Le Sperimentalissime origini della Legge di Murphy

“Se una cosa può andare male, lo farà.”

Legge di Murphy

La legge di Murphy è forse uno degli aforismi più pronunciati negli ambiti ingegneristici.
La percepita perversità dell’universo, nel suo costante scombinare i piani di chiunque, con ogni imprevisto possibile e immaginabile, è da sempre stata discussa dagli uomini. Ogni qual volta le cose non vanno come previsto, ci sarà qualcuno a imprecare contro il fato, o a incolpare divinità con coloriti appellativi.

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Caso pratico della legge di Murphy: il lato imburrato della fetta finisce a terra. Sempre.
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Edward A. Murphy Jr.

In molti, nei secoli, hanno provato a definire questa avversità del fato come una legge di natura, ma è solo negli anni ’50 del ventesimo secolo che viene coniata nella forma che vi abbiamo riportato. La legge porta il nome di un fantomatico Murphy, e molti lo identificano con Edward A. Murphy Jr., ingegnere aerospaziale americano in attività durante quell’epoca. Ma la sua prima enunciazione pubblica si attribuisce al Dottor John Stapp, medico militare e Capitano dell’aviazione americana.
Pare che il nostro Murphy e il dottor Stapp nel 1947/1948 fossero impegnati in un progetto di ricerca medica, misurando la sensibilità e la resistenza degli esseri umani alle accelerazioni.

Tenete presente, miei cari lettori, che stiamo parlando di un altro tempo, in cui la sperimentazione era molto più empirica, e il calcolo elettronico era ben poca cosa, rispetto ad oggi. Per cui qualsiasi tipo di esperimento era da provare. Era anche un’epoca in cui si operava in maniera molto più avventata, e la sicurezza era un fattore un tantino meno considerato di oggi.
E il Dottor Stapp decise di esplorare la materia del suo studio con una slitta a rotaia, spinta da razzi, facendosi spingere a velocità improbabili per poi venire frenato di colpo da un sistema cablato, e in seguito valutare le forze subite, oltre a misurarne gli effetti sul suo corpo.

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Il “folle trabiccolo” usato nei test
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Il Dr. Stapp, che durante i test stabilì anche il record di velocità su terra.

Stapp perse i sensi un sacco di volte, affrontando accelerazioni sovrumane e facendosi un male assurdo in alcuni test: rotture di varie ossa, distacco parziale di una retina e altre “piacevoli” esperienze. In più di un’occasione, i test si dovettero ripetere per problemi tecnici, dando così adito a Murphy, incaricato di supervisionare le apparecchiature, di pronunciare le parole che gli avrebbero dato eterna fama.

Stapp, avido collezionista di aforismi e citazioni, le trascrisse, e negli anni ’50 se le fece sfuggire in una conferenza stampa. Da allora si diffuse prima nell’ambito ingegneristico, e poi nella cultura popolare, col sommo contributo della penna di Arthur Bloch, che scrisse “Murphy’s Law, and Other Reasons Why Things Go WRONG!”, dando origine a un’infinita schiera di esempi pratici e applicazioni derivate.

Insomma, Murphy e Stapp diedero un notevole impulso al pessimistico umorismo tanto caro a ingegneri e scienziati, fornendone forse il primo e più lampante esempio. Come valore aggiunto, ricordiamoci che i risultati e le conseguenze dei loro test convinsero, già allora, di quanto fosse utile indossare la cintura di sicurezza in macchina…

 

Mauro Antonio Corrado Auditore