Lima: un muro silenziato

In copertina: bambini osservano oltre il muro, dove abitano persone più abbienti. Fotografia tratta dal reportage del fotografo Gaël Turine, visibile per intero sul sito dell’autore.
https://www.gaelturine.com/STORIES/The-Lima-wall-/thumbs

I muri sono da sempre eretti dagli esseri umani con lo scopo di proteggersi dal freddo, da animali feroci o da altri individui. Nel corso degli ultimi secoli, invece, essi sono costruiti al fine di dividere le persone le une dalle altre.
Quando si parla di muri, spesso la nostra mente ci riporta all’immagine del muro di Berlino o di quello tra Messico e Stati Uniti. Vi sono però molti altri muri di cui nessuno parla; tra questi, quello di Lima, capitale del Perù.

Crediti: Giornale dell’Architettura

Migrazione interna come causa scatenante

Di particolare rilievo è il collocamento della costruzione del muro nel suo contesto storico, culturale e giuridico.
Durante di anni ’80 in Perù si registrò un elevato tasso di migrazione interna – dalle zone rurali verso quelle più industrializzate – che si potrebbe definire “forzata” in quanto conseguenza delle violenze scoppiate tra il governo peruviano e il gruppo di guerriglia maoista Sendero Luminoso. In quel contesto molti dei migranti videro Lima come una grande opportunità di miglioramento per le proprie condizioni di vita.
Tuttavia, nella coscienza comune, i migranti – chiamati desplazados – venivano dipinti come figure minacciose non meritevoli di diritti. Inoltre, l’ondata migratoria venne concepita come un’invasione da parte della popolazione urbana. Questa condizione comportò la perdita di quei diritti politici, economici e culturali predicati come universali dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948, sottoscritta anche dal Perù. A livello locale il governo peruviano non si preoccupò di tutelare in nessun modo la popolazione migrante vittima di violenza.
Ancora, trattandosi di spostamenti forzati, questa migrazione interna non rispettava quanto sancito dai diritti internazionalmente riconosciuti alle popolazioni indigene: la Convenzione sulla Protezione e integrazione delle popolazioni indigene e tribali dell’Organizzazione mondiale del lavoro (O.I.L.) del 1959 – entrata in vigore in Perù dall’anno successivo – sostiene che i popoli indigeni abbiano diritto alla proprietà collettiva, a non essere allontanati dai territori d’origine, ad essere risarciti in caso di spostamento forzato.  

Una divisione netta

I primi a occuparsi della costruzione del muro furono gli abitanti del quartiere di Las Casurinas per dividere le proprie abitazioni da quelle di Pamplona Alta, ma nel tempo il progetto è stato portato avanti dai cittadini dei quartieri più facoltosi.
Oggi il muro è uno dei simboli della disuguaglianza presente in Sud America e segna una divisione netta e concreta tra le ville lussuriose con piscina da una parte e le baracche senza elettricità e spesso senza acqua potabile dall’altra, tra la popolazione benestante e quella povera. I primi vedono il muro come l’unico modo per tutelare e garantire la propria sicurezza, mentre per i secondi esso rappresenta un ostacolo al miglioramento delle proprie condizioni. Inoltre, per molti dei lavoratori più poveri, passare da una parte all’altra del muro ogni giorno per guadagnarsi da vivere costa loro circa metà dello stipendio giornaliero.
La popolazione più povera ha cercato più volte di mobilitarsi per la demolizione del muro, ma senza molto successo. È il caso di Carlos Hinostroza Rodríguez, che nel 2017 presentò ricorso alla Corte di Lima Sud sostenendo che il muro dividesse ricchi e poveri e pregiudicasse la libera circolazione delle persone che vivono nelle sue vicinanze. Il giudice in prima battuta ammise l’habeas corpus contro il muro, ma dopo un’ispezione sul campo, ritenne che “la costruzione sia ragionevole e costituzionale per proteggere la terra da una possibile invasione”.

Siamo in un’epoca di grande globalizzazione, in cui le culture e le società sono sempre più intrecciate le une alle altre, eppure, come scrive Carlo Greppi nel suo libro “L’età dei muri” riferendosi all’inizio del secolo scorso: “sta per inaugurarsi un’epoca in cui l’unico collante di molte società umane sarà quello che le divide: sta per iniziare l’età dei muri» (p. 14).

Emily Aglì

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