umana. È così, o sono solo farneticazioni? Questo non lo si può dire con sicurezza, ma una cosa, però, è certa: leggere è leggere un’idea. L’idea di un autore, di una porzione di persone, di una generazione, l’idea di cuori che battono e sentono e credono: quella che c’è in un libro è un’opinione, non importa di chi, ma in quanto tale bisogna rispettarla e custodirla, sempre. Voltaire direbbe che è necessario battersi per le idee, anche se non corrispondono alle nostre, e forse leggere ed apprezzare romanzi contenenti pensieri che non condividiamo significa un po’ la stessa cosa: combattere per la libertà.
A questo punto non resta che chiudere questo blog, Internet e spegnere il computer, sdraiarsi sul divano, in compagnia di una buona tazza di caffè fumante, prendere un libro in mano ed essere pronti a leggersi nelle sue pagine.

di Erica Bouvier

                                                                           

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