Il simbolismo di Squid Game

Con 111 milioni di spettatori nei primi 28 giorni di programmazione, Netflix lancia in pista una nuova serie tv che è già un grande successo: Squid Game. La fiction sudcoreana scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk racconta la storia di un uomo sommerso dai debiti che viene invitato a vincere 45600000000 ₩, pari a circa 33 milioni di euro, sfidandosi con altre persone in difficoltà in presunti giochi per bambini. Queste sfide non sono però semplici giochi: un singolo errore e si viene uccisi.

La serie è estremamente avvincente, l’ambiente distopico e il clima di tensione catturano lo spettatore fino all’ultima puntata. La cura maniacale dei dettagli rende l’ambiente della serie peculiare, ma è soprattutto la ricchezza di simboli a creare un contesto particolare.

Come formiche

Recentemente Dong-hyuk e la costumista Chae Kyung-Sun hanno suggerito qualche indizio riguardo la scelta dei costumi della serie. I costumi delle guardie hanno in primis la funzione di mantenere l’anonimato, per questo motivo sono stati utilizzati tutoni rossi. Le forme geometriche che caratterizzano la serie indicano invece una gerarchia, che rende il funzionamento all’interno del corpo di guardia simile a un formicaio: al servizio della regina, ovvero il frontman, troviamo i lavoratori (i cerchi), i soldati (i triangoli) e i dirigenti (i quadrati).

Inoltre, sembra che i simboli rappresentino alcune lettere dell’alfabeto coreano: il cerchio è la lettera “O”, il triangolo è una parte della lettera “J” e il quadrato è la lettera “M”. “OJM” è l’acronimo del gioco del calamaro in coreano, che si dice Ojingeo Geim.

I simboli della serie sembrano, inoltre, far riferimento alla bandiera sudcoreana chiamata Taegukgi caratterizzata da triangoli blu e rossi, due colori che ritornano spesso all’interno della serie e che fanno riferimento a due aspetti dell’universo: il blu a quelli negativi e il rosso a quelli positivi. Una dualità tra bene e male che caratterizza le scelte dei personaggi.

Una società governata dall’ élite

Al centro di Squid Game ci sono “leggende” secolari di persone ricche che reclutano contadini per prendere parte a giochi mortali per il loro divertimento. Ad esempio, il racconto del 1924 The Most Dangerous Game parla di un aristocratico russo che cattura persone indigenti per poi dare loro la caccia come se fossero animali.

I giocatori di Squid Game sono analogamente ridotti a un numero, privati della loro identità e umanità. Quest’ultimo aspetto è evidenziato da come i giocatori possano uccidersi impunemente anche al di fuori dei giochi: sono accecati dal voler vincere il denaro e non si fanno scrupoli a togliere la vita anche ai propri “alleati”.

È evidente il carattere politico che si cela dietro la serie: si vuole rappresentare una società dominata dall’élite dove la massa viene trattata senza alcuna pietà. L’élite si figura nei V.I.P., coloro che pagano per assistere al massacro. Questi individui indossano maschere dal volto animale, simboleggiando il modo in cui abbracciano il loro lato più animalesco dimostrandosi lussuriosi e assetati di sangue.

Tema centrale è, perciò, il divario tra ricchi e poveri e, soprattutto, il modo in cui i soldi possono cancellare dall’uomo ogni segno di umanità: è evidente sia dal modo in cui l’élite è disposta a pagare per assistere al massacro, sia dalla crudeltà che l’avidità di denaro tira fuori dai concorrenti.

La dicotomia dei personaggi

Ogni giocatore di Squid Game, sebbene inizialmente possa rendersi disponibile a interagire con gli altri, si abbandona nel corso della serie a meschinità e tradimenti. Ognuno di questi personaggi rappresenta un ruolo della società sudcoreana, in un mondo in cui il bene e il male hanno confini molto labili. Questo aspetto è particolarmente evidente nei personaggi di Seong Gi-hun e Cho Sang-woo.

Nonostante siano amici di infanzia sono l’esatto opposto, mostrano i due lati dell’essere umano diviso tra bene e male, vengono interpretati talmente alla perfezione che facilmente uno di noi ci si può immedesimare. Non solo questi due personaggi citati, d’altronde, hanno un valore o una propria posizione: il talento attoriale e la dettagliata costruzione di personaggi come Kang Sae-byeok e Abdul Ali sono degni di nota. Anche loro appartengono a una simbologia ben precisa: la prima rappresenta la difficoltà di tutti coloro che fuggono dalla Corea del Nord nella Corea del Sud; il secondo il gran numero di migranti che cercano in Corea un futuro migliore.

Una nuova svolta

In conclusione, Squid Game rappresenta una nuova vita per il cinema sudcoreano, che dopo aver conquistato il grande schermo con capolavori come Parasite e Oldboy, riesce a guadagnare un proprio ruolo anche nel mondo di Netflix, raggiungendo un pubblico più ampio e variegato.

Una resa visiva straordinaria, l’estetica e un ritmo serrato fanno di Squid Game un successo talmente travolgente da aver conquistato anche il pubblico più scettico, che non amava le serie sottotitolate. Un passo in avanti davvero degno di nota.

Caterina Malanetto

(Immagini da neovitruvian.com)

(Immagine di copertina da animeclick.it)

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