Cosa c’entrano i meme con la politica? Che ruolo hanno avuto nelle elezioni di Trump del 2016? E soprattutto, cosa sono davvero?
Queste sono solo alcune delle domande che trovano risposta nel libro La Guerra dei meme. Fenomenologia di uno scherzo infinito, di Alessandro Lolli. Filosofo ed esperto di cultura pop, Lolli analizza con semplicità e chiarezza un fenomeno con il quale ormai ci interfacciamo quotidianamente, raccontandone l’evoluzione e il funzionamento.
Il filosofo descrive il fenomeno dei meme di internet partendo dalla definizione coniata da Richard Dawkins nel saggio Il gene egoista del 1976. Lolli spiega come il termine abbia assunto significati diversi nel corso del tempo, allontanandosi dalla definizione originaria di Dawkins, che lo descriveva come una sorta di “gene della cultura“.
Nella sua opera, Lolli si sofferma sulla concezione attuale del meme — profondamente legata a Internet —, raccontando lo sviluppo di questa forma di comunicazione e intrattenimento, a partire della sua nascita sui primi forum online, che ne hanno favorito la diffusione. Tra questi, uno dei forum più famosi e importanti è sicuramente stato 4chan, il quale, garantendo l’anonimato agli utenti che ne fruivano, ha concesso la messa in campo di uno dei principi cardine dei meme: la morte dell’autore singolo, elemento che oggi diamo per scontato, ma che sta alla base del funzionamento dei meme. Questi non sono pertanto il prodotto di un singolo creatore e diffusore; al contrario, emergono al contrario in seno a una comunità capace di riconoscere un’immagine o una scritta, modificarla, condividerla e trasformarla in uno strumento di ironia collettiva.
Ancora oggi, il nostro rapporto con i meme è dettato dal bagaglio socio-culturale che custodiamo, o, come lo chiamerebbe Umberto Eco, dalla nostra “enciclopedia”. La comprensione di un video divertente o di una simpatica foto con dei gattini dipende infatti dalle nostre esperienze e conoscenze pregresse. Dunque un esperto di chimica riuscirà a comprendere un meme che cita elementi della tavola periodica, mentre chi non possiede determinate nozioni difficilmente ne coglierà il significato. Il meme diventa così un meccanismo di inclusione o esclusione all’interno di una comunità, lasciando fuori chi non comprende il codice alla base di questo meccanismo umoristico.

Il sistema sopra descritto permette di sentirsi parte di una comunità, tanto nella vita reale quanto online, e ne è una prova uno degli eventi più assurdi e unici della storia di internet: la Great World War Meme. La famosa “guerra dei meme”, da cui prende il nome proprio il libro di Lolli, è stato uno “scontro” svoltosi su internet a colpi di meme tra le fazioni di Tumblr left e Alt-right. Inutile soffermarsi più di tanto sulla prima parte di questo “conflitto” — il cosiddetto Gamergate — svoltosi nel 2014. È infatti durante le elezioni presidenziali americane del 2016 che lo scontro ha raggiunto la massima visibilità.
L’Alt-right — movimento che proprio in quel periodo acquisì grande notorietà — si schierava dalla parte del candidato Donald Trump, destinato a vincere. Raggruppamento politico di estrema destra nato e sviluppatosi soprattutto online — in particolare su forum come 4chan —, è composto principalmente da uomini bianchi che condividono ideologie legate al nazionalismo e alla supremazia bianca e che si oppongono tuttora alla cosiddetta cultura woke. Tra gli esponenti più noti di tale movimento spiccano Richard Spencer e Steve Bannon.
Tornando alla War Meme, per comprendere meglio l’impatto che ha avuto all’interno del dibattito pubblico e politico americano, è utile affidarsi alle parole di Ben Schreckinger, che nel 2017 su POLITICO scriveva:
“There is no real evidence that memes won the election, but there is little question they changed its tone, especially in the fast-moving and influential currents of social media. The meme battalions created a mass of pro-Trump iconography as powerful as the Obama “Hope” poster and far more adaptable; they relentlessly drew attention to the tawdriest and most sensational accusations against Clinton, forcing mainstream media outlets to address topics — like conspiracy theories about Clinton’s health — that they would otherwise ignore. And they provoked a variety of real-world reactions, from Clinton’s August speech denouncing the Alt-right to the Anti-Defamation League’s designation of Pepe as a hate symbol.”

Autore: Fibonacci Blue from Minnesota, USA
CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons.
La War Meme non è stata quindi soltanto una battaglia ideologica combattuta a colpi di immagini ironiche, ma ha rappresentato piuttosto una vera e propria evoluzione del linguaggio comunicativo nelle campagne politiche, che continuano ancora oggi a utilizzare i meme come strumento di propaganda. Uno dei simboli di questo fenomeno, citato sia da Schreckinger che da Lolli, è proprio Pepe the Frog, il meme divenuto l’emblema di Alt-right.
Pepe nasce come personaggio di un “fumetto underground scritto e disegnato da Matt Furie” e, nel corso degli anni, diventa protagonista di moltissimi meme. Dopo una fase iniziale di scarsa popolarità della rana verde — destino comune di molti meme — un gruppo di utenti di 4chan (presto definito Alt-right) la adotta come proprio simbolo, attribuendo alla simpatica mascotte dagli occhi giganti caratteristiche sempre più estremizzate. Lolli racconta di “Pepe misogini, Pepe Ku Klux Klan, Pepe Hitler e, infine, Pepe Donald Trump”.

Autore: Tomasz Molina
CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons
Durante le elezioni presidenziali del 2016, Pepe the Frog diventa un simbolo di opposizione al politically correct, arrivando a incarnare messaggi razzisti e sessisti e contribuendo alla crescente notorietà del movimento Alt-right. Gli appelli in difesa di Pepe, volti a sottolineare che la rana non fosse nata come simbolo d’odio, si rivelano pressoché inutili. Nonostante le dichiarazioni del suo stesso autore, che arriverà a definirlo “morto”, Pepe continua a evolversi contro la sua volontà, incarnando le ideologie dell’Alt-right.
A sancirne definitivamente la fama sarà lo stesso Donald Trump, il quale, cavalcando il trend e senza mai prendere le distanze dalle posizioni dell’estrema destra, condivide sui social montaggi che lo ritraggono nei panni di Pepe the Frog.
Il meme, come già ribadito, nasce e si diffonde proprio grazie all’assenza di un autore unico e riconoscibile. Nel caso di Pepe, l’autore del fumetto è noto, ma la sua volontà non viene presa in considerazione. L’immagine, dunque, diventa quello che Lévi-Strauss definirebbe un “significante fluttuante”, capace di assumere interpretazioni e risemantizzazioni molteplici (in questo, senso i meme sono forse una delle manifestazioni più evidenti di questo fenomeno).
La storia di Pepe the Frog aiuta a comprendere come qualsiasi immagine possa trasformarsi in un simbolo altro, che non rispecchia le intenzioni originarie dell’autore. La sfida, allora, non è solo rivendicare quelle intenzioni, ma continuare a raccontarle proprio attraverso quel simbolo.
Allo stesso tempo, il caso di Pepe mostra anche come la diffusione di ideologie razziste e misogine possa avvenire per mezzo dell’ironia, utilizzata come scudo. Forse uno degli insegnamenti principali di Lolli risiede proprio in questo concetto: accettare la sfida di confrontarsi con la realtà in maniera critica, anche attraverso i meme, i quali sono indubbiamente immagini divertenti, ma non per questo innocue.
Alessandro Santoni
Fonti
“Breve storia della “alt-right” L’estrema destra americana esiste soprattutto su internet e nelle piazze, ma non si capisce se Charlottesville sia stato l’inizio o la fine di qualcosa”, Il Post, 14 agosto 2017, ultima consultazione: 04 luglio 2026, link: https://www.ilpost.it/2017/08/14/breve-storia-della-alt-right/.
Eco Umberto, Semiotica e filosofia del linguaggio, Torino, Einaudi, 1984.
Lolli Alessandro, La guerra dei meme. Fenomenologia di uno scherzo infinito, Firenze, effequ, 2020.
Schreckinger Ben, “World War Meme. How a group of anonymous keyboard commandos conquered the internet for Donald Trump—and plans to deliver Europe to the far right.”, POLITO MAGAZINE, Marzo/Aprile 2017, ultima consultazione 04 luglio 2026, link: https://www.politico.com/magazine/story/2017/03/memes-4chan-trump-supporters-trolls-internet-214856/.





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