Il viaggio di Christopher McCandless “Nelle terre estreme”

Era l’Aprile del 1992 quando un ragazzo di buona famiglia della costa orientale degli USA raggiunse l’Alaska in autostop e si addentrò nel territorio selvaggio a nord del monte McKinley.

Christopher McCandless
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Quel ragazzo si chiamava Christopher Johnson McCandless. Era cresciuto in un ricco sobborgo di Washington D.C, aveva frequentato la Emory University e si era laureato con lode nel 1990. Poco dopo sparì dalla circolazione, cambiò nome, diede in beneficenza tutti i risparmi e bruciò i contanti che aveva nel portafoglio abbandonando l’auto con quasi tutti i suoi beni personali. Da quel momento fu Alexander Supertramp.

La vicenda della salma di un ragazzo ritrovata nella taiga d’Alaska era diventata cronaca nera, finì su tutti i giornali. Scatenò le reazioni più disparate tra i lettori, ma non si trattava di una cronaca comune. Jon Krakauer scrisse per la prima volta di questa storia in un pezzo sulla rivista Outside. Ma novemila parole non bastavano per raccontare questa vicenda. Riluttante ad abbandonare la storia, trascorse più di un anno ad indagare la strada che McCandless aveva percorso fino a comporre un dettagliato romanzo.

Il risultato delle indagini lo portò a comporre Nelle terre estreme nel 1996, un bestseller tradotto in 14 lingue, che racconta gli ultimi due anni di vita di Christopher, descrivendo in maniera profonda le probabili motivazioni psicologiche che lo hanno portato ad allontanarsi da tutto. Si tratta di un’indagine volta a comprendere la sua personalità, la storia familiare che aveva vissuto, e il rapporto con il mondo che lo circondava.

Chris era un ragazzo molto profondo, il cui forte idealismo era difficilmente compatibile con la vita moderna”

Il libro è un intersecarsi di flashback appartenenti alla cronaca d’attualità contemporanea, lettere rinvenute tramite personaggi conosciuti nel corso del viaggio e racconti dei familiari. Il tutto viene frammentato con racconti di gioventù dell’autore al fine di trovare un punto comune che aiuti a far luce sulla vicenda del ragazzo.

Tra il citazioni di Lev Tolstoj, Wallace Stegner, Jack London, Henry Thoreau, Mark Twain, Boris Pasternak, John Campbell, affiancate alle parole riportate nelle cartoline di McCandless, il libro apre ogni capitolo con in testa le frasi evidenziate da Chris.

La storia di Alexander Supertramp non è soltanto un viaggio, è un racconto di vita. Un’analisi psicologica e intensa di una personalità profonda e anche angosciata. Un racconto ricco di gioie personali ma anche di dolori e angosce che Krakauer esprime riducendo al minimo la presenza dell’autore.

Poco tempo dopo il regista Sean Penn si appassiona della storia e decide di mobilitarsi per ottenere i diritti cinematografici. Non ci riuscì in quanto la famiglia di McCandless non si dimostrò entusiasta di portare la storia del figlio sul grande schermo. Ci vollero circa dieci anni per ottenerli e iniziare le riprese. “Into the Wild – Nelle terre selvaggeuscì il 21 settembre 2007 negli USA e il 25 gennaio 2008 in Italia.

La colonna sonora del film è stata composta da Michael Brook con le canzoni di Eddie Vedder, cantante dei Pearl Jam. Il brano Guaranteed ha vinto il Golden Globe per la miglior canzone originale.

Adesso, finalmente di sentiva libero

Con in testa un obbiettivo preciso, l’Alaska, Chris affronta un viaggio in solitaria per due anni, attraversa gli Stati occidentali degli USA, passando anche dal Messico e lasciandosi alle spalle la sua identità, diventando Alexander Supertramp.

Inizia il viaggio con la sua vecchia auto, una Datsun gialla B210 del 1982, che abbandona in seguito ad una alluvione che aveva causato danni al motore, proseguendo a piedi, in autostop e mezzi pubblici. La Datsun venne ritrovata da gruppo di ricercatori nel deserto del Mojave. All’interno erano state rinvenute: una chitarra Giannini, un pallone da football, un sacchetto d’immondizia pieno di vecchi indumenti, una canna da pesca, 10 kg di riso, un rasoio elettrico nuovo, un’armonica a bocca, i cavi della batteria e le chiavi.

Cartolina a Wayne Westerberg
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Durante il suo viaggio Alex incontrò persone con le quali rimase in contatto tramite lettere e cartoline. Si imbatté in Jan e Bob appartenenti alla comunità degli slabs, poi in Wayne Westerberg, e molti altri. Nel corso della sua strada Alex lasciò un segno indelebile in tante persone, anche se con molte di queste trascorse solo un paio di settimane al massimo. Nessuna di queste però risentì tanto dell’incontro quanto Ronald Franz (pseudonimo).

Ronald Franz

L’incontro con Ron Franz ha permesso di ricostruire gran parte del percorso di Alexander e tracciare i suoi spostamenti. Ron incontrò Alex un giovedì di metà gennaio del 1992, quando aveva già passato gli ottant’anni. In quel periodo Alex era accampato in una macchia terreno creosoto ai margini dell’Anza-Borrego Desert State Park. Per fare provviste doveva percorrere sei chilometri e arrivare a Salton City. Un pomeriggio un anziano signore si ferma per dargli un passaggio. Era Ron.

Ron abitava solo. Era un cristiano devoto che aveva passato gran parte dell’età adulta ad Okinawa, di istanza nell’esercito. Aveva perso la moglie e il figlio in un incidente stradale provocato da un ubriaco. Rifugiatosi nell’alcol, che dopo qualche mese abbandonò di colpo, aveva cercato per tutta la vita di superare il dolore che non lo abbandonava mai.

L’incontro con Alex lo fece piombare in quel vecchio impulso paterno che aveva perso molti anni prima. Una domenica dopo la messa Ron decise di parlare con il ragazzo, nella speranza di convincerlo a farsi un’educazione, trovare un buon posto di lavoro, e costruirsi qualcosa nella vita. Fu questa la risposta di Alex: “Senta Signor Franz, non deve preoccuparsi per me. Ho finito il college, non sono indigente, vivo così per scelta”. Da qui si creò un rapporto intenso, ma dal quale Alexander si allontanò fisicamente molto presto, per perseguire ancora il proprio obbiettivo.

Mittente: Alex Supertramp

Ad un passo dall’Alaska Alex spedì una lettera a Ron nella quale lo ringrazia e lo esorta a fare ciò che mai avrebbe osato. La lettera è l’ultimo contatto che Ron ebbe con Alex.

Ron, apprezzo sinceramente l’aiuto che mi hai dato [..] Vorrei ripeterti di nuovo il consiglio che già ti diedi in passato, ovvero che secondo me dovresti apportare un radicale cambiamento al tuo stile di vita, cominciando con coraggio a fare cose che mai hai osato. C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo.

...Se vuoi avere di più dalla vita, Ron, devi liberarti della tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile di vita più movimentato che al principio ti sembrerà folle, ma non appena ti ci sarai abituato, ne assaporerai il pieno significato e l’incredibile bellezza. [..] Per cui Ron, in poche parole, vattene da Salton City e mettiti sulla strada. Ti garantisco che sarai felice di averlo fatto.

Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale. [..] Non esitare o indugiare in scuse. Prendi e vai. Sarai felice di averlo fatto.

L’Alaska

“Dieci giorni e dieci notti di treni merci e autostop lo hanno portato fino al grande bianco del Nord. Per non essere mai più avvelenato dalla civiltà egli fugge, e solo cammina, per smarrirsi nelle terre estreme” (Alexander Supertramp).

Così si apre l’ultimo intenso capitolo del libro, nonché l’ultimo periodo della vita di Alex. Qui aveva ormai raggiunto il grande Nord. Viveva all’interno di un vecchio bus abbandonato il “Magic Bus“. Qui, poteva finalmente essere solo. Proprio qui realizzava, infine, il vero significato della felicità.

McCandless aveva appena finito di leggere Il dottor Zivago, un libro che lo spinse a scarabocchiare alcuni commenti a margine e sottolineare varie parti:

Oh, come si desidera a volte poter scappare dall’insulsa monotonia dell’umana eloquenza, dalle frasi sublimi, per cercare rifugio nella natura, apparentemente così silenziosa…

E segnò il paragrafo accanto con un asterisco:

Si accorsero allora che solo la vita simile alla vita di chi ci circonda, la vita che si immerge nella vita senza lasciar segno, è vera vita, che la felicità isolata non è felicità […].

Accanto a questo scrisse di suo pugno:

Felicità è vera soltanto se condivisa.

Marina Lombardi

Christopher McCandless / Alexander Supertramp davanti al Magic Bus
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