Open gate 2017: come si gestiscono i rifiuti radioattivi

Il 6 e il 7 maggio Sogin – società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi – ha aperto le porte degli impianti da essa gestiti, per mostrare al pubblico in che modo svolge i propri compiti. Sogin gestisce le quattro ex centrali nucleari di Trino, Caorso, Latina e Garigliano, oltre all’impianto FN di Bosco Marengo e agli ex impianti di ricerca ENEA di Saluggia, Casaccia e Rotondella. Noi di The Password abbiamo partecipato alle giornate, visitando l’impianto di Saluggia.

Nell’immaginario collettivo chiudere una centrale nucleare equivale a premere l’interruttore della luce, spegnendola. La realtà è naturalmente ben diversa: la vita di una centrale nucleare si compone di tre fasi, progettazione e costruzione, esercizio e decommissioning. Sogin è la società deputata al solo decommissioning, che ha come scopo ultimo riportare i siti a una condizione priva di vincoli radiologici. Il termine riassume le seguenti operazioni:

  • mantenimento in sicurezza degli impianti
  • allontanamento del combustibile nucleare esaurito (la quasi totalità del combustibile esaurito italiano è stato inviato all’estero per il suo riprocessamento, procedimento che separa il materiale nobile riutilizzabile dalle scorie nucleari)
  • decontaminazione e smantellamento delle installazioni nucleari
  • gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, in attesa del loro trasferimento al Deposito Nazionale
  • caratterizzazione radiologica finale (ossia verificazione della radioattività residua finale)

Il Deposito Nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in sicurezza tutti i rifiuti radioattivi, ma non esiste ancora: Sogin – seguendo le direttive governative – ha individuato siti potenzialmente idonei a ospitare il Deposito, e ora, da circa due anni, la “palla” è passata alla politica. Al Deposito saranno conferiti nel corso degli anni circa 90mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui il 60% deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti, il 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca.

L’impianto EUREX di Saluggia svolgeva attività di ricerca sul riprocessamento del combustibile irraggiato. Visitandolo, apprendiamo che i rifiuti radioattivi solidi sono attualmente stoccati in un deposito temporaneo che risale agli anni ’70, ma è ormai terminato e pronto per l’utilizzo il più moderno deposito temporaneo D2, che entrerà in funzione entro la fine dell’anno. Il deposito è composto da due campate, una per i rifiuti a bassa attività, l’altra per i rifiuti a media attività. Veniamo informati che siamo gli ultimi civili a visitare il D2, dopodiché verrà chiuso, e la gestione delle due campate avverrà da un’apposita sala di controllo.

Visitiamo inoltre il cantiere del CEMEX, un impianto che sarà deputato a condizionare e cementare i rifiuti radioattivi liquidi, e che si prevede in funzione nel 2020. L’annesso deposito temporaneo D3 permetterà di stoccare in sicurezza i manufatti finiti a più alta attività.

La riflessione che facciamo, a visita finita, riguarda da un canto il nostro stile di vita, che produce quotidianamente rifiuti (compresi nucleari), eppure ci soffermiamo poco o raramente a pensare alla loro destinazione e al loro smaltimento. Per l’altro, pensiamo alla scelta che gli italiani fecero nel 1987 e a quanto in realtà sia lungo il procedimento per uscire davvero dal nucleare.

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Silvia Gemme