La motorizzazione di massa, avvenuta nei primi decenni del secolo scorso negli Stati Uniti e nel secondo dopoguerra in Europa, è senza dubbio stata un fenomeno che ha permesso un netto miglioramento della qualità della vita e una maggior emancipazione dei ceti medio/bassi: fino ad allora le auto, e di conseguenza il libero spostamento, erano estremamente costosi e inaccessibili ai più. A quasi 70 anni da questa democratizzazione della mobilità, l’automobile sembra essere diventata un fatto naturale della vita quotidiana, rendendo quasi impossibile immaginarsi un mondo privo di questo incredibile mezzo di trasporto. Così come l’umanità si è adattata all’automobile, anche quest’ultima si è adattata alla società in cui viene progettata e costruita, passando dall’essere un’incredibile novità a uno specchio del mondo che la produce. Questo è infatti diventato più arrabbiato, individualista, e segnato da una radicata aggressività endemica, che costringe milioni di persone a fare i conti con i suoi prodotti.
La morte dell’auto “simpatica”
La più evidente differenza tra un’auto moderna e un’auto di 30 anni fa o più è, senza dubbio, oltre alla meccanica, l’elettronica e i sistemi di sicurezza, l’aspetto estetico. Soffermandosi soprattutto sul fronte del veicolo, è estremamente evidente, ma allo stesso tempo (e paradossalmente) subdolo, come l’”espressione” della macchina, immaginandosi un volto in cui i fari sono gli occhi e la mascherina/griglia la bocca, sia diventata sempre più arrabbiata, aggressiva e intimidatoria. Persino la famosa FIAT 500, emblema globale dell’auto simpatica e di poche pretese, con fanali tondi e linee curve, è diventata aggressiva, caratterizzata da fanali tagliati e linee rigide.


A destra: Fiat 500E del 2020, di M 93, CC BY-SA 3.0 de, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=159878029
Queste scelte puramente estetiche sono il risultato del graduale adattamento dell’automobile alla cultura della sopraffazione, diffusissima in Occidente. Considerando il contesto stradale come una situazione in cui chiunque è responsabile di sé stesso, dei propri passeggeri e del proprio veicolo, è facile immaginarsi come, con il susseguirsi delle generazioni, le nuove auto siano passate dall’essere ultra-utilitarie a “mostri” feroci. Mentre in origine avevano il minimo indispensabile per permettere a lavoratori e famiglie di spostarsi, un design che rispecchiava l’ottimismo post-bellico e il boom economico, ora esistono quasi esclusivamente belve feroci pronte a “sfanalare” prima, e falciare poi, chiunque non si sposti per lasciarle passare.
Il gigantismo delle nuove auto
Oltre alla manifestazione psicologica di questo fenomeno, evidenziata appunto da un fronte sempre più prepotente, è altrettanto significativa la proiezione della propria forza attraverso le dimensioni, e di conseguenza il peso, del proprio veicolo. Seguendo una logica ipervirile e pompata di testosterone, i nuovi modelli, non solo SUV (Sport Utility Vehicle) e crossover, ma anche auto nate piccole, soddisfano il bisogno degli acquirenti di sentirsi i primi in quella che è, a tutti gli effetti, la gara di dimensioni più antica del mondo: vince chi ce l’ha più grosso. Per i guidatori, i risultati di questa tendenza al gigantismo automobilistico sono sicuramente una maggiore sicurezza percepita, dovuta anche all’imponenza dei mezzi e a una comodità maggiore, ottenuta però a scapito di tutti gli altri utenti della strada. Senza contare la disponibilità di parcheggio, volta a diminuire di pari passo all’incremento delle dimensioni delle auto, il grosso problema di questi veicoli è il loro comportamento in caso di incidente. Affermare la propria importanza attraverso auto più larghe, pesanti e alte porta a una maggiore mortalità in caso di collisione con pedoni o ciclisti, dato che più è alto il paraurti, più questo limita la visibilità e più sarà probabile che danneggi organi vitali, mentre in caso di incidente fra mezzi che hanno una differenza di peso sostanziale è evidente come il più pesante “abbia la meglio” sul più leggero.

La controtendenza necessaria
Alla luce di questa dinamica, è evidente che bisogna cambiare rotta. Riducendo gradualmente le dimensioni e rendendo le auto meno aggressive, probabilmente lo stress da guida quotidiano diminuirebbe molto; queste tornerebbero a essere, quindi, così come lo erano in origine, qualcosa che riflette il piacere di guidare e la libertà (quasi) assoluta di spostamento che ne deriva. Vedere oggi qualcuno che guida un’auto minuscola fa provare uno strano senso di comicità, dato il contrasto quasi caricaturale fra le dimensioni del guidatore e del mezzo. Tuttavia, chi si ritrova al volante di una “scatoletta su 4 ruote” rimane fuori dalla logica malsana del mercato automobilistico, che rispecchia una società in cui, su strada, vige ancora la legge del più forte.

Biagio Formia
Fonti
The World is an Angry Place, and Modern Cars Are an Indictment of That Fact, https://motologstudio.com/index.php/2024/05/30/the-world-is-an-angry-place-and-modern-cars-are-an-indictment-of-that-fact/
Non è una questione di gusti: le auto più grandi sono più pericolose. Lo dicono i dati, https://www.quotidiano.net/luce/attualita/auto-giganti-qf4mde5i




Rispondi