Il 12 maggio scorso la celebre testata giornalistica The Guardian ha pubblicato una classifica dei migliori cento romanzi mai scritti. La lista, stilata da 172 scrittori, critici e studiosi, esamina tutte le epoche storiche e nasce con l’idea di una maggiore inclusività, tenendo presente il concetto di intersezionalità: generalmente, infatti, quelle persone appartenenti a più categorie di minoranza – a causa del loro genere, nazionalità, disabilità… – sono artisti meno considerati e conosciuti dal grande pubblico.
Middlemarch di George Eliot si aggiudica il primo posto, seguito da Beloved di Toni Morrison e da Ulysses di James Joyce; ovviamente, come accade per tutte quelle classifiche che promettono di fornire un elenco definitivo e inconfutabile, nemmeno in questo caso sono mancate discussioni. Diamo un’occhiata alla biblioteca di capolavori proposta dal The Guardian!
I grandi successi italiani
Essendo la selezione fondata sulle opere fruibili in lingua inglese, essa tende inevitabilmente a privilegiare la tradizione anglofona. Tuttavia, proprio in ragione di quello sforzo di apertura internazionale di cui parlavamo prima, troviamo anche tre romanzi italiani, due classici del Novecento e uno, invece, piuttosto recente: Le città invisibili di Italo Calvino, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e L’amica geniale di Elena Ferrante, posizionati rispettivamente al 95°, 46° e 51° posto.
Il romanzo di Calvino rappresenta il culmine della sua carriera: esso nasce in seno ai suoi studi di letteratura combinatoria, un processo molto particolare per cui la scrittura diventa una macchina matematica, potenzialmente scomponibile all’infinito e, di conseguenza, che deve essere fortemente co-partecipata dal lettore per essere apprezzata. I protagonisti di quest’opera non sono esseri umani o animali, ma appunto città: lo scrittore ligure privilegia così la descrizione di luoghi piuttosto che lo scorrere del tempo.
Non ci si stupisca se il romanzo di Lampedusa si trova nella prima metà della classifica: Il Gattopardo è da sempre apprezzatissimo all’estero, anche grazie al film omonimo prodotto da Luchino Visconti, che ne ha dato un carattere fortemente internazionale. È piuttosto singolare pensare che un’opera così amata sia stata rifiutata da Mondadori ed Einaudi, prima di essere pubblicata per Feltrinelli: la tematica anti-risorgimentale del romanzo rappresentò un problema per la Sinistra italiana, che associava il periodo della Resistenza appena trascorso proprio all’epoca del Risorgimento; inoltre Lampedusa rifiutò di aderire a qualsiasi tipo di corrente, specialmente a quella neorealista che il PCI propagandava, e perciò suscitò altre antipatie. Una volta pubblicata, però, l’opera raggiunse un esito incredibile: vinse il Premio Strega (a sfavore di Una vita violenta di Pasolini) e fu uno dei tre grandi successi popolari italiani del ‘900, insieme a La storia di Elsa Morante e Il nome della rosa di Umberto Eco. Le riletture successive della Sinistra italiana – anche in seguito alla considerazione della Resistenza come una vera e propria guerra civile e non come una lotta verso un nemico esterno – permisero al romanzo di essere apprezzato anche dagli stessi intellettuali del PCI che prima lo avevano aspramente criticato.
Se su Calvino e Lampedusa abbiamo molte informazioni storiche, quasi nulla si sa su Elena Ferrante, pseudonimo non identificato che indica l’autrice (o l’autore) della tetralogia L’amica geniale. Il successo globale della saga non è solo un fenomeno commerciale, ma il riconoscimento di una potenza narrativa straordinaria, capace di sviscerare l’amicizia femminile e le tensioni sociali del secondo Novecento. Non a caso, la principale città in cui si sviluppa la storia è Napoli, da sempre caratterizzata dai suoi forti contrasti.
Il trionfo della scrittura femminile
Non solo Elena Ferrante: Charlotte ed Emily Brontë, Jane Austen, Margaret Atwood, Arundhati Roy e molte altre autrici sono presenti all’interno della lista del Guardian, che ribalta la prospettiva dei vecchi canoni letterari. Come abbiamo già visto, i due terzi del podio sono occupati proprio da donne, cioè George Eliot (pseudonimo di Mary Ann Evans) con Middlemarch e Toni Morrison con Amatissima. Entrambi i libri affrontano temi di un certo livello: il primo analizza le dinamiche, spesso difficili, tra la comunità e il singolo; il secondo è basato sulla storia vera di Margaret Garner, una schiava che nel 1856 preferì uccidere la figlia piuttosto che vederla ricondotta in schiavitù.
Ad apparire più volte all’interno della classifica è Virginia Woolf: la scrittrice inglese, vissuta nella prima metà del ‘900, si conferma una colonna portante non solo del movimento modernista ma di tutta la letteratura mondiale. Vengono stilati ben cinque suoi successi: Gita al faro al 4° posto; La signora Dalloway al 14°; Orlando al 54°; Le onde al 55°; La stanza di Jacob al 92°.
Gli esclusi: tra errori matematici e assenti “eccellenti”
Come ogni operazione di questo genere, i veri nodi critici emergono quando saltano all’occhio i grandi assenti. Innanzitutto, il Guardian ha specificato di aver preso in considerazione unicamente romanzi: ne consegue l’esclusione di capolavori come la Commedia di Dante, le poesie e le opere teatrali di Shakespeare e persino l’Odissea omerica. Tuttavia, anche rimanendo nel perimetro della narrativa in prosa, i dibattiti non mancano.
È stato clamoroso il caso dell’assenza di Albert Camus con Lo straniero: come ha fatto notare Matthew Aldridge, il titolo del romanzo era stato presentato con due traduzioni differenti (The Stranger e The Outsider) e per questo i suoi voti erano stati frammentati a metà, non permettendo l’inclusione nella classifica. Riconosciuto lo sbaglio, Camus è stato successivamente reinserito aggiudicandosi il 71° posto.
Oltre agli errori matematici, sicuramente è difficile giustificare la mancanza di capolavori italiani come I promessi sposi, che patisce un’estetica troppo legata a dinamiche provinciali o cattoliche; La coscienza di Zeno, nonostante la sua precoce visione psicoanalitica; Il nome della rosa, ancora oggi considerato cult a livello mondiale. Oltre al panorama italiano, non troviamo nemmeno J.R.R. Tolkien, sebbene abbia creato un intero universo narrativo con la saga de Il signore degli anelli che ha inevitabilmente condizionato l’intero genere del fantasy; nonché alcuni autori fondanti della letteratura americana, come John Steinbeck (con Furore in particolar modo) e Harper Lee (con Il buio oltre la siepe).
La classifica del Guardian non va di certo letta come un dogma immutabile, ma come un organismo vivo. Riflette le sensibilità e le urgenze del nostro tempo, offrendo una mappa che, pur con qualche parzialità geografica e storiche esclusioni, ha il merito di scardinare un canone vecchio, ormai obsoleto, per aprirsi a un mondo decisamente più polifonico e intersezionale.
Alessia Vinci
Fonti
Aldridge Matthew P., “Guardian 100 best novels (stats and errors)”, Matthew P. Aldridge Blog, 15 maggio 2026, ultima consultazione: 24 maggio 2026, link: https://mpaldridge.github.io/blog/guardian-novels.html.
Redazione FqMagazine, “172 scrittori, studiosi e critici hanno stilato la classifica dei 100 romanzi più belli di sempre: eccola”, Il Fatto Quotidiano, 21 maggio 2026, ultima consultazione: 24 maggio 2026, link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/21/172-scrittori-studiosi-e-critici-hanno-stilato-la-classifica-dei-100-romanzi-piu-belli-di-sempre-eccola/8394308/.
The Guardian, “The 100 best novels of all time”, The Guardian, 12 maggio 2026, ultima consultazione: 4 giugno 2026, link: https://www.theguardian.com/books/ng-interactive/2026/may/12/the-100-best-novels-of-all-time.




Rispondi