70 anni dopo, ancora triangoli.

Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entra ad Auschwitz, alzando il sipario sulla realtà dei Konzentrationslager nazisti. In quel giorno ci sono circa 7.000 superstiti ad Auschwitz, circa 7.000 persone che in quel campo avevano perso la dignità umana.
I racconti, le testimonianze e le stesse leggi razziali preposte ad organizzare la selezione, lo smistamento e “l’utilizzo” dei deportati, mostrano lo stesso atteggiamento che si avrebbe nella gestione di carichi di merce. Niente di umano, dunque.

Triangolo nero, per identificare i Rom e i Sinti, stella a sei punte gialla, per gli ebrei, un triangolo rosa per gli omosessuali, rosso per gli oppositori pohttp://www.emiliomorelli.it/images/olocausto_ricordo_omosessuali.jpglitici, viola per i testimoni di Geova.
Marchiati, divisi per sesso, età e destinazione, caricati e scaricati come bestiame, condotti ognuno singolarmente ad un destino folle ed inumano chiamato Aktion T4.

Il 27 gennaio di 70 anni fa, tutto il mondo scopriva cosa si celasse per davvero dietro la Soluzione finale, eppure ancora adesso non siamo certi di quante siano le vittime, si parla di 13 o 20 milioni di morti, milioni di Rom, di omosessuali, di disabili, di Ebrei, milioni di persone che andavano eliminate perché non contaminassero la purezza della razza.

Dobbiamo ricordare e ricordarci che anche l’Italia ha contribuito a questa follia, tenere a mente cosa è stato fatto e da chi.
Anche per questo motivo gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000, recitano:

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. In occasione del ‘Giorno della Memoria’ […..] sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado [….] affinché simili eventi non possano mai più accadere

“Affinché simili eventi non possano mai più accadere” è una cambiale che non abbiamo ancora saldato e, anche se non ci sono più i campi di concentramento, certi passaggi, certe associazioni, certi marchi come i triangoli sono rimasti latenti nelle società occidentali.
Alcuni avvenimenti di cronaca, alcuni movimenti politici neofascisti dovrebbero mantenere l’attenzione su questi argomenti, sulla storia; perché le svolte a destra e i casi Breivik non vengano confinati in un pericoloso dimenticatoio.

Cecilia Marangon

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