“Penny Dreadful – City of angels”: l’intrattenimento coraggioso deve esserlo fino in fondo

Quando Penny Dreadful uscì nel 2014 fu una boccata d’aria fresca: una serie che riusciva a combinare lo splatter del miglior Tarantino con i versi di Wordsworth e Blake raccolse in pochissimo tempo migliaia di fan fedelissimi. Quindi, quando nel 2020, quattro anni dopo l’improvvisa cancellazione della serie, il suo creatore John Logan ha annunciato l’uscita di un’altra serie, che idealmente doveva configurarsi come l’erede spirituale di Penny Dreadful, il successo sarebbe dovuto essere assicurato. Più o meno: Penny Dreadful – City of angels è stato un flop clamoroso, cancellata con la prima stagione ancora in corso tra le critiche ferocissime dei fan. Cosa mai potrà essere andato storto?

Un piccolo disclaimer: questa è sì una recensione ma è anche una riflessione su uno dei mali che affliggono l’industria televisiva. Pertanto ci saranno spoiler sia di Penny Dreadful che di Penny Dreadful – City of angels. Se non le avete viste, vi consigliamo di fermarvi qui e di andare a vedere almeno la prima. Non sapete cosa vi state perdendo!

Due serie, in breve

Penny Dreadful è una serie horror-fantasy ambientata in una Londra vittoriana popolata da personaggi iconici della letteratura romantica: Dorian Gray e Henry Jekill, il dottor Frankenstein e la sua creatura, Dracula e la Justine del marchese di Sade si muovono attorno ai protagonisti dando una nuova chiave di lettura alla loro storia. La trama principale ruota, poi, attorno a Vanessa Ives, interpretata da una magistrale Eva Green, una giovane donna al tempo stesso guerriera e campo di battaglia di una lotta tra le forze del male e quelle del bene.

Penny Dreadful – City of angels è ambientato negli anni ‘30, in una Los Angeles preda di venti negativi provenienti dall’Europa. Magda, un demone mutaforma, interpretato da Natalie Dormer, è determinata a sfruttare la costruzione di un’autostrada che dovrebbe attraversare un quartiere messicano e le simpatie di molti personaggi favorevoli all’avvento del terzo Reich, per fare precipitare la città nel caos. Nel mentre la Santa Muerte, sorella e rivale al tempo stesso (interpretata da Lorena Izzo, vero gioiello del cast) che accoglie le anime dei defunti è combattuta tra la necessità di fermare Magda e l’obbligo di non immischiarsi negli affari umani. Tutto ciò fa da sfondo alla storia di Tiago, il primo poliziotto messicano della polizia di LA che deve fare i conti con la sua identità, sospesa tra due mondi.

Cosa non funziona in Penny Dreadful – City of angels

Troppe cose, troppo poco tempo

Penny Dreadful funzionava perché, nonostante la multitudine di personaggi e sottotrame, la storia di base era piuttosto semplice. Vanessa è la classica eroina fantasy: ha un grande potere che non sa gestire a pieno e che la rende preda di forze malvagie che vorrebbero usarlo per i loro (molto generici) scopi. Attorno a lei, i suoi aiutanti, per quanto ben delineati e interessanti, rientrano in prototipi familiari. City of angels mantiene la trama fitta e il cast ampio, dà ai cattivi un volto “storico” ma non ha quello scheletro ben definito che permette di costruire character arcs e riflessioni solide. Per esempio, Tiago sembrerebbe essere l’erede di Vanessa. Come lei è sospeso tra due mondi: il legame con la sua famiglia e le sue origini messicane, contro il suo desiderio di mobilità sociale e la lealtà verso il suo distintivo. Sarebbe un conflitto molto interessante, così vicino alle condizioni di tanti immigrati di prima e seconda generazione e molto più ambizioso da rappresentare rispetto a quello tra fede e oscurità che tormentava Vanessa. Ma Tiago non è mai libero di esplorare su di sé le conseguenze di tale tensione. Invece queste finiscono per riflettersi nei suoi fratelli e nei suoi colleghi dando corpo a diverse sottotrame ma dimenticandosi del protagonista. Emblematico di questo problema è l’episodio in cui Tiago si trova incaricato di sedare una rivolta nel quartiere messicano ed è costretto a sparare a suo fratello Raul. Ci si aspetterebbe che la serie facesse tesoro di questo momento e invece no: Raul sopravvive ma non si ricorda chi gli ha sparato e l’intero fatto viene usato, anziché per esplorare i sentimenti di Tiago, per giustificare la discesa dell’altro fratello, Mateo, in ambienti poco raccomandabili.

Bello… ma problematico

Penny Dreadful è andato in onda dal 2014 al 2017, un periodo in cui si tendeva a perdonare molto di più alle nostre serie preferite (e c’era parecchio da perdonare a Penny dreadful) dal punto di vista dei contenuti problematici. Non comprendere che certe cose nel 2020 non riceveranno una risposta altrettanto generosa è già di per sé un limite della serie. Ma non è solo questo: Penny dreadful parlava di cultura e folklore ma lo faceva attraverso la mediazione di opere letterarie. Era abbastanza evidente che quando Logan scriveva di vampiri nella sua serie, l’ispirazione era Bram Stoker e non il folklore transilvano. Anche Sir Malcom, un “esploratore” tormentato dall’avere abbandonato il figlio morente in Africa ma mai dai crimini che ha commesso verso i nativi, non è mai stato oggetto di aperte critiche: la sua storia parla più di Cuore di tenebra che di colonizzazione. City of angels non ha il beneficio di questo filtro. Così, quando mischia il folklore messicano con elementi puramente fantasy, sta usando la cultura di un popolo (marginalizzato negli USA dove la serie è ambientata) come un prodotto di cui disporre a piacimento. Per non parlare di come l’intera premessa di City of angels sia basata sulla missione di Magda per gettare il mondo nel caos. Dire che il razzismo sistemico, la gentrificazione, la violenza e persino il nazismo siano il frutto non di meccanismi umani, ma del volere arbitrario di un demone, malvagio per natura, non è un messaggio che può più passare, specialmente nell’anno di BLM.

Semplicemente: non è Penny dreadful

Non è difficile immaginare perché Showtime abbia chiesto a Logan di aggiungere il nome della sua prima serie a City of angels. Una serie con un seguito già ampio e fedelissimo poteva assicurare l’investimento, a maggior ragione perché Logan non è esattamente parsimonioso quando progetta le sue serie. E così ci ritroviamo con un pubblico innamorato di scenari vittoriani e versi di poeti romantici ricamati nei dialoghi davanti a una storia completamente diversa nei contenuti e nel tono. Ed è un peccato perché pur con tutti i suoi difetti, City of angels aveva il potenziale per raccontare una storia veramente interessante e attuale. Dopotutto, visivamente è una serie bellissima: l’idea di ambientare un horror sotto un sole cocente dove, proprio per questo, è più difficile distinguere le ombre è complicata ma ambiziosa, il cast è solido e la colonna sonora pressoché perfetta. Ma non è Penny Dreadful: Tiago non è Vanessa, la sua storia d’amore con Molly è dolce, ma gli attori non hanno un decimo della chimica di Eva Green e Josh Hartnett (che interpretavano rispettivamente Vanessa e Ethan). Affidando a Natalie Dormer il personaggio di un demone che prende le sembianze di tante persone diverse si voleva ricreare la performance memorabile di Eva Green, ma il talento della Dormer è sprecato in un personaggio che, in ultima analisi, è il punto più debole della trama. E poi City of angels fallisce dove Penny Dreadful aveva inaspettatamente avuto successo: sui temi delicati. La religione per Vanessa era al tempo stesso fonte di senso di colpa e isolamento ma anche di speranza e forza d’animo; per Molly, succube di una madre che guida una Chiesa evangelica, è una mera prigione stereotipata. Se Vanessa, nella terza stagione, era un’ottima rappresentazione di qualcuno che soffre di depressione, l’argomento della salute mentale viene invece banalizzato nel personaggio di Molly, culminando con un suicidio che, per quanto visivamente d’effetto e non eccessivamente spettacolarizzato, è completamente inutile ai fini narrativi. Anche la descrizione della violenza sessuale subisce un peggioramento: in Penny dreadful, Lily era un personaggio indelebilmente segnato dai ripetuti stupri subiti ma le conseguenze di questa violenza erano dipinte a tutto tondo ed erano funzionali al suo arco narrativo. In City of angels Josefína, sorella di Tiago, subisce una violenza, ma l’episodio è usato quasi esclusivamente per creare conflitto tra Tiago e Molly.

Insomma Penny dreadful – City of angels non è certo perfetta ma sarebbe un buon inizio se riuscissimo a ignorare la sua progenitrice. Il problema è che non possiamo, gli autori stessi non volevano che ciò accadesse, per questo hanno aggiunto il nome dell’originale nel titolo, per tentare di coinvolgere un pubblico già presente, senza avere fiducia che il proprio prodotto potesse crearsene uno proprio. City of angels è una serie ambiziosa e coraggiosa, ma ha un difetto enorme: non lo è abbastanza.

Ginevra Gatti

In copertina la locandina ufficiale della serie.
Crediti: Amazon.it

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