Lá Fhéile Pádraig

Immagine di San Patrizio nella vetrata della cattedrale di Christ the Light, Oakland, CA

17 Marzo. Oggi si ricorda un santo, oggi si celebra un popolo. Oggi si beve e si fa festa, e quest’ultima parte è quella che sembra prevalere. La tradizione ritiene che oggi, 17 marzo, morisse San Patrizio, primo vescovo d’irlanda, instancabile evangelizzatore, intorno a cui ruotano una serie di leggende assai particolari, quali la cacciata dei serpenti dall’Irlanda, dell’uso del trifoglio, da sempre simbolo dell’isola di smeraldo, come un esempio pratico per spiegare ai pagani che intendeva convertire il concetto della trinità cristiana. Come non parlare poi del pozzo di San Patrizio, ormai diventato un’espressione popolare per indicare una grotta senza fondo, ma che all’epoca si diceva essere un diretto accesso all’inferno e un luogo di redenzione per chi avesse coraggio di arrivare al punto più profondo.

Sono solo alcuni esempi di come le leggende dei santi irlandesi tendono a diventare iperboliche e surreali, o a sconfinare addirittura nel paradossale. Tra tutti posso chiamare in causa San Kevin di Glendalough, famoso per aver tutelato la sua castità gettando pretendenti nelle ortiche o da scogliere, per essersi fatto rifornire le dispense di salmone da una lontra e varie altre vicende che alternano tra la maestosa sacralità del miracolo, e la storiella da bar. Un’altra cosa che fa riflettere sulla compattezza della comunità cristiana dell’epoca, è come i santi si conoscessero tra loro.

San Kevin, San Petroc, San Ciaràn, San Eugenio d’irlanda. Tutti amici o parenti o maestri gli uni degli altri. Tutti a riportare dei miracoli altrui. Sempre con un boccale in mano, presumo.

Ma tornando dal Faceto al Serio, la diffusione del cristianesimo in Irlanda, che soppiantò poco alla volta il paganesimo imperante, ha concorso nei secoli alla creazione di una forte identità nazionale, sentita anche dai discendenti di coloro che lasciarono la terra natia per approdare oltreoceano e ovunque nel mondo. Sotto la bandiera del cattolicesimo e dell’identità popolare, gli irlandesi per anni hanno lottato, fino a un’indipendenza guadagnata col sangue negli anni ’20.

In quest’ottica, è assolutamente sensato che nella sua versione moderna, la festività di San Patrizio, nella sua veste di Primo Vescovo delle comunità cristiane di quest’Isola di Smeraldo, ha finito per essere una celebrazione dell’Irlanda e degli irlandesi, ovunque nel mondo. Negli anni ’90, nell’epoca del boom economico dell’Eire, ai tempi detta la “Tigre Celtica”, la festa ha iniziato a crescere, con parate e festeggiamenti più fisici e temporali, che morali.

A Dublino, o Baile Átha Cliath (la città del guado), Capitale d’Irlanda, ormai profondamente metropolitana e cosmopolita, la settimana della festa è un bel momento per far ricollegare la città con le sue tradizioni, pur senza rinunciare all’attrattiva che la ricorrenza può avere tra i turisti. Come fin dal nono secolo, la festa viene celebrata sempre il 17 di marzo, con un piccolo slittamento solo in corrispondenza della settimana di Pasqua. Eventi di ogni sorta: Concerti, Sfide Sportive, Mostre, Fiere ed eventi culturali d’ogni sorta, coronati dalla Parata che attraversa O’Connell Street, principale via del centro, facilmente individuabile cercando nello skyline della città lo Spire, avveneristica “lancia” in metallo che ne marca l’incrocio con Henry Street ed Earl Street. Quest’anno il tema portante sarà l’eredità letteraria della Città, recentemente riconosciuta dall’UNESCO, memore di celebri autori del passato e dei giorni nostri.

Ma non solo nella verde isola si festeggia. Tra le altre località in cui si celebra, abbiamo tutta una serie di altri posti in cui si fa festa. Abbiamo i vari luoghi di cui è riconosciuto patrono, tra cui Monserrat, Nigeria, le città di New York e Boston. E vi sono un novero di altre nazioni e località in cui si festeggia con parate e canti e bevute e con una forte predominanza del colore verde. Una celebrazione che poco ha a che fare con la religione, e in molti luoghi addirittura poco ha a che fare con la genuinità irlandese, tanto che molti irlandesi guardano con un certo disprezzo ai festeggiamenti, ai loro occhi forse troppo caricaturali, tenuti in comunità ormai separate dalla loro terra e dai loro avi da generazioni, scherzosamente o offensivamente chiamati Irlandesi di plastica.

Nondimeno, il Saint Patrick’s day è per gli irlandesi festa nazionale, e celebrazione della loro identità culturale, fatta di una lingua tradizionale che convive con un inglese dall’inconfondibile accento, di singolari vite di santi, di una grande musica e dell’inconfondibile sapore di birra scura e piatti tradizionali davvero notevoli.

Di Mauro Antonio Corrado Auditore

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