(Viol)Azione e Narrazione, la violenza maschile contro le donne: il seminario di Unito

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il Campus Luigi Einaudi ha ospitato volontarie e collaboratori del Telefono Rosa e del Teatro della Caduta, per due incontri di riflessione, svolti il 16 e il 17 Novembre.
L’argomento principale, però, non è affatto unidirezionale: per troppo tempo, infatti, si è focalizzata l’attenzione unicamente sulla donna vittima, invece, durante questi seminari, si apprende una realtà decisamente più complessa, che spazia da coloro che aiutano le donne in difficoltà a coloro che invece le aggrediscono, rendendole quindi “vittime”.
telefono-rosaLa dottoressa Peila, psicoterapeuta, inaugura l’incontro preliminare di lunedì con una domanda fondamentale: che cos’è la violenza contro le donne?
La violenza maschile è un comportamento distruttivo nei confronti di ogni relazione, con l’obiettivo di affermare la propria superiorità, rendendo la donna assimilabile a un oggetto, in modo che possa ostacolare il meno possibile il partner. Spesso, l’uomo violento applica delle tecniche precise per perseguire il suo scopo: rende fragile la compagna convincendola a isolarsi, le impedisce di lavorare, di avere amici o rapporti coi famigliari, la convince di essere una nullità, di non avere altre aspettative se non stare con lui, la insulta, la picchia, le urla contro e tante altre cose sgradevoli, tessendo una tela distruttiva che andrà a gravare sempre più sull’autostima della donna, rendendole, a suo avviso, impossibile uscire dalla situazione e soprattutto facendole credere di non poter meritare nulla di meglio.
In effetti, questa violenza di genere non è un comportamento di nuova generazione, ma si ritrova già agli albori della storia e, per quanto primitivo, risulta comunque difficile liberarsene all’interno della società. Al contrario, sembra stia subendo un’evoluzione (negativa) servendosi sempre più spesso degli strumenti digitali.
Esistono infatti più tipi di violenza contro le donne, tra cui ricordiamo la violenza sessuale, fisica, psicologica, economica e anche lo stalking.
Per quanto non tutte siano evidenti nello stesso modo a un primo sguardo (indubbiamente i lividi saltano più all’occhio…), un’analisi più attenta rivela che la prima reazione della donna dopo i maltrattamenti è assimilare il proprio dolore nel corpo, trasformandolo in malattia, precedendo quindi le parole, dimostrando un malessere generalizzato. Il primo passo per uscirne, comunque, è tradurre in parole il disagio. Per questo genere di confidenze, il Telefono Rosa si rende disponibile per telefonate o incontri faccia a faccia con psicologi e legali, mantenendo un clima di accoglienza e di ascolto.
Interviene a questo punto la penalista Ronfani, che cerca di fare chiarezza su cosa può comportare una denuncia in merito a una violenza subita. Non nasconde che in ambito penale esistono tre domande fondamentali: sarà dimostrabile? Sarà il caso? Sarà meglio dopo?, che sono le stesse che frenano spesso le donne.
Ammette anche che queste decisioni sono sofferte, sempre, ma che bisogna provare, perché lo Stato dà i mezzi per riuscire a ristabilire delle condizioni di vita accettabili ed è giusto sfruttarle per farsi giustizia.
L’avvocata spiega che è preferibile parlare di persona offesa (dicitura tipica del linguaggio giuridico) e non di vittima, perché ciò sottolinea che l’offesa subita è transitoria e che non verrà segnata come caratteristica della donna per tutta la sua esistenza. Si tratta di restare indebolite, ma non di essere deboli.
Sottolinea, inoltre, che in tutta la sua carriera, nessuna donna ha mai denunciato al primo segnale di violenza, e che quindi c’è sempre un antefatto (spesso più di uno) e che sarebbe invece opportuno non aspettare un cambiamento, perché la situazione può solo peggiorare.giornata violenza donne
Chiarisce anche, come si potrebbe ingenuamente pensare, che solo il 5% degli autori di femminicidio sono stati dichiarati infermi mentalmente, quindi il resto delle violenze sono pienamente consapevoli e insite negli uomini che le hanno compiute, dunque le giustificazioni sono inutili e superflue.
L’incontro è stato, inoltre, intervallato da un membro del Teatro della Caduta, che si è esibito nel racconto di una favola inconsueta, sempre sul tema della violenza sulle donne, che verrà trattato anche negli spettacoli che si terranno il 24 e il 25 Novembre, e il 3, 4 e 5 Dicembre.
Nell’incontro del 17, invece, ha preso la parola lo psicoterapeuta Traverso, che ha riflettuto sulla diffusione delle notizie di femminicidio attraverso i media, facendo notare come spesso si distolga l’attenzione dall’attentatore, trovando delle giustificazioni (l’ha uccisa perché l’amava, perché era geloso, perché non voleva più saperne di lui…), tralasciando il punto fondamentale della questione: la violenza compiuta in sé.
L’avvocata Lupo si inserisce nel discorso sottolineando che spesso nei media ci si sofferma sui dettagli macabri e i nomi delle vittime vengono sostituiti con appellativi di ruolo (la ex, la compagna, la moglie…), glissando il punto: sono semplicemente persone, non ruoli.
Ogni incontro si è concluso con la possibilità di dibattito da parte dei presenti, che ha offerto numerosi spunti di riflessione, raccolti per il convegno del 25 Novembre – giornata mondiale contro la violenza sulle donne – che si svolgerà al Campus Luigi Einaudi, con la partecipazione di Serena Dandini come ospite speciale.
La realizzazione di questo progetto, o meglio, percorso, è stata possibile grazie a Laura Scomparin (direttrice Dipartimento di Giurisprudenza), Silvia Giorcelli (presidente CUG), Elena Bigotti (Legale Telefono Rosa) e ai precedentemente citati Pierangela Pila, Anna Clorinda Ronfani, Gabriele Traverso e Alessandra Lupo.

Qui un po’ di cultura riguardo i metodi di prevenzione esistenti contro la violenza.

Veronica Repetti

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