Sarà capitato a tutti di prenotare un volo e di lasciar perdere la selezione del posto, magari solo per non pagare quel supplemento che – diciamocelo – a volte costa quasi quanto il biglietto. Ma, soffermandosi qualche minuto in più sulla mappa dei sedili, si può notare qualcosa di curioso: in molti casi, le file 13 (a livello internazionale) e 17 (nel nostro Paese) semplicemente non esistono.
Non è un errore del sito, è una superstizione in bella mostra, quasi quanto portare un ciondolo a forma di cornetto al collo.
Può sembrare strano, ma è una concessione che le compagnie aeree fanno all’irrazionalità umana, preferendo saltare un numero piuttosto che avere a bordo un passeggero a disagio.
La paura dei numeri, infatti, è più comune di quanto pensiamo.

Crediti immagine: Thomas Zimball per Pexels
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Le ragioni delle compagnie aeree
Non bisogna credere che assecondare la paura dei numeri sia un modo per mostrarsi simpatici ed empatici: dietro questa scelta c’è anche una buona dose di pragmatismo aziendale. Per una compagnia aerea, infatti, la superstizione è un fattore che può influenzare concretamente le vendite.
Se un passeggero particolarmente scaramantico dovesse trovarsi assegnato a un posto in una fila che considera “a rischio”, come appunto il 13 o 17, potrebbe chiedere di cambiare volo o, nel peggiore dei casi, rinunciare a viaggiare. Quindi, per evitare che un sedile resti vuoto, le compagnie preferiscono semplicemente far sparire il numero dalla mappa.
Per esempio, nell’aereo A320 Neo della nostra compagnia di bandiera ITA Airways, manca del tutto la fila 17 (e, per rispetto delle superstizioni internazionali, anche la fila 13).
Perché proprio il 17?
Se per gli anglosassoni la paura dei numeri è legata al 13 e trova le sue radici nella mitologia scandinava (per l’arrivo del tredicesimo semidio, Loki, molto crudele con gli uomini), in Italia si chiama eptacaidecafobia – la paura del numero 17.
Le sue radici sono vecchie quanto il mondo: una delle spiegazioni più diffuse risale all’epoca dell’antica Roma. Il numero 17, scritto in cifre romane come XVII, è l’anagramma del termine latino VIXI che significa “ho vissuto“, un modo per dire che ormai la vita è finita. Non a caso lo si trovava spesso scritto proprio sulle lapidi.
A rafforzare questa fama negativa ha contribuito in modo significativo la tradizione cristiana: secondo alcune interpretazioni bibliche, il Diluvio Universale ebbe inizio proprio il diciassettesimo giorno del secondo mese, legando indissolubilmente tale cifra a eventi catastrofici.
Il cristianesimo gioca un ruolo fondamentale anche nell’abbinamento del 17 al giorno della settimana che, abbinato a questo numero, amplifica la paura: il venerdì. La spiegazione è contenuta nei Vangeli: per la tradizione cristiana il venerdì è il giorno della passione e della morte di Gesù, una data che porta con sé un carico di solennità e tristezza.
A chiudere il cerchio, poi, ci pensa la nostra cultura popolare. Nella smorfia napoletana, il 17 è da sempre il numero associato alla “disgrazia”.
Insomma, che si tratti di storia antica, religione o leggende popolari, il 17 si è costruito nel tempo una fama davvero difficile da scrollarsi di dosso.

Che cosa si fa negli altri Paesi prima di un viaggio?
Come abbiamo visto anche per il 13, non è solo una questione italiana e molti hanno i propri riti pre-viaggio.
In India, per esempio, c’è chi evita di mettersi in viaggio il martedì, specialmente se la meta è lontana. Questo avviene perché, essendo il martedì un giorno considerato “carico” di energia spirituale e dedicato al culto intenso di Hanuman, molte persone preferiscono evitare spostamenti, proprio per non disturbare la sacralità del momento. Oltre al martedì, si può di nuovo parlare della paura dei numeri: questa volta legata al numero 26. Molti eventi tragici nel Paese, inclusi diversi attacchi terroristici e disastri naturali, sono avvenuti in date che portano questo numero.
Spostandoci in Giappone, possiamo vedere alcune scelte legate ai viaggi sui treni notturni: capita spesso che l’ultima carrozza resti deserta, a causa delle leggende su presenze misteriose o spiriti che sceglierebbero proprio quella parte del convoglio. Sempre in Giappone, ma anche in Cina e Corea del Sud, è il numero 4 a essere evitato, perché la sua pronuncia in mandarino, giapponese e coreano è molto simile a quella della parola “morte“. Non a caso, alcune compagnie asiatiche come Cathay Pacific hanno eliminato il numero 4 dalla numerazione dei sedili.
Ma dopo tutto questo parlare di maledizioni, antiche battaglie e sedili fantasma, è il momento di darvi una buona notizia. Se siete tra quelli che tengono d’occhio il calendario per evitare brutte sorprese, potete tirare un sospiro di sollievo: per quest’anno il peggio è passato. Gli unici due venerdì 17 ce li siamo definitivamente lasciati alle spalle. È il momento ideale per pianificare i prossimi spostamenti in tutta serenità!
Tecla Di Maria
Fonti
ITA Airways, “Short-haul and medium-haul fleet”, link: ita-airways.com/it/en/world-of-ita-airways/discover-ita-airways/fleet/short-haul#a320-neo/a320-200
Polidoro Daniele, Wired, “Perché abbiamo deciso che venerdì 17 porta male?”, 17 marzo 2023, ultima consultazione: 19 luglio 2026, link: wired.it/article/venerdi-17-porta-male-sfortuna-perche-romani-greci-vangelo-bibbia-religione/
Sacchetti Fabrizia, Focus, “Venerdì 17, noi non abbiamo paura!”, 13 agosto 2021, ultima consultazione: 19 luglio 2026, link: focus.it/cultura/curiosita/chi-ha-paura-di-venerdi-13





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