Era solo un cane

La storia di Angelo ormai sarà nota a tutti, è stata proposta in tutte le salse, condita con particolari strazianti e commentata in toni violenti, quasi disumani. Angelo è stato usato come una vittima, come un capro espiatorio, come la scintilla che fa divampare il fuoco di una rivolta, come il coltello che gratta la superficie di un movimento e ne mostra l’estremismo marcio al di sotto.
Angelo, però, è soltanto un cane. Anzi, era soltanto un cane. E per una volta è meglio attenersi ai fatti, senza aggiungere nulla.

Lo scorso 25 giugno a Sangineto, in provincia di Cosenza, quattro ragazzi hanno torturato un cane e lo hanno impiccato, per poi finirlo a colpi di bastone, postando, come di consuetudine, il filmato dell’atto sui social network.
Secondo la versione dei giovani, il gesto sarebbe stato motivato dalla presunta uccisione di un paio di capre da parte del cane.
I quattro ragazzi sono stati denunciati per uccisione di animali in concorso e dopo l’accaduto sono intervenuti i carabinieri di Cittadella del Capo, mettendo così i colpevoli di fronte alla possibilità concreta di un procedimento penale, che però, nonostante siano passati oltre quattro mesi, non è ancora iniziato. Per i quattro non è previsto l’arresto e nemmeno un percorso di riabilitazione.
L’avvocato ha dichiarato che i giovani non si sono davvero resi conto di ciò che stavano facendo e di dove stavano arrivando con le loro azioni. Ha poi aggiunto che parlava da amante degli animali, in quanto possessore di un cane e di tre gatti, e che i suoi clienti sono ora in cura da uno psicoterapeuta esperto di problematiche giovanili, con il quale seguiranno un lungo percorso.
Nel frattempo, il web si è scatenato e ha chiesto a gran voce vendetta. Ha cominciato con il dare un nome al cane randagio: prima è stato soprannominato Gegè e, successivamente, Angelo. Sono nati gruppi, pagine Facebook, movimenti di protesta che hanno letteralmente messo sottosopra la routine del tranquillo paese di Sangineto. Gruppi come L’Urlo di Angelo hanno raccolto decine di migliaia di seguaci e associazioni animaliste, calabresi e non, e hanno marciato per tentare di ottenere una punizione per i colpevoli della morte di Angelo, seguiti a ruota da Le Iene, che hanno realizzato un servizio proprio su questo discussissimo caso.
Dall’altra parte, invece, c’erano gli scettici, secondo cui, insomma, Angelo era soltanto un cane e lo scandalo mediatico scatenatosi dopo la vicenda era assolutamente fuori luogo. Quelli convinti del fatto che tanto clamore sarebbe stato giustificato solo se questo misterioso Angelo fosse stato un uomo o un bambino.
Lo scorso 7 novembre, intanto, la Questura di Cosenza ha aperto un procedimento finalizzato a misure di prevenzione nei confronti dei quattro ragazzi colpevoli della morte di Angelo. Può risultare ilare il fatto che il tutto non sia ufficialmente legato al caso “Angelo”, bensì ai comportamenti scorretti tenuti dagli indagati nei mesi successivi. Al momento Nicholas, Luca, Francesco e Giuseppe hanno soltanto ricevuto un avvertimento orale, che potrebbe trasformarsi in qualcosa di più grave in caso la loro condotta non migliorasse.
Alla fine Angelo, la vittima, la pericolosa arma degli animalisti estremisti, il cane, è morto. E probabilmente non otterrà mai giustizia, così come gli altri animali che incontrano la stessa fine ogni anno.

Giulietta De Luca