Lo scioglimento dell’iceberg

muro_di_berlino[…] Io metto fine alla mia opera di Presidente dell’URSS; prendendo questa decisione per motivi di principio. Mi sono battuto per l’autonomia, l’indipendenza dei popoli, per la sovranità delle repubbliche, ma al tempo stesso anche per la conservazione di uno stato dell’Unione[…] ha prevalso la linea di una disintegrazione dello Stato. Cosa con cui non posso essere d’accordo.

25 dicembre 1991.
Il giorno di Natale di quell’anno il presidente dell’Urss Mikail Gorbacëv apre con queste parole il suo discorso di dimissioni. L’uomo che dal 1985 guidava un faticoso tentativo di apertura e rinnovamento dell’Unione Sovietica, è lo stesso che ne chiude la storia.
Dal 19 gennaio 1990 la politica socio-economica ed interna dell’Urss mostravano segni di cedimento sempre più profondi: nel febbraio di quell’anno il PCUS accettò di rinunciare al partito unico, permettendo le prime elezioni multipartitiche nelle repubbliche sovietiche.
Nei mesi successivi vennero ripristinate via via le diverse indipendenze dei singoli paesi.
L’iceberg sovietico si avviava al suo scioglimento, in un mondo occidentale ancora completamente assorto dalla gioia per la caduta del muro, incredulo di fronte ad un tale cambiamento. Lo smembramento di un gigante che per decenni si era imposto al mondo, sembrava passare quasi inosservato; generando il clima per un tentato colpo di stato.
Che intendesse anche questo Gorbacëv in quel discorso? Una disintegrazione non propriamente legale e popolare? Nell’agosto del 1991 alcuni ministri ed alti funzionari cospirano contro il presidente, ma fu la mancanza del sostegno popolare a contribuire a bloccare il colpo di stato.

No, l’iceberg dell’Unione Sovietica si avvia al suo definitivo declino il 1 dicembre 1991: quando un referendum raccolse il 90% dei voti a favore dell’indipendenza dell’Ucraina dall’Urss.
Di lì a venticinque giorni Mikail Gorbacëv pronuncerà il discorso di dimissioni che pone, di fatto, fine all’Unione Sovietica.

Il 31 dicembre del 1991 tutto il mondo guarda all’est europa e sa che l’anno successivo tutto cambierà. Entro il 2 gennaio del 1992, tutte le istituzioni dell’Urss cesseranno di operare.

[…]Il peggio in questa crisi è stato la disintegrazione dello stato[…]Lascio il mio posto con inquietudine, ma anche con speranza, con la fede in voi, nella vostra saggezza e nella vostra forza di spirito. Noi siamo gli eredi di una grande civiltà, e al momento attuale dipende da tutti noi che essa risorga e riprenda vita.

Il 25 dicembre 1991, al termine del discorso, la bandiera dell’Unione Sovietica viene ammainata dal Cremlino e viene issato il tricolore russo.
L’icebeg sovietico si scioglie definitivamente al sorgere del nuovo anno.

Cecilia Marangon

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