070 Shake – Modus Vivendi, quando la corazza va in pezzi

Come around with your love, oh, baby, I’m in need”

È una richiesta di aiuto quella che si fa strada tra i suoni distorti e abrasivi di Come Around, secondo brano di Modus Vivendi, l’album d’esordio della rapper americana 070 Shake. Si tratta di un grido sincero, di chi, messo da parte ogni schermo protettivo, trova il coraggio di mostrarsi vulnerabile.

È una domanda di soccorso, che sembra rimanere inascoltata nelle 14 tracce che compongono il disco, abitate dal racconto di tradimenti, amori tormentati e dipendenze, nella caotica ricerca di un equilibrio che appare ancora molto lontano.

070 Shake, al secolo Danielle Balbuena, ha 22 anni ed è nata a North Bergen, New Jersey. L’artista ha già avuto modo di far notare le proprie capacità vocali e di scrittura nei recenti album di Kanye West e Pusha T, rispettivamente ye e Daytona, entrambi del 2018.

Nello stesso anno l’artista di origini portoricane ha rilasciato Glitter, che già metteva in luce un mondo interiore animato e convulso (particolarmente significative le canzoni I Laugh When I’m With Friends But Sad When I’m Alone e Mirrors).

Ma è a Modus Vivendi, uscito il 17 gennaio 2020 per G.O.O.D Music (etichetta di Kanye West), che è affidato il compito di mettere definitivamente a fuoco l’identità musicale della rapper statunitense.

Paesaggi sonori eterei e cosmici (con più di qualche affinità con il Kid Cudi di Man on the Moon), sono disturbati da chitarre e sintetizzatori di gusto industrial e dagli immancabili 808. È su questo tappeto musicale, sapientemente orchestrato dal leggendario Mike Dean, che si agita l’animo irrequieto di Danielle. A emergere è una voce dolente, ruvida, ma a tratti anche ipnotica; una voce che sembra volerci mostrare, senza tentennamenti, ferite ancora aperte.

I pezzi più riusciti del lotto sono probabilmente The Pines e Guilty Conscience, sulle quali vale la pena soffermarsi. La prima, riprende una vecchia canzone popolare americana (secondo alcuni da far risalire addirittura al tempo della Guerra Civile) In the Pines, già riadattata in tempi più recenti dai Nirvana con “Where Did You Sleep Last Night?”. Su questo modello viene costruita una canzone dalla cadenza marziale in cui 070 Shake affronta la possibilità di un tradimento.

Ed è proprio il tradimento al centro della successiva Guilty Conscience, canzone dal retrogusto vagamente 80’s, su cui si impone un testo che non lascia spazio a interpretazioni: “Five AM when I walked in/ Could not believe what I saw, yeah/ You on another one’s body/ Ghosts of the past came to haunt me/ I caught you but you never caught me/ I was sitting here waitin’ on karma/ There goes my guilty conscience”.

La canzone, già potente e incisiva di per sé, se accompagnata dal relativo video musicale assume sfumature e significati inaspettati. Il videoclip si apre con dei primi piani di giovani uomini che, sorpresi in un momento di fragilità, si sforzano in ogni modo a non piangere. Nel corso della canzone, vediamo questi stessi ragazzi compiere azioni distruttive senza motivo, come demolire vecchi televisori con mazze da baseball.

La violenza culmina in una goffa rissa finale, da cui emerge 070 shake stessa che, nell’ultima inquadratura, sputa sangue sulla telecamera, oscurandone l’obiettivo. La canzone diviene così il tentativo di affrontare le proprie fragilità, per evitare di nascondersi dietro una corazza che, col tempo, come si legge all’inizio del video, può alimentare “Ego, Desiderio e Orgoglio” nelle loro forme peggiori.

Prima inquadraura del video di Guilty Conscience

Il disco, passando anche per episodi meno riusciti come Divorce e Daydreamin, approda alla finale Flight319, dove la vena più eterea e spaziale delle produzioni prende il sopravvento. L’atmosfera si fa più distesa e la nostra sembra trovare un po’ di pace, abbandonandosi alle possibilità e tendendo ad altre dimensioni.

Modus Vivendi, seppur non privo di difetti, dona all’artista americana un immaginario definito e riconoscibile, permettendole di ritagliagliarsi un proprio ruolo nell’attuale panorama della musica urban.

Alessio Civita

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