Le guerre del futuro saranno combattute per l’acqua?

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Quando si parla di risorse capaci di alimentare guerre e rivalità internazionali, il pensiero corre soprattutto al petrolio, al gas e ai minerali strategici. Oggi, però, una risorsa molto più elementare sta assumendo un’importanza crescente: l’acqua.

Il problema è semplice solo in apparenza. L’acqua dolce è indispensabile per bere, produrre cibo, generare energia e sostenere intere economie, ma la sua disponibilità non è distribuita in modo uniforme sul Pianeta. In molte regioni del mondo, la crescita demografica, l’espansione agricola e urbana e il cambiamento climatico stanno aumentando la pressione sulle risorse idriche. La Banca Mondiale segnala che già 17 Paesi, che insieme ospitano circa un quarto della popolazione mondiale, affrontano livelli estremamente elevati di stress idrico.

La situazione è particolarmente delicata in Medio Oriente e nel Nord Africa, tra le regioni più aride del pianeta. Qui oltre il 60% della popolazione vive in aree sottoposte a forte stress idrico, contro circa il 35% a livello globale. In Paesi già segnati da instabilità politica, conflitti e disoccupazione, la scarsità d’acqua può diventare un ulteriore fattore di vulnerabilità.

Ma parlare di “guerre per l’acqua” richiede cautela. La scarsità idrica, da sola, raramente spiega lo scoppio di un conflitto. Le ricerche mostrano piuttosto che l’acqua tende a diventare pericolosa quando si intreccia con tensioni politiche, povertà, debolezza delle istituzioni e disuguaglianze nell’accesso alle risorse. L’IPCC evidenzia proprio questo punto: il cambiamento climatico può aumentare le tensioni nelle regioni già sottoposte a stress idrico, ma il passaggio dalla scarsità alla violenza dipende dal contesto sociale e politico.

In molti casi, inoltre, l’acqua non è tanto la causa di una guerra quanto una delle sue prime vittime. In Medio Oriente e Nord Africa, appunto, ci sono stati almeno 180 episodi dal 2011 in cui infrastrutture idriche sono state colpite durante conflitti in Yemen, Siria, Libia e Gaza, lasciando centinaia di migliaia di persone prive di accesso all’acqua. La distruzione di acquedotti, dighe e impianti di trattamento trasforma così una crisi di sicurezza in una crisi umanitaria.

Esistono però anche situazioni in cui il controllo dell’acqua diventa un motivo concreto di tensione. Il problema è particolarmente evidente nei bacini fluviali condivisi da più Stati. Fiumi come il Nilo, il Tigri, l’Eufrate e altri corsi d’acqua dell’Asia centrale attraversano frontiere nazionali, rendendo la gestione delle risorse una questione non soltanto ambientale, ma anche diplomatica.

La crescita della domanda rende il quadro ancora più complesso. Agricoltura, industria e città competono per una risorsa che in molte zone del mondo è sempre più scarsa e imprevedibile. Il cambiamento climatico può aumentare la frequenza e l’intensità di siccità e altri eventi estremi, mettendo sotto pressione soprattutto le comunità che dipendono maggiormente dall’agricoltura. Secondo la Banca Mondiale, i deficit idrici possono avere conseguenze significative anche sulla crescita economica e sulla sicurezza alimentare.

È proprio qui che il tema dell’acqua si collega a quello delle migrazioni. Quando un territorio perde progressivamente la capacità di garantire acqua, reddito e mezzi di sussistenza, spostarsi può diventare una strategia di adattamento. Sembra che i deficit idrici siano associati al 10% dell’aumento della migrazione interna. Gli shock caratterizzati da scarse precipitazioni producono inoltre un effetto sulla migrazione molto più forte rispetto agli episodi di precipitazioni eccessive.

Questo non significa però che basti una siccità per trasformare una persona in un “rifugiato climatico”. Le persone più povere sono spesso proprio quelle che hanno meno possibilità economiche di trasferirsi. Gli abitanti dei Paesi più indigenti sono molto meno propensi a spostarsi in risposta agli shock idrici rispetto alle popolazioni con maggiori risorse. In questi casi, la scarsità d’acqua può non produrre migrazione, ma una sorta di immobilità forzata, aggravando ulteriomente povertà e vulnerabilità.

L’acqua diventa quindi parte di una catena più ampia: siccità, perdita dei raccolti, riduzione del reddito, aumento dei prezzi, tensioni sociali, instabilità e, in alcuni casi, spostamento della popolazione. Non è un percorso inevitabile, ma è un rischio destinato a diventare più rilevante con l’intensificarsi del cambiamento climatico.

Esiste tuttavia un’altra possibilità: la cooperazione. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire l’immagine delle future “guerre dell’acqua”, la gestione condivisa delle risorse idriche ha storicamente prodotto più cooperazione che conflitto. In Medio Oriente e Nord Africa, su 975 eventi relativi a bacini fluviali internazionali tra il 1948 e il 2008, il 56% è stato classificato come cooperativo, mentre il 37% è risultato conflittuale. Non sono state registrate vere e proprie dichiarazioni di guerra causate dall’acqua.

È forse questa la questione centrale. L’acqua non è necessariamente la prossima causa delle guerre, ma può diventare un moltiplicatore delle crisi già esistenti. Dove le istituzioni sono solide, la scarsità può spingere verso accordi, investimenti e una gestione più efficiente delle risorse. Dove invece prevalgono instabilità, disugaglianza e conflitto, lo stesso problema può trasformarsi in una nuova fonte di tensione.

Le guerre del futuro, quindi, potrebbero non essere combattute semplicemente per l’acqua. Potrebbero essere combattute in contesti nei quali l’acqua, insieme al clima, alla fame, alla povertà e alla debolezza politica, rende una società sempre più fragile.

Forse il vero interrogativo non è chi controllerà l’acqua, ma chi avrà le istituzioni, le risorse e la capacità politica per garantire che una risorsa indispensabile alla vita non diventi l’ennesimo motivo di conflitto.

Francesca Zanasi

Fonti

Caretta Martina Angela, Mukherji Aditi [et al.], Water, in Pörtner Hans-Otto, Roberts Debra C. [et al.] (a cura di), Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability. Contribution of Working Group II to the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, Cambridge, Cambridge University Press, 2022, pp. 551-712, ultima consultazione: 04 ottobre 2026, link: https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg2/chapter/chapter-4.

World Bank, Ebb and Flow: Water, Migration, and Development, Washington DC, World Bank Group, 23 agosto 2021, ultima consultazione: 04 ottobre 2026, link: https://www.worldbank.org/en/topic/water/publication/ebb-and-flow-water-migration-and-development.

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