Nel mondo grande e terribile di Antonio Gramsci 

Nell’incantevole sfondo del Cinema Massimo, lunedì 29 maggio si è svolta la proiezione, con presentazione e dibattito conclusivo insieme ad ospiti speciali, di Nel mondo grande e terribile, la recentissima pellicola del regista milanese Daniele Maggioni, anche produttore di Pane e tulipani con cui ha vinto ben nove David di Donatello nel 1999.

Il tema di questa nuova avventura cinematografica è il nostro mondo, come emerge già dal titolo, ma in particolare visto con gli occhi e negli occhi di una delle più originali e profonde personalità del nostro panorama storico e politico: Antonio Gramsci.

Il ritratto di un uomo: un eletto, a suo modo, capace di incantare con i suoi scritti e le sue idee intere generazioni, quelle della sua epoca, quelle di oggi e probabilmente anche quelle di domani. Ma pur sempre un uomo, fallibile, debole e reale, che si trova a vivere il peggiore degli incubi: il carcere non solo fisico, non solo fatto di sbarre e stenti, ma anche come prigione mentale.

Nel mondo grande e terribile è un film che possiamo pacificamente definire ‘claustrofobico‘, che ci fa percepire, grazie alle intense riprese aventi ad oggetto, lo sguardo penetrante e terribile di Gramsci (alias Corrado Giannetti) e quelle mura che lo separano dalla vita e dalla realtà e che lo lasciano sospeso in un limbo impossibile, bloccato nella sua vitalità sublimata fin da piccolo in senso di giustizia e ribellione. Ribellione verso la madre che lo fa sentire incatenato, verso la ricchezza come unica misura del merito, verso gli abusi e le vessazioni subite dalla classe operaia che, sebbene lontana dalla sua scrivania e dai suoi libri, riusciva a comprendere con estrema empatia e rabbia.

Antonio Gramsci è stato un uomo un passo avanti a tutti gli altri, ma anche un semplice essere umano gettato in un mondo ricco di incognite, vicoli cechi, strade buie, come ciascuno di noi.

Un uomo che ha caricato sulle sue spalle i problemi che affliggevano, e affliggono tutt’oggi ma in modo diverso, la nostra permanenza nel mondo, troppo pesanti e impegnativi anche per la sua forte identità.

Un uomo che ha ceduto alla sua stessa umanità e che, in questo film dalle ambientazioni teatrali, viene ritratto proprio come se si trovasse su un palcoscenico: un burattino nelle mani del destino imponderabile, che lo ha tenuto stretto finché, purtroppo e nonostante tutto, i fili non si sono spezzati. Così come le sue speranze e i suoi ideali di cui sono rimaste soltanto le schegge.

Francesca Ranieri