“Faranno dei cimiteri le loro cattedrali e delle città le vostre tombe.”
Nell’ottobre del 1985, questa frase era riportata per la prima volta sulle locandine dei cinema di tutt’Italia, come accompagnamento di un titolo che avrebbe scolpito un nuovo capitolo nella storia della settima arte: Dèmoni di Lamberto Bava.
Dèmoni è una pellicola che si colloca in un momento transitorio del cinema del terrore, sia dal punto di vista paesaggistico sia da quello contenutistico. Dopo gli anni ‘70, infatti, il cinema horror abbandona periferie e campagne — luoghi classici del genere — e sguinzaglia il male nelle grandi città: esso serpeggia tra le piazze, striscia nei centri urbani e si annida nelle case delle famiglie borghesi. I cittadini delle metropoli non sono più protetti dalla loro indifferenza e, anzi, vengono colpiti da nuove paure e fobie, le quali nascono alla luce del sole, in luoghi affollati, diventando parte dello stesso tessuto sociale.
Questa pietra miliare del cinema — chiaro esempio nostrano di spaghetti slasher — narra la storia di un gruppo di persone che vengono invitate da una figura misteriosa a una prima cinematografica, il cui titolo è però ignoto (probabilmente, si riferisce a Dèmoni stesso). Come merchandising, al centro dell’ingresso viene messa in mostra una maschera d’argento; una spettatrice, indossandola, si ferisce senza darci peso. Durante la proiezione, il pubblico assiste a un horror in cui alcuni ragazzi scoprono la stessa maschera, dalla quale si scatena una maledizione. Ben presto, ciò che accade sullo schermo si riflette nella sala: la donna ferita si trasforma in un demone e l’infezione si diffonde tra gli spettatori, rivelando che la maschera è un varco tra mondi.
La forza di Dèmoni risiede nella meta–cinematografia, ossia nel modo in cui si relaziona al cinema stesso, parlando agli spettatori che si trovano oltre lo schermo. Nelle tenebre della sala, i personaggi d’invenzione si comportano come il pubblico reale, osservando tutto ciò che li circonda. Il contagio demoniaco non avviene per contatto diretto: la visione stessa dell’immagine è sufficiente, come se essa fosse un vettore.
Il riflesso dei protagonisti nella proiezione cinematografica viene spezzato improvvisamente da una frattura: una mano lacera il telo del cinema, annullando il confine tra realtà e finzione. Si verifica così un’intrusione violenta, senza permesso, che pone i personaggi in una situazione di impotenza e vulnerabilità. La minaccia, ritenuta dagli spettatori pura fiction, approda nel loro mondo, dando il via a un sacrificio di massa. Anche in questo la pellicola sembra abbattere la prossemica concreta tra film e verità; l’horror diviene realtà, spezzando di netto la quarta parete.
La scelta di girare questo film quasi interamente dentro le mura del cinema Metropolitan, infatti, non è casuale: si tratta di un luogo che, durante l’avanzata dei demoni e l’avanzare della trama, assume i connotati di uno spazio liminale, un modo sospeso, una soglia tra due stati, capace di deformarsi e di allungarsi, sottraendosi all’interpretazione spettatoriale dello spazio che circonda i personaggi. Lo spaesamento paesaggistico restituisce una sensazione di smarrimento, di incompletezza, come se il luogo fisico del cinema avesse qualcosa di alieno. Lamberto Bava compie ciò che in semiotica si chiama “svuotamento di significato”: il cinema perde la funzione per cui esso è stato costruito e diventa una semplice imitazione di se stesso, una replica perfetta. La trasformazione dell’edificio è repentina e tragica, poiché da luogo di intrattenimento diventa una prigione senza via d’uscita, in cui ogni stanza si sdoppia e i corridoi si ripetono. In una certa misura, il cinema ricorda così l’Overlook Hotel di Shining: due luoghi di soglia, tanto importanti da poter essere considerati al pari di un personaggio vero e proprio all’interno della pellicola.
Dèmoni sembra quindi essere in grado di penetrare ogni materia, carne, ossa, muri, legno, persino la finzione… eppure, analizzando a fondo il rapporto tra i protagonisti e i personaggi del film proiettato nella sala, ci rendiamo conto di come ci sfugga un terzo attore all’interno di questo gioco di specchi: noi stessi che, fruendo di questa pellicola al cinema, diventiamo parte integrante di una performance artistica in piena regola.
È indubbio quindi che Bava voglia parlare a tutti coloro che fanno esperienza della sala cinematografica; allo stesso modo, è facile immaginare l’atmosfera ansiogena provata dallo spettatore del 1985, obbligato a dover assistere a una strage all’interno di un cinema, mentre sedeva nello stesso luogo che aveva portato i personaggi alla morte.
Marco Riassetto
Fonti
Bava Lamberto, Dèmoni, DAC Film; Medusa Distribuzione, 1985.
Bocchi Pier Maria, So cosa hai fatto. Scenari, pratiche e sentimenti dell’horror moderno, Torino, Lindau, 2024.
I Licaoni Digital Studio, Le Recensioni di Frusciante – Lamberto Bava, 2014, ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=9IMdG8gfeZk.
Nocturno, “Ecco l’impero dei demoni”, Nocturno.it, data di pubblicazione dell’articolo non indicata, ultima consultazione: 20 giugno 2026, link: https://nocturno.it/ecco-limpero-dei-demoni/.





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