50 Shades of Grey: perché pensiamo di avere spirito critico e invece non lo abbiamo

di Giulietta De Luca

Cinquanta sfumature di Grigio, il fenomeno del momento. Un fenomeno che inizialmente ritenevo più che opportuno ignorare, ciò si è dimostrato facile fino a qualche settimana fa, poi la città ha cominciato ad essere tappezzata di locandine del film e il web è stato letteralmente invaso da trailer, foto e notizie varie, così, per curiosità, ho letto qualche articolo. Ho dato un’occhiata alle critiche di chi lo aveva letto e disprezzato – critiche che, pur continuando a non saperne molto, mi sentivo di condividere – e le risposte di chi lo aveva letto e apprezzato, il cui comun denominatore era: “Non lo avete capito bene”. Io, per capirlo e potermi schierare, avrei dovuto come minimo leggerlo, così l’ho effettivamente fatto.

Partiamo dal principio: Cinquanta sfumature di grigio è nato da una fanfiction – ovvero un racconto scritto dai fan di un’opera originale (libri, film, serie TV), in cui vengono inseriti i personaggi della suddetta opera, che possono essere affiancati da altri personaggi creati dall’autore – su Twilight. I due protagonisti quindi non erano altro che una versione non vampiresca di Edward Cullen e Bella Swan. Volendo essere sinceri, l’inizio del romanzo ricorda moltissimo quello di Twilight (che, se avete avuto tredici/quattordici anni, conoscerete senza dubbio anche voi) e Anastasia Steele, la protagonista, ricalca perfettamente lo stereotipo della ragazza impacciata, imbranata, timida e un po’ sciatta, che non spicca in niente ma misteriosamente viene notata e desiderata da tutti gli esseri di sesso maschile che le passano accanto.

Il punto però non è la dubbiosa origine di Cinquanta sfumature di Grigio, ma il suo contenuto!

Christian Grey, misterioso e affascinante uomo d’affari, per qualche oscura ragione viene immediatamente ammaliato da Anastasia e, dopo l’intervista grazie alla quale i due si conoscono, cerca di rintracciarla utilizzano metodi molto poco leciti, che lo fanno somigliare ad uno stalker.

Una volta instaurato un rapporto con Anastasia, per gli amici Ana, Mr. Grey le impone di firmare un contratto in cui lei deve acconsentire a svolgere il ruolo di sottomessa nel sesso con lui. Christian Grey è infatti un cultore del sadomaso, fulcro del libro.

Incredibile ma non troppo, questo è ciò di cui si parla nella maggior parte degli articoli italiani che ho letto. Si critica il film perché ci sono venti minuti di scene di sesso; perché lo spettatore, piuttosto che godersi la pellicola, si preoccupa di nascondere le sue reazioni al vicino di poltrona; lo si critica perché le abitudini di Christian Grey sono sconosciute ai più e prendono forma solo nelle fantasie più nascoste invece che nel letto.

Eppure il problema di Cinquanta sfumature di Grigio non è affatto questo: il mondo di Christian e Anastasia è un mondo di abusi, di stalking e di paura. Lui la cambia, la costringe ad accettare il suo stile di vita, a indossare i vestiti che lui sceglie per lei, la allontana dai suoi amici, non le permette più di guidare la sua auto (“o lo verrò a sapere!”), la minaccia costantemente, ha reazioni spropositate se lei ha anche solo il minimo rapporto con altri uomini o se non mangia. E lei lo teme, lo teme dal principio; accetta un ruolo di sottomessa non solo a letto, ma anche nella vita di tutti i giorni. Basti pensare che, in uno dei loro primi incontri, in seguito ad una sbronza della ragazza, lui le dice: «Sei fortunata che mi limito a sgridarti. […] Se fossi mia, non potresti sederti per una settimana dopo la bravata di ieri sera.»

Ana passa gran parte del libro a ripetere che non sa se può accettare il tipo di relazione che Grey le impone e lui la manipola usando l’attrazione che lei nutre nei suoi confronti e costringendola a fare cose che di fatto non vuole fare.

Potrei inserire pagine di citazioni, come ad esempio un punto in cui lei afferma di essersi sentita “avvilita, degradata e maltrattata” e lui le risponde che le sue affermazioni sono esagerate, ma ritengo sia sufficiente dire che persino gli appassionati di bondage si sono apertamente schierati contro la trilogia e il modo in cui essa distorce il loro mondo; puntualizzando comunque che le relazioni di questo tipo (ovvero con l’utilizzo dei ruoli di dominatore e sottomesso anche fuori dai rapporti sessuali) sono rarissime e si basano su un’incredibile fiducia reciproca, che io onestamente in questo libro non ho notato.

E’ solo un romanzo, certo, ma il rischio di questa visione romanticizzata di una relazione abusiva è che possa portare la violenza domestica e i comportamenti simili a quelli del nostro protagonista ad essere considerati come normali o, peggio ancora, come segno d’affetto.

A questo proposito nasce il progetto “50 Dollars not 50 Shades”*, che spinge gli spettatori a boicottare il film e a donare invece alle associazioni che si battono contro la violenza sulle donne.

Che ognuno si regoli secondo ciò che gli suggerisce la coscienza.

* https://www.facebook.com/50dollarsnotfiftyshades

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonima ha detto:

    Ma tu hai letto tutti e 3 i libri?

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    1. giuliettadeluca ha detto:

      No, ho letto solo il primo, per potermi riferire anche al film.

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