Estate in città: il racconto della periferia tra cinema e rap

L’estate è calda e opprimente quando vivi in città, ma nelle periferie diventa ancora più soffocante, con il sole cocente che surriscalda il cemento dei palazzoni. Questo racconta il cortometraggio “Estate in città dei giovanissimi Lorenzo Radin e Samuele Zucchet, che ha primeggiato lo scorso dicembre al Torino Film Festival. Il corto parla di un ragazzo, Luca, nato e cresciuto nella periferia torinese. Luca, come molti altri giovani dei sobborghi, percepisce l’ambiente in cui vive come insopportabilmente asfissiante, come se respirasse costantemente con la testa in un sacchetto di plastica. Ma grazie ad un nuovo amico, Lorenzo, riesce finalmente a respirare, attraverso la musica rap.

La narrazione del cortometraggio pare come sospesa in una dimensione onirica durante tutta la visione, anche grazie alle particolari inquadrature e agli studi di luce, che nelle sue sfumature aranciate fa percepire allo spettatore tutta la staticità degli ambienti. Scene di vita quotidiana fanno da cornice ai dialoghi dei protagonisti, mentre gli ambienti della periferia rimangono fermi nell’afa estiva. Quando Luca scopre la musica le scene riacquisiscono dinamicità, destinata però a morire quando Lorenzo se ne va alla fine dell’estate.

Il corto rappresenta la vita di molti ragazzi che, nati nelle periferie cittadine, rimangono bloccati in quegli ambienti degradanti anche da adulti. Le scene sono girate nel quartiere di Vallette, che nell’immaginario torinese simboleggia un luogo di segregazione e degrado sociale. La microcriminalità e la ghettizzazione sono problematiche che caratterizzano questo quartiere come tanti altri: Lucento, Parella, Mirafiori Sud, che nel torinese rappresentano una sorta di “piaga sociale” agli occhi di chi abita zone più agiate.

Così come Luca, molti ragazzi sentono la necessità di avvicinarsi alla musica per poter esprimere se stessi e trovare un modo per fuggire dalla condizione di disagio in cui vivono. Proprio la musica rap nasce per descrivere tali situazioni, diventando emblema della vita di periferia: parole in rima che incarnano il desiderio di ribellione e contrasto con i valori della società, nell’intento di seguire le orme di artisti che grazie alla musica hanno avuto successo senza rinnegare il luogo in cui sono cresciuti. Tale aspetto è però mutato nel tempo: da mezzo per descrivere la vita quotidiana tra i palazzoni a esaltazione della criminalità, delle droghe e dei soldi, che instaura un processo imitativo spesso nocivo. In questo ambiente si muove la trap della scena italiana più recente.

Come descritto da “Estate in città” la musica può diventare comunque un tramite immediato per esprimersi e rappresentare lo scenario della vita di periferia. Un modo per boccheggiare nel caldo afoso delle zone marginali delle città.

Caterina Malanetto

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