Chi è Tyler the Creator e come suona il suo nuovo disco

È atterrato sulla terra Igor, il nuovo album di Tyler, the Creator, e l’impatto col pianeta è stato complicato ma nient’affatto deludente. Se avete familiarità con gli ambienti rap e ’R’n’B è molto probabile che ne se siate già a conoscenza e che, dopo averne tanto atteso il parto, abbiate già accumulato diversi ascolti. In realtà, dalla sua ormai penultima fatica (Flower Boy) non sono passati che due anni, quasi nulla se paragonati ai tempi biblici che ci fa sopportare Frank Ocean, altro guru del genere nonché compagno di collettivo di Tyler, tra un disco e l’altro. 

Tyler, the Creator (in felpa bianca), Earl Sweatshirt (in camicia azzurra, ex-membro storico), Frank Ocean (col copricapo dei stile Cavalieri dello Zodiaco) e gli altri membri della Odd Future Gang.

Frank e Tyler, infatti, fanno entrambi parte di Odd Future, che insieme alla A$AP Mob è la più innovativa ed entusiasmante crew di musicisti e artisti degli Stati Uniti: sebbene il collettivo non sia attivo come gruppo ormai da qualche anno, quello che i singoli membri fanno non è solo ascoltato da milioni di appassionati e non, ma esercita poi un’influenza più o meno diretta sull’intero panorama musicale americano, su quello internazionale e quindi – seppur con un sempre più lieve ritardo – anche su quello italiano. Tyler, The Creator – che è anche un affermato stilista – è il capostipite e leader artistico di Odd Future e anche questa volta ha fatto capire perché: sebbene i numeri accumulati dalla sua musica lo ritraggano come un artista decisamente mainstream, infatti, Tyler ha dimostrato ancora una volta di non aver paura di andare contro la suddetta corrente o almeno di portarla verso corsi diversi e solo parzialmente navigati. Ce lo ha provato un’altra volta facendo uscire un disco in cui abbondano gli esperimenti sonori e anche quelli vocali. La sua stessa voce è distorta per la maggior parte del tempo e lo sono anche – a tal punto da renderle quasi irriconoscibili – quelle degli artisti chiamati a rapporto da Tyler per arricchire le canzoni con vocalizzi, coretti, ritornelli, ad-lib o brevi strofe. Uno schieramento di collaboratori così imbottito di star anche più celebri di Tyler si era visto solo in quel cult istantaneo che fu This is America, l’ultimo singolo della carriera di Childish Gambino (ormai ritiratosi), e nell’album più anticipato degli ultimi cinque anni (Astroworld di Travis Scott), che avevano messo in campo molti dei/delle più potenti rappertrapper del mondo, ma anche musicisti di altro genere come John Mayer o i Tame Impala. In Igor troviamo tante più o meno vecchie glorie, tra cui i due innovatori per eccellenza degli ultimi vent’anni, Kanye West e Pharrell Williams, alcuni mostri sacri della musica black come il Reverendo Al Green e i Run DMC (con dei loro pezzi campionati), il leggendario produttore Kevin Kendricks, ma anche alcuni giovani artisti distintisi dalla massa di astri nascenti per via della loro creatività e delle loro particolari caratteristiche (i.e.: Playboi Carti, Solange, Lil Uzi Vert).

In questo nuovo album ha prevalso l’anima producer di Tyler più di quella rapper e ne è uscito un disco estivo, ma incredibilmente malinconico: il filo rosso che unisce le varie tracce, infatti, è chiaramente una storia d’amore finita male e un sentimento raro e forte che ora all’artista appare sprecato, mal riposto, finito alle ortiche. Nella nostalgia imperante brilla ancora una scintilla di speranza, maledetta dal cantante perché non fa che rinvigorire e rinnovare il grande dolore che pervade l’intero album. Visto che Tyler è pur sempre Tyler, comunque, anche in questa sua versione molto matura e sentimentalmente adulta sono visibili i suoi rancori anarchici e caotici nei confronti di una società che avverte più che mai come ipocrita e illusoria. Igor, di conseguenza, è sì un disco estivo, ma non certo da bordo piscina, quanto più da sigaretta sul balcone, nel fresco della notte, magari dopo una serata, bevendo l’ultima birra per non lasciarla lì e pensando ai propri piccoli grandi drammi.

Filippo Minonzio

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