Luoghi abbandonati in Italia: Ceramica Vaccari

Oggi, quando si parla di Ponzano Magra, sembra di parlare di una località di periferia, dove non c’è niente oltre alla classica vita del paesello. Ma a Ponzano c’è anche una parte importante di storia. Qui si trova, infatti, uno dei luoghi abbandonati d’Italia che in pochi visitano, in piccolo paesino in della Liguria, in provincia della Spezia.

Un po’ di storia

Lo stabilimento nasce per la produzione di Laterizi alla fine dell’Ottocento, sfruttando la cava di Palanceda, proprio nel comune di S. Stefano di Magra. Si susseguirono diversi imprenditori che tentarono di dirigere la fabbrica, finché nel 1893, la società fu acquistata da Giovanni Ellena che nel 1900 fondò la “Società Anonima Stabilimento Ceramiche Ellena”. Tra i soci di Ellena, spicca il nome Carlo Vaccari, il quale intuì le potenzialità dell’azienda e dell’argilla di quel luogo.

Nei primi anni del Novecento, Carlo Vaccari diventa direttore della fabbrica e riesce a portarla ad un alto livello. Nel 1921 entrano a far parte della società anche i figli di Carlo Vaccari e la sede legale e amministrativa viene spostata a Genova. Nel 1940, il nome ufficiale della fabbrica diventa Ceramiche Ligure Vaccari S.p.A.

Il successo

La fabbrica inizia ad affermarsi a livello nazionale e poi mondiale, commerciando le ceramiche prodotte dall’Oceania fino al Sud America. 

Si crea una rete commerciale che porta la Vaccari ad essere, all’inizio degli anni 50, la più grande fabbrica di ceramica di tutta l’Europa. Le produzioni più note della Vaccari erano oltre alle ceramiche, apprezzate a livello mondiale, quelle di mosaici in gres porcellanato.

Il prodotto più richiesto era la classica mattonella esagonale rosso Ponzano. Lo stabilimento era caratterizzato da un sistema all’avanguardia che disponeva di alloggi per gli operai e i capi, oltre all’ asilo e allo spaccio aziendale.  Questa fabbrica offriva lavoro a migliaia di persone e ancora oggi, passeggiando per le vie di Ponzano, è molto comune tra gli anziani sentirsi raccontare di “quando lavoravo in fabbrica”.

La cittadina di Ponzano si trasformò così in una zona industriale, rivoluzionando la vita del luogo ma mantenendo ben salde le sue origini contadine nella campagna limitrofa.

All’inizio degli anni ’60, ebbe inizio il declino della fabbrica. Le cause furono molteplici, fra questi i primi scontri tra lavoratori e dirigenza, che avvennero alla fine degli anni ’50, quando venne deciso lo spegnimento di un forno e il licenziamento dei 300 operai. Si susseguirono poi scioperi , volti ad ottenere adeguamenti salariali.

Altre problematiche furono causate dai villaggi operai e dal loro sistema fognario, che non rispettava le norme igieniche. Ma il problema più grave fu l’intensificarsi dei ritmi produttivi che portò a un aumento dei casi riscontrati di silicosi, che causava la morte di circa 90 lavoratori ogni anno.
Ad incidere sulla crisi furono anche le produzioni lapidee emiliane, che provocarono un ridimensionamento nelle vendite e che costrinse la fabbrica ad altri tagli occupazionali. Il numero di lavoratori fu ridotto drasticamente , fino ad arrivare, in alcune postazioni, solo a un centinaio.

La crisi economica e l’inizio della discesa

Nel 1972 la crisi economica, dovuta anche alla scarsa capacità dirigenziale, portò la fabbrica al fallimento. Tutti i lavoratori furono posti in cassa integrazione e nel 1976 Luciano Vaccari venne arrestato per bancarotta fraudolenta.

L’ azienda venne rilevata da Piero Pozzoli che attuò il rilancio della Ceramica Vaccari. Furono anni di grande attivismo ed entusiasmo, fino a quando, nel 1997 l’azienda divenne proprietà dei tedeschi Villorey e Boch, poi nel 2004 degli austriaci Lasselsberger. Questi continuarono a dirigerla fino al 2006, quando la fabbrica venne definitivamente chiusa per gravi difficoltà economiche.

Lo sconforto dei lavoratori fu grande. Dopo tutti quegli anni, l’annuncio della chiusura e del licenziamento arrivò via fax, un documento che ha messo fine al lavoro di gran parte della bassa Val di Magra. Dopo molte proteste e riunioni al fianco dei sindacalisti, tutti coloro che persero il lavoro furono rassicurati dall’impegno di ricollocarli presto in altri impieghi nelle zone vicine, impegno che però non fu sempre rispettato.

Oggi l’area è interessata dal Progetto Nova che ha l’obiettivo di promuovere il riutilizzo del patrimonio edilizio, destinato allo sviluppo della società e della cultura. L’ amministrazione ha individuato alcuni spazi da assegnare a operatori per la realizzazione di attività rivolte alla comunità tramite bandi.

La fabbrica oggi

Attualmente l’area dispone di una biblioteca pubblica e delle sale comunali, utilizzate anche per riunioni cittadine e destinate all’informazione pubblica.

In uno degli edifici è stato creato uno “skatepark”, oggi frequentato da molti ragazzi. È attualmente l’unica struttura dello stabilimento sfruttata frequentemente dai giovani per attività sportive. Un altro spazio è dedicato alla musica, essendo stato attrezzato un edificio con sale prove e sale di registrazione.

Ospite di questo luogo è anche il progetto di Full Service che prevede il risanamento dell’area e la realizzazione di una scuola per tecnici del suono e tecnologie dello spettacolo.

L’area resta ancora però in gran parte inutilizzata, con una buona parte delle strutture ancora distrutte.

Addentrandosi all’interno dell’area, si cammina su un terreno ricco di significato storico, incredibilmente silenzioso e dal fascino particolare, al quale vengono rivolte attenzioni di genere artistico-fotografico.

A detta di molti giovani, questo grande spazio inutilizzato potrebbe essere sfruttato anche per motivi legati al divertimento, come feste a tema ed eventi particolari. Il Progetto Nova ha come obiettivo molte attività e possibilità future rivolte ai giovani, che sperano in una realizzazione non troppo lontana.

Marina Lombardi

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