Culle per la vita: storie di accoglienza e speranza

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Lo scorso 19 aprile, nella culla per la vita della Croce Rossa di Bergamo, è stato deposto un neonato di pochi giorni. Insieme al bambino compariva anche un biglietto contenente un messaggio di amore e auguri per il futuro, un futuro che l’autore o l’autrice del messaggio non poteva garantire. Accanto a questo episodio, purtroppo, la cronaca ci regala fatti ben più drammatici. Si parla di neonati ritrovati senza vita o in condizioni di grave pericolo, come accaduto a Roma lo scorso aprile, quando un bambino di appena quindici giorni è stato trovato denutrito e nudo, abbandonato su un materasso, in una situazione che metteva seriamente a rischio la sua sopravvivenza.

Crediti immagine: Karina da Pixabay – https://pixabay.com/it/photos/quadrifoglio-felicit%c3%a0-infante-1892660/

Abbandono e infanticidio hanno tuttavia radici antiche. Infatti, presso molti popoli, i neonati — soprattutto quando illegittimi o infermi — erano considerati alla stregua di oggetti.
Nella Roma antica, il padre aveva diritto assoluto di decidere quali e quanti bambini avrebbero fatto parte della famiglia: i neonati non riconosciuti venivano “esposti” in luoghi pubblici. Affidati alla pietà dei passanti e dunque spesso lasciati a morire di fame, nel peggiore dei casi venivano assorbiti dal mercato della schiavitù o della prostituzione.

Nel Medioevo arrivò una prima risposta istituzionale a questa piaga con la nascita dei brefotrofi, strutture che accoglievano i figli illegittimi, non riconosciuti o abbandonati.

Nello stesso periodo furono costruite anche le prime ruote degli esposti, pensate per affidare i neonati abbandonati alle cure di una struttura, senza il bisogno di mostrarsi. Questo sistema era costituito da un semplice cilindro di legno rotante, inserito nel muro di un ospedale. La ruota si componeva poi di un’apertura rivolta verso l’esterno e di un’altra che dava sull’interno. La persona poggiava semplicemente il neonato nella nicchia esterna, girava la ruota per farlo entrare nell’edificio e suonava un campanello per avvisare i soccorritori, mantenendo in questo modo l’anonimato.

La prima ruota documentata fu istituita in Francia nel 1188. In Italia fu Papa Innocenzo III — impressionato dai numerosi ritrovamenti di neonati annegati nel Tevere — a commissionare l’installazione, nel 1198, di una ruota degli esposti nell’Ospedale Santo Spirito in Sassia di Roma, al fine di offrire un’alternativa alle madri disperate.

Da allora, questo sistema si diffuse a macchia d’olio. In Italia è molto famosa la ruota degli esposti di Napoli, città in cui il fenomeno era così radicato da dare origine al cognome Esposito — derivante proprio dal termine esposto — ossia “messo fuori”, affidato alla pubblica carità. A proposito di questo argomento, i registri di Napoli offrono uno documentazione storica unica a partire dal 1601, anche se la struttura a cui si fa riferimento risultava attiva già dal XIV secolo.

Nel corso del XIX secolo si arrivò alla graduale chiusura delle ruote degli esposti. L’esplosione demografica coniugata a un crescente abuso dello strumento (spesso usato per sfuggire alla responsabilità genitoriale), ne resero insostenibile la gestione.

Per secoli, la protezione dei neonati è stata affidata quasi esclusivamente alle associazioni caritatevoli di ordine religioso. La ruota degli esposti rispondeva pertanto a un’esigenza di pietà cristiana: salvare la vita fisica del bambino evitandone l’uccisione, senza considerare tuttavia il prezzo della perdita totale d’identità che ne conseguiva. Il neonato diventava infatti un figlio della colpa ed era denominato N.N., abbreviazione della locuzione latina Nomen nescio, nome sconosciuto.

Oggi, invece, la legge lega la tutela del minore alla tutela della madre. La normativa italiana garantisce dunque a ogni donna il diritto di partorire in ospedale nel rispetto della propria dignità e in anonimato, ricevendo assistenza medica senza obbligo di riconoscere il bambino e con la massima riservatezza sulla propria identità.

Parallelamente, il neonato è riconosciuto come persona titolare di diritti fin dalla nascita: egli possiede un nome, una cittadinanza, ha accesso alla protezione da parte delle istituzioni e ha la possibilità di crescere in una famiglia in grado di garantire cura e educazione. Quando un bambino non viene riconosciuto, l’ospedale informa immediatamente il Tribunale per i Minorenni, che avvia la procedura per l’adozione. Il neonato viene così inserito rapidamente nel circuito nazionale e potrà essere accolto da una famiglia idonea, tramite il monitoraggio dei servizi sociali. La legge non giudica la scelta della madre, ma assicura un percorso sicuro sia per lei che per il bambino.

L’evoluzione sociale ha portato a comprendere che la scelta dell’anonimato non deve comportare abbandono o rischio. Se la ruota costringeva a gravidanze clandestine e pericolose, il moderno parto in anonimato istituzionalizza la sicurezza: équipe mediche, supporto psicologico e assistenza post-partum sono compresi nel servizio. Il focus non è più nascondere l’errore, ma garantire la vita.

In questo sistema si inseriscono le moderne culle per la vita. Oggi come secoli fa, questi strumenti sono pensati per risolvere situazioni di estrema difficoltà o disagio sociale e garantire da un lato la sicurezza al neonato e dall’altro dignità e anonimato a chi sceglie di affidare il bambino ad altri. In queste culle, la tecnologia ha sostituito il legno delle vecchie ruote fornendo spazi riscaldati, con sensori e allarmi collegati h24 agli ospedali, progettati per garantire un anonimato totale. Tuttavia, questo non si configura come un ritorno al passato, bensì come un tassello verso lo sviluppo proposto dall’Agenda ONU 2030. Proteggere ogni nascita e ridurre le disuguaglianze è infatti uno degli obiettivi globali riconosciuti. Questo traguardo va oltre il concetto di carità, rappresentando la scelta civile di una società che decide di non lasciare indietro nessuno, così da garantire a tutti, fin dal primo respiro, lo stesso diritto alla vita.

Il biglietto ritrovato a Bergamo, così carico di amore e dolore, ci ricorda che dietro ogni abbandono c’è una storia che merita rispetto, e che soprattutto non andrebbe giudicata. Dalle antiche ruote fino ai sistemi moderni, il messaggio resta lo stesso: è la mano tesa di una comunità verso una madre o un padre in estrema difficoltà; un modo per far sì che ogni neonato possa accedere da subito alle cure e alla protezione di cui ha diritto.

Barbara Ferrari

Fonti

Culle per la Vita, Cosa sono, ultima consultazione: 9 maggio 2026, link: https://www.culleperlavita.it/cosa-sono/

Grattoggi Sara, “Neonato abbandonato nella Culla per la vita: ‘Ti auguro una vita di gioia che ora non posso darti’”, Rai News.it, pubblicazione: 19/04/2026, ultima consultazione: 9 maggio 2026, link: https://www.rainews.it/articoli/2026/04/bergamo-neonato-abbandonato-nella-culla-della-vita-dc26b41f-938c-4c93-858c-943364e0bc5f.html

Il Mattino, Napoli, la storia della ruota degli Esposti, 05 settembre 2025, ultima consultazione: 9 maggio 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=x5hEiTp5W4E

Lupia Valentina, “Neonato abbandonato tra droga e rifiuti, il medico: ‘Era disidratato, poteva morire’”, la Repubblica, pubblicazione: 10 aprile 2026, ultima consultazione: 9 maggio 2026, link: https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/04/10/news/neonato_abbandonato_droga_rifiuti_poteva_morire-425274195

Santaguida Maria Teresa, “Bimba trovata morta, attesa per l’autopsia”, Rai News.it, pubblicazione: 27/05/2024, ultima consultazione: 9 maggio 2026, link: https://www.rainews.it/articoli/2024/05/neonato-morto-trar-scogli-rintracciata-la-madre-e-una-13enne-ff9d13b4-d8ea-445e-b118-c1064c4d0a8d.html

Wikipedia, Ruota degli esposti, ultima consultazione: 9 maggio 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruota_degli_esposti

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