Il teatro dell’extravaganza al Fringe Festival 2022

Il termine fringe indica qualcosa che si trova ai margini, nasce dall’esterno. Proprio questo è il Fringe Festival. Una miscela di colori, ambienti, suoni, luci, teatro ma non solo. Quest’anno l’edizione di Torino ha seguito un unico credo: l’extravaganza. E quindi porte aperte al burlesque, la pantomima, l’eccedenza!

Il teatro off

Il Fringe Festival nasce ad Edimburgo nel 1947. Dei gruppi teatrali non furono invitati al neonato Edinburgh International Festival, un’iniziativa per riaccendere i sorrisi della gente che aveva vissuto il Secondo Conflitto Mondiale. I teatranti esclusi decisero comunque di esibirsi ai margini del festival con i loro spettacoli. Negli anni seguenti, sempre più artisti si unirono alla comitiva e nacque la Fringe Festival Society, che formalizzò l’esistenza di quello che oggi è il più grande festival di arti performative del mondo.

Oggi molte città hanno seguito l’esempio di Edimburgo, una tra tutte Torino. Il Torino Fringe Festival alla sua decima edizione ha deliziato i suoi 10.000 spettatori dal 7 al 29 maggio di quest’anno, tra spettacoli tradizionali, performance non convenzionali, stand-up comedy e clubbing. Diciannove le location di quest’anno, in spazi off rispetto ai consueti dell’offerta culturale e delle arti performative, ventotto gli spettacoli teatrali in scena e trenta eventi speciali.

La nostra redazione ha avuto la possibilità di partecipare a tre degli spettacoli tenutesi nella città sabauda e ve ne presenta in questo articolo una breve rassegna.

Le confessioni di una mente “psicolavabile”

Il primo spettacolo a cui abbiamo assistito si svolgeva in un luogo insolito e introvabile. Si pensava di aver sbagliato location, l’indirizzo riportato dal biglietto indicava quello che pareva un ristorante di cucina siberiana. E invece proprio nel sotterraneo di quell’insolito ristorante si trovava un piccolo palco e una ventina di sedie: lo Spazio Ferramenta.

Lo show in questione era Confessioni Psicolavabili di Dario Benedetto: un autoironico monologo di stand-up comedy, fresco e deliziosamente cinico. Si sono toccati temi come la procrastinazione, il feticismo, l’amore, tutti collegati da un fil rouge tracciato con maestria dall’attore, raccontando storie che si inseguono a vicenda confondendo lo spettatore per poi fargli capire che tutto è collegato alla matrice iniziale. Benedetto si muove come un folletto sul palco con espressioni e modulazioni della voce che tradiscono il suo mestiere di attore e la sua bravura magistrale. Un’ora di risa, riflessioni e costruzioni narrative meravigliose.

Dario Benedetto

Una cena particolare

Allo Spazio Kairos, un grazioso teatro incastrato tra i quartieri Aurora e Barriera di Milano, la compagnia Onda Larsen porta in scena la commedia francese Una Cena d’Addio. Una giovane coppia si rende conto di portare avanti rapporti di amicizia per inerzia, e decide sotto consiglio di un amico di abbandonare le relazioni poco genuine organizzare delle “cene d’addio” per quegli amici con cui in realtà non condividono più nulla. Tra dialoghi rocamboleschi e siparietti, la vicenda si sviluppa in modo inaspettato. Con Lia TomatisRiccardo De LeoGianluca Guastella e
regia Andrea Borini, uno spettacolo piacevolmente spassoso, che fa riflettere sul vero significato dell’amicizia. Il tutto è condito da un’interpretazione fresca e raffinata.

Riccardo De Leo, Gianluca Guastella, Lia Tomatis

Storia, leggenda e calciobalilla

“Alejandro Finisterre nacque in Galizia nel 1919. Poeta, editore, ballerino, artigiano tuttofare, repubblicano durante la Guerra Civile spagnola, conosciuto come l’inventore del futbolín, o calciobalilla. […] Si racconta che in Guatemala, nel 1952, nel bar del Centro Republicano Español, sfidò a calciobalilla un altro rivoluzionario, un argentino di nome Ernesto, soprannominato “Che”…”.

Questo recita la trama dello spettacolo Calciobalilla, che si rivela però ben più di quanto previsto. Un incontro particolare, un metaspettacolo che è teatro ma è anche qualcos’altro: una serie di botta e risposta incalzanti tra due attori che tra battute brevi a volte in rima sembrano giocare una vera e propria partita di calciobalilla, la vittoria a chi ha l’ultima parola. Una miscela ricordi e invenzioni, tempi e luoghi, gli altipiani del Guatemala e la pianura di Milano, il 1952 e oggi, il Martini Bianco e il Martini Dry.

Lo spettatore si perde e si ritrova in questo esperimento prodigioso e complesso. Un’esibizione non per tutti, ma che mette in risalto la straordinaria maestria del regista e creatore dell’opera Davide Carnevali e degli interpreti Fabrizio Martorelli Stefano Moretti.

Il Fringe è anche questo: sperimentazione e meraviglia.

Immagine di locandina di Calciobalilla

L’arte del lasciarsi stupire: un’edizione di stravaganza

Si chiude così la nostra esperienza di quest’anno al Fringe Festival, un festival che con la sua multidisciplinarietà ci ha mostrato lati delle arti performative che non si immagina neanche possano esistere. Un amore sconfinato nei confronti del teatro di ieri e di oggi che con la sua straordinaria peculiarità anche quest’anno ha stregato centinaia di spettatori, noi compresi.

Caterina Malanetto

Crediti: https://www.tofringe.it/

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