La scatola nera della nostra vita.

«Questi cosi qua ci stanno rovinando l’esistenza, ci stanno portando via il privato.»

(Perfetti Sconosciuti)

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Una scena tratta dal film “Perfetti Sconosciuti”

Un gruppo di amici si incontra per una cena. Riuniti intorno ad un tavolo, in attesa delle portate e dell’eclissi di luna della sera stessa, propongono un gioco: condividere messaggi e chiamate con tutti i presenti. Quello che all’inizio appare come un innocuo passatempo si rivela un tragedia che rende “Perfetti sconosciuti”, l’ultimo film di Paolo Genovese, un inno alla vita social e segreta degli italiani.

Una cosa è certa: il cellulare è diventato il prolungamento della nostra vita sociale. Un contenitore, una «scatola nera della nostra vita» (cit.) che può contenere di tutto, dalle semplici foto con amici e fidanzati, ai messaggi compromettenti che rivelano una relazione extra-coniugale.

Dal 1973, quando fu ideato da Martin Cooper, il cellulare è cambiato molto e con lui sono cambiati i suoi utenti. Da oggetto elitario, destinato a poche figure importanti che necessitavano di comunicare con persone distanti, il telefono (che a poco a poco è diventato “smart”) è entrato nel quotidiano e l’ha cambiato. Ha reso possibile la comunicazione, ovunque e comunque. Ha dato la possibilità di condividere foto, notizie, avvenimenti. Ha aperto una finestra sulla vita privata (o, meglio, su quello che il singolo vuole mostrare della propria vita privata). Ci si sveglia al mattino controllando le mail, si va a dormire la sera salutando la community di Facebook e ogni attimo vuoto (o meno vuoto) della vita sembra riempito dalla discreta presenza di una piccola mela mastica.

In alcuni casi si parla di dipendenza, in risposta a questo comportamento diffuso. In una intervista rilasciata al “Sole 24 ore” nel febbraio 2015, per esempio, Michela Romano, psicologa e psicoterapeuta del Centro Medico Sant’Agostino di Milano, definisce addirittura diversi tipi di dipendenza: quella per gli sms, per i giochi, per l’ultimo modello di smartphone e molte altre. In altri casi, invece, si definisce questo comportamento come una semplice abitudine o come un desiderio di conformarsi ad un atteggiamento diffuso su larga scala. Il comportamento nei confronti dei cellulari, spiegano alcuni studiosi, non può essere paragonato alla dipendenza da sostanze stupefacenti o alcoliche, in grado di alterare la cognizione e il comportamento.

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Sicuramente un cellulare da solo non è in grado di causare un cambiamento tanto forte nei soggetti che lo usano, ma senza dubbio è stato in grado di cambiare il modo di approcciarsi con altri esseri umani.  Se, da un lato, infatti, gli smarphone e i social network sono in grado di accorciare le distanze e avvicinare persone distanti, dall’altro sembrano aver raffreddato i rapporti, riducendo molti incontri a semplici “incontri virtuali”. Le noiose serate a casa di amici per vedere le foto delle loro ultime vacanze hanno lasciato il passo ad una bacheca intasata di scatti, le telefonate sono state soppiantate dal più economico messaggio vocale di Whatsapp e il gusto di tenere per sè un evento importante o privato ha lasciato il posto ad un desidero sempre più irrefrenabile di pollici rivolti verso l’alto. Per conoscere qualcuno, oggi basta andare a cercare il suo profilo su Facebook: qui, il soggetto in questione, sarà in grado di comunicare ogni pensiero, ogni riflessione e ogni commento che passa per la sua testa. Positivo, negativo, offensivo o populista non importa: il social network è stato in grado di dare voce in maniera anonima, impersonale, rendendo le persone coraggiose e desiderose di “dire la loro”, nel bene e nel male.

Forse non sarà dipendenza, ma qualcosa nel mondo è cambiato.

Intervista completa di M. Romano al “Sole 24 ore” (18 febbraio 2015)

Trailer Ufficiale di “Perfetti Sconosciuti”.

Di Alessia Alloesio

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