A ritmo di … JAZZ!

“Tutti quanti voglion fare jazz perché resister non si può al ritmo del jazz. Perché non provi ed anche tu saprai com’è che tutti quanti voglion fare jazz…”

ScatCat ne “gli Aristogatti”

C’è del vero in questo ritornello di disneyana memoria. Infatti dal 22 aprile al 1 maggio il centro di Torino si è trasformato a colpi di swing e ragtime per ospitare la quinta edizione di un festival interamente dedicato alla musica jazz, per mezzo di concerti ed eventi a tema musicale dislocati un po’ ovunque, da piazza Castello alle rive del Po.

Ma la febbre del jazz, tra un’improvvisazione in jamsession e un’esecuzione orchestrale più tradizionale, non ha colpito solo la città di Torino, perché buona parte dell’Italia, da Roma a Forlì, a Firenze si è lasciata contagiare in occasione di quella che l’UNESCO ha dichiarato “Giornata internazionale del jazz” già da alcuni anni e che cade, come di consueto, il 30 di aprile.

C’è poco da fare, con il suo ritmo sincopato e le sue sonorità insolite questo genere ha segnato la storia della musica per almeno mezzo secolo passando da un continente all’altro e scovolgendo i tradizionali equilibri melodici tipici della musica europea.

Giunti a questo punto, anzi, viene quasi spontaneo chiedersi se gli schiavi afroamericani che lavoravano duramente nelle piantagioni dell’ America del XIX secolo avrebbero mai potuto immaginare che dal loro canto, nato per sopportare meglio il lavoro e nostalgicamente intriso della loro cultura d’origine, sarebbe scaturito con il tempo un genere musicale completamente nuovo e coinvolgente.

Ciò che conosciamo come “musica jazz” infatti, nonostante l’incerta etimologia del nome (sulla quale sono state formulate innumerevoli quanto bizzarre teorie), emerge certamente da un curioso miscuglio di worksongs (improvvisate nelle piantagioni per ritmare meglio il lavoro), ragtime (musica da ballo caratterizzata da un ritmo binario sincopato che può essere tradotta letteralmente dall’inglese come “tempo stracciato” o “a brandelli”), gospel, marce militari di derivazione europea e ritmi africani… e ovviamente blues.

Inutile soffermarsi sul tipo di accoglienza ricevuta in prima battuta da questa particolare sintesi artistica tra culture africana ed europea in un contesto di segregazione razziale intriso di pregiudizi quale era l’America di quel periodo. Basti sapere però che a partire dai primissimi anni del Novecento la musica jazz cominciò a diffondersi dai locali notturni di New Orleans, in cui aveva fatto ballare gente di ogni colore e provenienza, spostandosi lungo i fiumi con le orchestre dei vari battelli che la portarono a Chicago, fino a esplodere completamente un po’ ovunque negli anni Venti, meglio conosciuti come “Jazz Age”, appunto.Louis Armstrong & Ella Fitzgerald

Non ci sorprenderà dunque trovare, tra coloro che dai sobborghi di New Orleans condussero per mano il jazz a Chicago prima e addirittura in Europa poi, figure di famosissimi jazzisti quali Louis Armstrong, per esempio, che insieme a Ella Fitzgerald ha letteralmente scritto la storia di questo genere musicale unico nel suo genere.

Che dire di più? Nel caso non l’aveste ancora fatto, non perdete l’occasione per immergervi nell’ondeggiante e multiforme atmosfera swing del secolo scorso, ascoltando un po’ di buona musica jazz… se possibile dal vivo!

Valentina Guerrera

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