Se questa è arte pubblica. Cosa ci ha lasciato il 2019?

Anno di Biennali ma poca arte pubblica: questa è l’affermazione che più si sente negli ambienti dove si respira critica d’arte. Anzitutto, cosa intendiamo con l’espressione “arte pubblica”? Tutta quell’espressione artistica che è destinata all’uso pubblico, che entra nel tessuto sociale e nella struttura urbana delle città. Abbiamo cercato di creare una lista con le migliori dieci opere artistiche dell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. Per quanta poca di arte possa esserci, ci sarà sempre dello stupore per noi profani e passeggiatori.

1 e 2 – L’artista di strada per eccellenza, Banksy, anche per il 2019 non ci ha deluso: due delle sue opere prodotte quest’anno, non potevamo lasciarle fuori dalla nostra lista “Best of”. La prima è il Bambino con il lacrimogeno, apparso a Venezia. Molto ma molto, Banksy. La seconda è più divertente, ribadisce il paradosso del capitalismo e dell’arte di strada. Un venditore ambulante ed i suoi prodotti artistici, quadretti raffiguranti navi da crociera, irrompono sulle strade della Città sull’Acqua durante la Biennale: nessuno se ne accorge e quando Banksy, il genio, la rivendica, l’uomo ed i paesaggi spariscono dalle strade.

3 – Di Bansky ce n’è uno al mondo, ma TvBoy con la sua Rebel Cause non è da meno. Origini palermitane, classe 1980, raffigura tramite murales personaggi di attualità o politici con uno stile NeoPop, fresco e colorato. Uno dei più singolari che ci ha lasciato, a Taormina, è lo sticker raffigurante la capitana della Sea-Watch, signori e signore, “Santa Carola protettrice dei rifugiati” (così il titolo dell’opera). Purtroppo, l’opera è stata poi distrutta con l’uso di bombolette nere. Bastasse un po’ di nero ad oscurare il significato di un’opera…

4 – Milano ha ospitato il consueto appuntamento del design italiano: il Fuorisalone. Tra le tante installazioni, le migliori sicuramente, quelle all’interno dell’Università Statale. La Fondazione Pini, invece, ha ospitato un’installazione di Carlos Amorales chiamata “L’ora dannata”. Migliaia di farfalle nere ovunque, per la precisione quindicimila. Il linguaggio dell’artista messicano è audio-visuale, narrativo e poetico. Consapevole di come poter far emergere i meccanismi della comunicazione, ci consente di scoprire un luogo totalmente surreale, d’impatto e instagrammabile.

5 – Il parco Arte Sella, in Trentino, è stato il luogo dove Edoardo Tresoldi ha potuto creare una esperienza artistica basata sulla percezione materiale e dello spazio. Simbiosi è una installazione completamente aperta verso il cielo, alta 5 metri, formata da una rete metallica. Tresoldi è stato in grado di creare uno sguardo di insieme diverso dal convenzionale: le regole fisiche del “deterioramento artistico” sono ora ricostruite. Inoltre, Simbiosi non sarà demolita o posta in altro luogo ma rimarrà nel tessuto trentino, dando così un impatto all’azione trasformativa della natura stessa. Non a caso, Tresoldi è stato chiamato per allestire e dare forma al palco più trend della nostra epoca: il Coachella.

6 – Se l’arte a volte diventa un simbolo, JR con la grande illusione dei suoi adesivi di carta ha celebrato il trentesimo con “Il segreto della grande piramide”. Il Louvre per 5 giorni è stato al centro dell’attenzione parigina: coinvolgendo più di 400 volontari e 200 stickers JR ha creato una gigantesca cava di roccia bianca dalla quale sembrano fuoriuscire le due piramidi. L’artista aveva già progettato che l’opera stessa si scomponesse con il passare del tempo ad ogni passo dei visitatori perchè, comunque, “l’opera d’arte vive da sola” (Twitter @JR).

7 – Parlando di arte pubblica, l’artista concettuale Jenny Holzer e la propria “Vigil” non possono mancare. A New York, sulle facciate del Rockfeller Center sono apparse delle scritte luminose. Holzer ha tratto da “Bullets into Bells: Poets & Citizens Respond to Gun Violence” delle frasi e delle citazioni per sensibilizzare e rendere ogni giorno più consapevoli gli americani dell’uso improprio delle armi (“Shame on you, American Shooting” è una delle scritte luminose apparse su dei van neri tra le strade newyorkesi).

8 – Il 2019 è stato l’anno di Greta Thunberg e l’arte si è adeguata. “For Forest” di Littmann ci ricorda che il futuro è precario e si interfaccerà sempre con il mondo naturale, colpito da una crisi climatica senza precedenti e dall’incrimento della deforestazione. La voce di cinquemila alberi è stata racchiusa all’interno di uno stadio viennese e in migliaia di visitatori la hanno ascoltata.

9 – Da un lato l’ambiente, ma dall’altro la Migrazione ed i confini. Il U.S.- Mexico Wall è stato protagonista non solo di vergogna internazionale e sofferenza ma è stato anche il soggetto di un’installazione commuovente. Teeter-Totter, questo il titolo dell’opera ideato dal designer Ronald Rael, ha portato, con il concetto basico della leva e del fulcro del grande Archimede, della gioia in un luogo di estrema separazione fisica ed emotiva. Grazie Ronald Real, hai ridisegnato il modo di vivere insieme di queste persone.

10 – Last but not least, l’opera che più ha fatto scalpore in Italia senza rendersi conto di essere un’eccellente opera di ribellione politica e artistica. L’8 marzo 2019, in occasione della Festa della Donna e dello sciopero femminista, il collettivo Non Una Di Meno ha deciso di “sporcare” di vernice rosa (sì, era lavabile, per coloro che ne hanno subito criticato l’aspetto ecologico) la statua di Indro Montanelli a Milano. Una macchia rosa per ribadire quanto la nostra società sia ancora sporca di una concezione patriarcale. Una macchia rosa per ribadire, che anche così, si fa l’arte in strada.

Federica Tessari

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