Sbuffi, appelli, debiti: il cinema italiano contesta il ministro Giuli

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I David di Donatello, assieme alla Mostra del Cinema di Venezia, costituiscono l’evento apicale del cinema italiano. Senza scomodare paragoni ingombranti con gli Oscar o i Golden Globe, si tratta di un momento assai prestigioso e, come in ogni simile occasione, lo Stato italiano prova a metterci il cappello. In Italia le compagnie di produzione cinematografica non navigano certo nell’oro, anzi; dunque il ricorso a finanziamenti pubblici (il famoso e controverso tax credit) è spesso l’unico modo per portare a termine le riprese e distribuire il prodotto. Proprio su questo forzato inchino all’esecutivo si sono concentrate le proteste contro Alessandro Giuli, ben condensate dallo sbuffo (forse un po’ performativo) di Pierpaolo Capovilla durante l’infinito panegirico di cui il ministro ha gentilmente fatto omaggio al pubblico nel corso della cerimonia. Un vero disastro per il governo, che proprio non riesce a far pace col mondo dell’arte, in special modo col teatro e col cinema, veri bastioni dell’opposizione alla maggioranza di destra (quando di quella parlamentare sembrano invece essersi perse da tempo le tracce). E’ meglio tuttavia fare un passo indietro e capire esattamente come vanno le cose. Spoiler: non bene.

Il fresco e agrodolce ritratto di Le città di pianura di Francesco Sossai ha stravinto sullo stanco e autoreferenziale La grazia di Paolo Sorrentino. Il giovane regista veneziano, aggiudicatosi ben tre statuette, è salito sul palco con una spilla che recita: “Non c’è Italia senza cinema”. Si tratta di un riferimento alla lettera firmata dalle associazioni di categoria, in rappresentanza di oltre 120 mila dipendenti, che ha destato l’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La vexata quaestio riguarda proprio la gestione del Ministero della Cultura da parte di Alessandro Giuli, ex membro del Movimento Sociale Italiano e di Meridiano Zero, organizzazione fascista scomparsa nel 1993. Già nel 2024, il nuovo decreto Tax Credit aveva chiuso il rubinetto dei finanziamenti a fondo perduto, con strane condizioni che aveva fatto storcere parecchio il naso alla categoria: spiccavano tra le tante la richiesta perentoria di un minimo di 600 proiezioni in almeno 80 sale entro due settimane dall’uscita e l’obbligo di reinvestimento (ovvero, la produzione che beneficia dei fondi è tenuta a reinvestirli in nuovo materiale entro un massimo di cinque anni). Al contempo, però, aveva aumentato a ben cento milioni di euro il tax credit riservato alle produzioni straniere, con ulteriori agevolazioni per le major interessate a girare a Cinecittà. Nulla di strano, si potrebbe dire: anche nel dopoguerra e fino almeno agli anni ’70 ci sono state tante coproduzioni italo-straniere nel tempio del cinema italiano a Roma. Vero, ma in questo caso le associazioni di categoria lamentano un ridimensionamento delle produzioni locali a vantaggio di quelle estere, specialmente statunitensi. Strano, per il governo del “Prima gli italiani”.

La lettera aperta è stata siglata dal movimento nato in seguito a queste manovre, #SiamoAiTitoliDiCoda, fondato da Dario Indelicato, regista, direttore di fotografia e montatore che ha lavorato, tra gli altri, a Il cattivo poeta, La paranza dei bambini e Il primo re. Di recente ha dichiarato:

Il nuovo riparto traccia un modello di Paese che rinuncia alla propria identità culturale per diventare un semplice service a disposizione dei colossi internazionali

A infiammare ulteriormente la protesta è stata la recente bozza della manovra per il Fondo Cinema e Audiovisivo, che verrebbe ridotto dai 750 milioni del 2025 ad appena 500 nel 2027. Un taglio del 33%. Non finisce qui, però: altro punto di discordia è il criterio di assegnazione dei fondi. A sollevare la questione è stata Ilaria De Laurentiis, regista di Roberto Rossellini, più di una vita, vincitore del David al miglior documentario, che ha dichiarato:

Contavamo tanto su quel contributo del ministero che non è mai arrivato e ora siamo pieni di debiti. Stiamo senza una lira, ma va bene così. Siamo felici ma preoccupati per il nostro futuro e per il futuro del cinema italiano».

Persino la stampa vicina al governo ne ha contestato le iniziative nel campo della cultura; La Verità ha infatti aperto la sua prima pagina del 7 maggio con un articolo intitolato La Finanza indaga sui film sovvenzionati dal ministero di Giuli. Uno dei casi più clamorosi è stato quello di Tradita, di Gabriele Altobelli con Manuela Arcuri: un milione e 200 mila euro di finanziamenti, appena 26 mila al botteghino. Il mancato finanziamento a Giulio Regeni, tutto il male del mondo è poi unulteriore, ingombrante macchia sulloperato del governo, al punto che lo stesso Giuli ha dovuto fare ammenda, nel suo discorso.

Il lungo e retorico discorso del ministro, oltre ad aver causato un’indisposizione ben condensata dallo sbuffo di Capovilla, non ha affatto placato gli animi. Matilda De Angelis, ormai star internazionale e vincitrice del David alla miglior attrice non protagonista per Fuori di Mario Martone, si è detta dispiaciuta «che si debba umiliare un’intera categoria per ricordarsi che esiste». Tante le dediche del premio alla Palestina: Omar Rammal, vincitore per il miglior cortometraggio con Everyday in Gaza, Andrea Castorina, miglior scenografo per La città proibita di Gabriele Mainetti, e Lino Musella, miglior attore non protagonista in Nonostante, di Valerio Mastandrea. Proprio Musella, inoltre, ha ringraziato Robert De Niro per aver detto «che l’arte è una minaccia per gli autocrati e i fascisti». Il messaggio è chiaro: il cinema non è disposto né a farsi sfruttare per la solita passerella istituzionale né ad assecondare l’agenda di governo. Questi David di Donatello hanno avuto il merito di dare un quadro chiaro dello stato attuale (e contraddittorio) del cinema italiano: smoking e premi luccicanti, ma anche tagli, debiti e tanta voglia di lottare contro lo strapotere politico nell’arte. Si può solo sperare che alla fine l’arte vinca, anche su chi la vuole sfruttare senza darle nulla in cambio.

Vincenzo Ferreri Mastrocinque

Fonti

N.N., “Tagli al Fondo Cinema, l’allarme dei lavoratori: «Roma rischia collasso»”, La Repubblica, 03/03/2026, ultima consultazione: 09/05/2026.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/03/03/news/tagli_al_fondo_cinema_l_allarme_dei_lavoratori_roma_rischia_collasso-425197340

Ufficio Stampa ANICA, “Manovra. Con tagli e incertezza si rischia fuga dall’Italia”, ANICA News, 12/12/2025, ultima consultazione: 09/05/2026.

https://www.anica.it/news/manovra-con-tagli-e-incertezza-si-rischia-fuga-dallitalia

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