Giovani in cerca di un futuro

Qualche giorno fa è uscito il Rapporto annuale Istat e, colpo di scena, la situazione del Paese, almeno per quanto riguarda i giovani, non è per niente buona.
Dai dati raccolti dall’Istituto nazionale di statistica emerge infatti che sei giovani su dieci vivono ancora assieme ai genitori (più gli uomini che le donne) e i più penalizzati sono proprio i cosiddetti Millennials, che si trovano a sperimentare una situazione d’incertezza e di precarietà, oltre che di precariato.

istat

Il problema è piuttosto chiaro: a causa delle riforme apportate recentemente chi il posto di lavoro ce l’ha fa molta più difficoltà a lasciarlo e a spiccare il salto verso il tanto agognato pensionamento, impedendo l’assunzione di nuovi giovani, e dando modo al metaforico cane di mordersi la coda. E così i giovani, quelli che sono sulla bocca di tutti come un mantra, di questioni spinose ne devono affrontare più di una: non è solo l’impossibilità di trovare un posto (fisso) a gettare nel panico, ma anche l’idea quasi irreale di arrivare all’età pensionabile, un giorno, se comincia ad essere complicato già per le generazioni precedenti.
E il quadro si fa sempre più oscuro, perché dal rapporto emerge anche la perdita di valore della laurea, che demotiva i giovani nello studio e spiega gli allarmanti dati secondo cui dal 2004 al 2014 le immatricolazioni sono diminuite del 20%. Difatti, in soli dieci anni, il tasso di occupazione di un laureato sulla trentina è calato dal 79,5% al 73,7%.
Solo che dietro a questi giovani si tende a vedere un po’ tutto e un po’ niente. Si stava meglio quando si stava peggio, come si suol dire. Quando i giovani s’interessavano di politica, quando avevano un certo tipo di valori, quando non stavano sempre attaccati al cellulare, quando la vita la vivevano davvero e non la condividevano su Facebook. Eppure si tratta di persone con paure e angosce reali.
A cinque anni, quando veniva posta la domanda “Che lavoro vuoi fare da grande?” rispondere era piuttosto facile: bastava elencare una serie di sogni che, per quanto fossero lontani, sembravano assolutamente realizzabili. Ora invece il futuro, nonostante sia vicino, appare sfocato e quasi irraggiungibile.
E forse questa volta sono i giovani che hanno ragione, perché, dice il Rapporto Istat, sono le aziende guidate da giovani imprenditori ad aver aumentato il numero dei posti di lavoro, molto più di quelle capitanate da imprenditori più anziani.
Se ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo, l’Italia è a buon punto, ora manca solo un modo per occuparsi del resto della scalinata, magari smettendo di considerare i sopracitati giovani solo una statistica o un elemento marginale della società.

Giulietta De Luca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...