Perché non riusciamo più a goderci niente?

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Un hobby, che un tempo era uno spazio privato e di totale relax, si è trasformato in una vera e propria esibizione pubblica sulle piattaforme social. I titoli di coda iniziano a scorrere sullo schermo. La tv sfuma e la stanza rimane immersa in quella tipica penombra che segue la fine di una storia. Fino a non molti anni fa, questo era il momento esclusivo in cui le emozioni si depositavano: ci si alzava dal divano e si restava in silenzio a metabolizzare il finale.

Oggi, invece, quel buio rassicurante viene quasi sempre interrotto in pochi secondi dalla luce di qualche monitor. L’istinto primario, infatti, non è più quello di riflettere, ma di certificare l’attività online. Aprire in fretta l’app di Letterboxd per assegnare il proprio voto in stelline e scrivere una recensione acchiappa-like, aggiornare lo scaffale virtuale dei libri letti su Goodreads o controllare gli achievement appena sbloccati su Steam, sono diventati riflessi incondizionati.

Letterboxd: la performance del tempo libero

Oggi, chi guarda un film, chi divora un romanzo o chi gioca a un videogioco non è più un semplice spettatore passivo che si gode l’intrattenimento. L’utente moderno si è trasformato in un attento curatore della propria immagine digitale, consapevole di essere esposto al giudizio e ai “mi piace” degli altri.

Foto di Gilles Lambert su Unsplash, link: https://unsplash.com/it/foto/silhouette-photo-of-person-holding-smartphone-pb_lF8VWaPU

Piattaforme social dedicate alla catalogazione non funzionano più come degli archivi personali dove appuntarsi cosa si è visto o letto. Al contrario, hanno introdotto un vero e proprio sistema a premi, fatto di statistiche, grafici e classifiche, che cambia profondamente il modo in cui il pubblico vive i contenuti. Quando si guarda una pellicola d’autore, ad esempio l’ultimo horror targato A24, o ci si immerge nelle puntate della serie del momento, non lo si fa più con la mente completamente sgombra. Spesso, già a metà dell’opera, il cervello sta elaborando la frase a effetto o la recensione ironica da pubblicare per ottenere la massima approvazione dai propri contatti virtuali.

La dittatura delle “joke review”

Questa continua ricerca di attenzione finisce per alterare la natura stessa della recensione e del giudizio personale. Il legame più forte non si instaura più con il film o con il libro in sé, ma con il potenziale coinvolgimento che quel contenuto porterà sul proprio profilo social. Le opere d’arte o di intrattenimento diventano semplici strumenti per far sembrare il proprio avatar simpatico e intellettualmente superiore.

Basta scorrere le sezioni commenti dei titoli più popolari per notare come le battute da una sola riga — le famose joke review — ricevano molta più visibilità e consensi rispetto a un’analisi accurata della trama. Il recensore dei social network, nella maggior parte dei casi, non sta cercando di spiegare davvero l’opera a chi non l’ha vista; la sta usando come trampolino di lancio per mostrare la propria ironia e strappare un sorriso alla sua community. L’arte, in questo modo, viene ridotta a un semplice pretesto per raccogliere validazione online.

L’ansia da completismo sui videogiochi

Nel mondo del gaming, i cataloghi digitali e le librerie virtuali hanno esasperato in modo estremo l’ossessione per i numeri e le statistiche. L’esperienza di gioco non si valuta più solamente in base alle emozioni pure che riesce a trasmettere. Quando si gioca a un’avventura o a un thriller interattivo incentrato sui dialoghi, l’immersione nell’atmosfera dovrebbe essere tutto. Invece, oggi conta ciò che è pubblicamente misurabile: il conteggio delle ore passate davanti allo schermo, la percentuale di completamento del titolo e i trofei messi in bacheca.

Sapere che ogni singolo progresso viene registrato, indicizzato e confrontato costantemente con i risultati del resto del mondo, trasforma la passione per i videogiochi in una sorta di secondo lavoro. Collezionare achievement su Steam o ripulire una mappa di gioco al cento per cento diventa spesso una routine meccanica e faticosa, portata avanti solo per il gusto di potersi vantare del proprio status di completista.

Foto di LARAM su Unsplash, link: https://unsplash.com/it/foto/un-uomo-seduto-a-una-scrivania-davanti-a-un-computer-BpTqCNotBLI

Paura di essere esclusi?

Dietro questo bisogno compulsivo di mostrare continuamente al mondo la propria “dieta culturale” si nasconde in realtà un’ansia tipica della nostra epoca: la FOMO, la paura costante di perdersi qualcosa e di essere tagliati fuori dalle conversazioni del gruppo.

In un periodo storico in cui le piattaforme di streaming rilasciano decine di nuovi contenuti ogni settimana e gli scaffali virtuali strabordano di sconti, tenere traccia ossessivamente di tutto è un disperato tentativo di mettere ordine nel caos. Stilare liste e catalogare ogni minima attività serve a dare l’illusione di avere il controllo. Il rischio più grande di questo approccio, però, è che preoccupandosi esclusivamente di spuntare caselle e riempire archivi digitali, si finisce per perdere la vera magia dell’intrattenimento: la capacità di lasciarsi sorprendere e travolgere da una bella storia senza pensare a nient’altro. L’urgenza di dover emettere per forza una sentenza con un voto da una a cinque stelle spegne sul nascere il piacere della pura visione.

Il coraggio del silenzio

Piattaforme come Letterboxd, Steam e Goodreads rimangono strumenti unici per scoprire opere di nicchia, tenere memoria dei propri percorsi e connettersi con persone da tutto il mondo che condividono le stesse passioni. Il passo fondamentale da fare è semplicemente imparare a riconoscere e ad abbassare la pressione performativa generata dai social.

Esiste una bellezza enorme nel guardare un film che ci cattura, finire un videogioco appassionante o leggere un capitolo strappalacrime e decidere, in maniera del tutto consapevole, di non parlarne con nessuno. Recuperare il diritto di vivere un’emozione forte in totale silenzio è l’unico modo per non trasformare ogni nostra passione in uno spettacolo a uso e consumo degli altri.

Foto di Jasmin Ne su Unsplash, link: https://unsplash.com/it/foto/donna-che-tiene-un-libro-a-un-tavolo-rotondo-con-il-caffe-B6g0_YSKJL0

Deborah Solinas

Fonti

Demopoulos Alaina, “Film bro finds and ‘crash out cinema’: how Letterboxd became a review haven for the algorithm-averse”, The Guardian, 10 dicembre 2025, ultima consultazione: 01 agosto 2026, link: https://www.theguardian.com/film/2025/dec/10/letterboxd-app-movie-review-social-media

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