Storia del trattato di pace tra Bloods e Crips

 

Un fermo immagine del film Straight Outta Compton, il biopic sugli N.W.A. (il più importante gruppo rap della storia, che con la sua musica raccontò come nessun altro il contesto del ghetto losangelino e dei suoi abitanti). Possiamo vedere un Blood e un Crip che affrontano la polizia mostrando le bandane (blu quella dei Crips e rossa quella dei Bloods) legate insieme, simbolo dell’alleanza.

 

16 marzo 1991. Latasha Harlins, una quindicenne afroamericana entra in un negozio di Los Angeles, prende un succo d’arancia dagli scaffali e lo mette nello zaino. La commessa, moglie del proprietario, una donna coreana di 51 anni, non vede i soldi che la ragazza ha in mano e la accusa di star tentando un furto. Ne nasce un alterco che sfocia in uno scontro fisico. Quando la ragazza si avvia verso l’uscita, la donna – da dietro- le spara in testa uccidendola sul colpo. 

 

3 marzo 1991. Un tassista afroamericano, Rodney King, viene sorpreso dalla polizia mentre viaggia oltre il limite di velocità. La polizia lo segue, ma lui non si ferma per paura di vedersi ritirata la licenza di tassista: ne nasce un inseguimento che dura 13 kilometri. Terminato, King esce dalla macchina. È disarmato e viene bloccato dai poliziotti. Prova a divincolarsi, è ubriaco, i poliziotti gli rifilano qualche calcio e diverse manganellate. King è presto totalmente inerme, ma gli agenti continuano a bastonarlo per un totale di 33 durissimi colpi. Un civile filma il pestaggio dal suo balcone e, nei giorni successivi, il suo video – diventato estremamente virale – viene trasmesso in tutto il mondo e analizzato nei minimi dettagli.

 

15 dicembre 1991: Sebbene l’accusa avesse chiesto per Du – la donna che ha ucciso Latasha Harlins – la condanna a 16 anni di reclusione, il giudice decide per 5 anni di libertà vigilata. 

 

29 aprile 1992: nonostante il video comprovante, tutti i quattro agenti ripresi mentre pestano Rodney King vengono assolti dalle accuse di aggressione e uso eccessivo della forza. 

 

Questi due episodi e le relative sentenze dei tribunali, giudicate scandalose dalle minoranze, non erano poi così isolati e bizzarri dal momento che le violenze della polizia nei confronti della minoranza nera e di quella latina erano all’ordine del giorno. Per questo e tanti altri motivi la tensione sociale era già alle stelle e quelle due gocce contribuirono a far traboccare definitivamente il vaso: quando si diffuse la notizia dell’assoluzione dei poliziotti la città di Los Angeles sprofondò nel caos; gli abitanti dei ghetti – che accusavano le istituzioni e le forze dell’ordine di razzismo legalizzato – scesero in massa nelle strade e attuarono una vera e propria guerriglia urbana. Morirono 63 persone, i feriti furono 2383, centinaia i negozi (soprattutto, non a caso, coreani) razziati e 3767 gli edifici incendiati. Per sedare la rivolta le autorità fecero intervenire tutte le forze dell’ordine e diverse divisioni dell’esercito, marines compresi. 

 

 

 

Fra tutte le burrascose vicende di quei giorni di fuoco, una delle più incredibili fu certamente la Watts Truce. Per chi non lo sapesse, nell’immensa metropoli losangelina la scena criminale – almeno per quanto riguarda gli afroamericani – è dominata da due gang di enormi dimensioni, i Crips e i Bloods, che contano circa 30000 membri ciascuna. Entrambe sono frammentate in una miriade di gang minori, si dedicano a qualunque tipo di crimine e odiano i membri dell’altra banda. Sin dalla fondazione dei primi nuclei Blood, decretata per ragioni di difesa da due ragazzi che erano stati intimiditi da alcuni membri dei Crips, la rivalità tra le due formazioni ha portato a una quantità incalcolabile di morti e feriti.

 

Nel solo 1992, prima dell’inizio delle rivolte, il conteggio era già intorno alle 800 vittime. La situazione era veramente al limite, ma nessuno si immaginava il modo in cui quel limite sarebbe stato oltrepassato. Louis Farrakhan  – leader della Nation of Islam, un movimento politico-religioso americano di fede musulmana – decise di presentare alcuni Crips e alcuni Bloods a Jim Brown, un campione di football americano in pensione che al tempo gestiva un’associazione non profit dedita al self empowerment, che guardava soprattutto ai membri delle classi disagiate. Brown invitò i malviventi – che, lo ricordiamo, venivano dai quartieri più poveri della città –  nella sua meravigliosa villa, ci parlò parecchio, offrì loro delle pizze e insieme le mangiarono a bordo piscina. A fine giornata, Crips e Bloods tornarono insieme a Watts. 

 

Watts è un grande quartiere di Los Angeles formato quasi esclusivamente da case popolari, celebre per la povertà e la violenza, entrambe largamente diffuse. Lo spettacolo, quel giorno, fu molto diverso dal solito: i reduci della pizzata cominciarono a chiamare la gente, ad annunciare una decisione straordinaria, a invitare i gangster di entrambi i colori (i blu Crips ed i rossi Bloods) a recarsi in una palestra, perché c’erano provvedimenti importanti da prendere. Inizialmente diffidenti, molti si convinsero quando videro che tra i Crips che insieme ai Bloods gridavano la convocazione c’erano anche molti OG (Original Gangsta, membro “anziano”), tra cui Tony Bogard, un Crip che era stato di recente vittima di un tentato omicidio per aver commesso lui un stesso un delitto ai danni di un Blood. Quel 28 aprile del 1992, in quella palestra, si fece la storia: quattro dei sottoinsiemi più famosi e brutali – ossia i Grape Street Crips, i P Jay Watts Crips, i Bounty Hunter Bloods e gli Hacienda Village Bloods – presero letteralmente a modello il testo di uno dei più celebri trattati di pace della storia recente (l’armistizio tra Egitto e Israele del 1949) e firmarono un documento fisico che decretava un cessare il fuoco tra le due formazioni.

 

 Presero questa decisione perché condividevano la convinzione che loro – cioè la comunità afroamericana di cui, al di là della rivalità, sia Crips che Bloods facevano parte – avevano un nemico comune più pericoloso, dispotico e potente: la polizia, il braccio armato di un Stato che consideravano razzista e classista. Occorre ricordare, certo, che l’onda emotiva quel giorno doveva essere ancora più vigorosa del solito: pochi giorni prima, un ragazzo del posto era stato ucciso proprio lì vicino da un poliziotto bianco. 

 

Il giorno dopo, che peraltro coincise con l’assoluzione dei quattro poliziotti accusati di aver usato eccessiva violenza contro Rodney King e quindi anche con l’inizio della rivolta, molte altre gang decretarono la pace con quelli che erano sempre stati i loro più acerrimi nemici. Nella spirale di pace vennero coinvolte anche le bande di centroamericani e sudamericani, tra cui quella enorme dei messicani Latin Kings. La tregua non fu mai universale e non durò per sempre, ma sicuramente contribuì parecchio al costante declino della violenza nelle strade losangeline verificatosi dal 1992 in poi e tuttora in corso. 

Filippo Minonzio

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