Alla scoperta dell’improvvisazione teatrale col Torino Fringe Festival

È sabato sera e sono in fila alla biglietteria di una delle tante associazioni culturali presenti a Torino; insieme a me ci sono una ventina di persone e altrettante si sono già accomodate sulle poltrone in sala. “Il massacro di San Valentino” è il titolo, nonché tema, della serata ed è tutto ciò che ci è concesso sapere a riguardo; chiunque entri in sala viene catapultato negli anni ‘20 ma, attore o spettatore che sia, non sa precisamente cosa accadrà sul palco. Non si tratta, infatti, di una rappresentazione teatrale qualsiasi: sto per assistere ad un’improvvisazione. Ciò significa che non vi è copione o canovaccio, perché gli attori o, meglio, gli improvvisatori inventano la scena sul momento e in questo caso lo fanno all’interno di una cornice prestabilita, quella di un ring di boxe di quasi cent’anni fa.

10523344_623355874426390_6959087829347109704_nSi accendono le luci, lo spettacolo comincia! Un arbitro presenta le due coppie avversarie posizionate agli angoli opposti del ring, spiega le regole e prima di dare inizio alla gara chiede al pubblico un suggerimento (una parola o una frase), che dovrà essere utilizzato dagli sfidanti nel corso della prima manche. La storia, infatti, nasce sul palco dalla fantasia degli improvvisatori nel medesimo istante in cui viene goduta dallo spettatore, che non ha funzione passiva, ma può cooperare per far evolvere la vicenda.

Per improvvisare non è quindi necessario studiare un copione, né avere una scenografia o dei costumi, ma ciò non significa affatto che non vi siano regole: un buon improvvisatore deve mantenere sempre alto il proprio livello di attenzione all’interno della scena, deve saper ascoltare e accettare le idee dei colleghi e gli input del pubblico per reagirvi prontamente e collaborare così alla creazione della scena nel ruolo di regista, sceneggiatore e attore contemporaneamente.

“Good improvisers seem telepathic; everything looks pre-arranged, This is because they accept all offers made — which is something no ‘normal’ person would do.” dice Keith Johnstone, scrittore del manuale di improvvisazione Impro: Improvisation and the Theatre. Possiamo, infatti, dire che la capacità più importante e più difficile da mettere in pratica sia la continua e costante accettazione delle idee prodotte dagli attori con cui si sta collaborando, poiché solo un atteggiamento di totale apertura mentale permette alla storia di svilupparsi ed essere adeguatamente apprezzata dal pubblico. Di conseguenza altre capacità che all’improvvisatore non possono mancare sono creatività e fantasia, che accompagnano l’attenzione e l’ascolto delle idee altrui. L’improvvisatore, come l’attore, deve uscire dagli schemi convenzionalmente imposti dalla nostra società e attuare comportamenti difficilmente utilizzati nel quotidiano, che la mente deve abituarsi a compiere. Sviluppare tutte queste capacità in modo adeguato richiede anni di allenamento, per questo il suo non è un ruolo semplice come può sembrare.

L’improvvisazione teatrale è una forma di rappresentazione sempre esistita, ma si è sviluppata e diffusa nella forma moderna conosciuta oggi solamente a partire dalla seconda metà del Novecento. I format di improvvisazione teatrale sono moltissimi, ma vengono generalmente distinti in due macrogruppi: longform e shortform. Una longform è uno spettacolo omogeneo, composto da brevi improvvisazioni legate fra loro oppure da un’unica improvvisazione di lunga durata. Una shortform è formata da diversi spettacoli di breve durata non correlati fra loro e inseriti all’interno di una cornice esterna; si tratta spesso di una cornice sportiva (per esempio un incontro di boxe o una partita di hockey) che vede due squadre avversarie sfidarsi “a colpi di improvvisazione” e in cui è ovviamente il pubblico a stabilire il vincitore. Spesso elementi di format diversi vengono uniti fra loro o utilizzati come spunto per creare tipologie di spettacolo sempre nuove, poiché nulla pone limiti alla creatività ed è per questo che attualmente nell’ambito dell’improvvisazione esistono più di sessanta tipi diversi di spettacoli in tutto il mondo.

Ciò che rende l’improvvisazione teatrale così speciale e affascinante è la consapevolezza, sia dell’improvvisatore, sia dello spettatore, di cooperare ad un evento creativo assolutamente unico e irripetibile e di contribuire tutti insieme alla creazione della medesima “opera d’arte”.

Purtroppo in Italia questo tipo di teatro non è ancora amato quanto lo è nel resto del mondo, ma sta cominciando a riscuotere un discreto successo: molti spettacoli di improvvisazione teatrale organizzati dalle associazioni culturali fanno il tutto esaurito e sono aumentate le scuole che attivano corsi per aspiranti improvvisatori, evidentemente a causa della crescente domanda.

Ottima occasione per conoscere e lasciarvi incuriosire da questo e molti altri nuovi modi di fare teatro è il  Torino Fringe Festival, che ha invaso la città proprio in questi giorni: dal 7 al 17 maggio dieci compagnie teatrali cittadine si esibiranno per dieci giorni con 46 spettacoli, performance, eventi speciali, feste, workshop e incontri in svariate location, quali Officine Corsare, Samo, Arca, Magazzino sul Po, Hub Cecchi Point e molte altre ancora. Qui trovate il programma completo. Un festival come questo io non me la perderei!

di Irene Rubino

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