Un gruppo di otto ragazzi, uno chalet sperduto tra le montagne innevate e una notte buia in cui le linee telefoniche sono interrotte. È questo l’incipit di Until Dawn, il celebre videogame horror dove quella che doveva essere una festa degenera in tragedia. Uno stupido scherzo tra amici finisce nel peggiore dei modi, portando alla misteriosa scomparsa delle due sorelle gemelle, Hannah e Beth.

Esattamente un anno dopo, Josh, il fratello delle due, decide di radunare nuovamente lo stesso gruppo nello stesso identico posto, a Blackwood Pines, per cercare di voltare pagina. Ma non appena lo chalet si chiude alle loro spalle, l’aria si fa gelida: una presenza sinistra, un killer mascherato e segreti sepolti nel passato della montagna iniziano a dare loro la caccia.
Chiunque abbia visto un film della saga di Scream o Venerdì 13 conosce a memoria questo scenario: il palestrato farà l’eroe morendo dopo cinque minuti, mentre la coppia appartata nella dépendance farà una fine orribile. È proprio su questa frustrazione che si innesta la magia di Until Dawn, il cult di Supermassive Games (uscito nel 2015 in esclusiva su PS4 e tornato nel 2024 con un remake per PS5 e PC). Questo titolo non è un semplice videogioco, ma un’esperienza narrativa totale pensata per abbattere qualsiasi barriera tra chi mastica pane e joystick e chi non ha mai preso in mano un controller.
Un cast da Hollywood per il successo di Until Dawn
Il primo elemento che cattura è il fotorealismo. I protagonisti non sono anonimi modelli digitali, ma attori veri e propri. I volti che si muovono sullo schermo sono immediatamente riconoscibili: spiccano una giovanissima Hayden Panettiere nel ruolo della coraggiosa Sam e un magistrale Rami Malek nel ruolo del tormentato Josh, catturato poco prima di vincere il premio Oscar per Bohemian Rhapsody.
Il gioco abbraccia deliberatamente ogni singolo cliché del genere horror — il leader arrogante, la reginetta della scuola pungente, il nerd insicuro — ma lo fa con intelligenza, lasciando che sia tu a decidere se assecondare questi ruoli o scardinarli del tutto, trasformando il vigliacco del gruppo nell’eroe della serata.
L’effetto farfalla nel gameplay di Until Dawn
A muovere l’intera impalcatura narrativa è il concetto dell’Effetto Farfalla, l’idea secondo cui il minimo battito d’ali di un insetto può provocare un uragano dall’altra parte del mondo. In Until Dawn, questa filosofia è applicata in modo spietato attraverso gli undici capitoli. Una risposta sgarbata data a un’amica nelle prime battute può incrinare un rapporto a tal punto da spingerla, sei ore più tardi, a non aprirti la porta durante una fuga disperata.
Questo sistema crea una ragnatela di ramificazioni:
- Il destino degli otto ragazzi: All’alba, tutti gli otto protagonisti possono sopravvivere, così come tutti possono morire nei modi più cruenti e grafici immaginabili.
- Le combinazioni dei sopravvissuti: Non esistono solo due finali, bensì 256 combinazioni diverse di sopravvissuti che cambieranno radicalmente i titoli di coda e gli interrogatori finali con la polizia. Se ne possono salvare solo tre, si può far morire la ragazza più antipatica, o causare un massacro totale.
Inoltre, il gioco salva automaticamente ogni singola scelta. Se commetti un errore o fallisci un riflesso d’istinto, non puoi ricaricare la partita. La morte, in Until Dawn, è permanente.
I tre misteri di Blackwood Pines
La trama di Until Dawn è un intricato puzzle diviso in tre filoni narrativi apparentemente distanti, ma legati da un filo rosso di sangue. C’è la storia del killer psicopatico, il mistero legato a un vecchio sanatorio abbandonato, teatro di un terribile disastro minerario avvenuto nel 1952. E infine, c’è il folklore dei nativi americani, legato alla presenza di creature leggendarie e fameliche che si nascondono nei boschi: i Wendigo.
Ogni indizio trovato esplorando lo chalet e i boschi serve a ricostruire la verità storica di Blackwood Pines, sbloccando dialoghi unici e dando ai personaggi le informazioni vitali per capire come non farsi uccidere.
A spezzare la narrazione ci pensa una figura tanto affascinante quanto inquietante: il Dottor Hill (interpretato da Peter Stormare). Tra un capitolo e l’altro, il giocatore viene catapultato nel suo studio psichiatrico. L’analista romperà la quarta parete, guardando fisso nell’obiettivo e ponendo domande dirette sulle paure personali (I ragni ti fanno più paura degli aghi? Preferisci i topi o i morti viventi?). Le tue risposte modificheranno gli elementi horror che incontrerai nei capitoli successivi.
Un’esperienza collettiva da vivere sul divano
Il gameplay si basa su un mix di esplorazione, scelte morali a tempo e Quick Time Event (QTE), test di riflessi in cui bisogna premere il tasto giusto al momento giusto per schivare un ostacolo o arrampicarsi. Ma la meccanica più ansiogena è il comando “Non muoverti!”: il gioco sfrutta i sensori di movimento del controller e costringe il giocatore a rimanere perfettamente immobile, mentre il predatore fiuta l’aria a pochi centimetri dal viso del personaggio.
È proprio per questo che, sebbene il controller sia uno solo, Until Dawn si gioca in gruppo. Le sessioni di gioco si trasformano in un dibattito psicologico continuo. Sul divano si creano fazioni, si accendono discussioni accanite su quale direzione prendere e si finisce inevitabilmente per urlare e litigare. Quando un personaggio muore in modo atroce a causa di una decisione affrettata o di un riflesso mancato, la colpa non è del gioco, ma dell’amico seduto accanto. È una dinamica che distrugge la solitudine tipica del videogioco tradizionale per riscoprire il piacere della condivisione.
In un’epoca dominata dal consumo passivo e distratto, in cui spesso scorriamo i cataloghi delle piattaforme video senza reale interesse, un’opera come questa offre un’alternativa magnetica. Ci restituisce il controllo, ci rende sadici registi o protettori disperati.
Deborah Solinas
Fonti
Centini Andrea, “Finché morte non ci separi. Supermassive Games vince la scommessa col suo horror cinematografico”, Multiplayer.it, 24 agosto 2015, ultima consultazione 21 maggio 2026, link: https://multiplayer.it/recensioni/155042-until-dawn-finche-morte-non-ci-separi.html




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