Tutto quello che ti sei sempre chiesto sulla donazione di midollo osseo

Domani, sabato 26 settembre, in Piazza San Carlo a Torino e in altre 80 piazze italiane si terrà Ehi, tu! Hai midollo?, la giornata di sensibilizzazione alla donazione di midollo osseo, durante la quale sarà anche possibile tipizzarsi. Ma come avviene una donazione di midollo? Fa male? È vero che “ti bucano la schiena”?? E “tipizzarsi” che significa? Perché farlo e che rischi si corrono?

Innanzitutto il midollo osseo non è midollo spinale, quindi il prelievo non comporta alcun intervento alla colonna vertebrale o alla schiena in generale. Il midollo osseo viene solitamente prelevato dalle ossa del bacino e contiene cellule staminali emopoietiche, che hanno, cioè, il compito di formare nuove cellule sanguigne, le quali vanno a sostituire quelle che muoiono naturalmente. Nelle persone affette da malattie del sangue, come per esempio i malati di leucemia, il midollo osseo perde questa funzione emopoietica, per questo la donazione di midollo è così importante.

Chi sceglie di donare il proprio midollo deve per prima cosa tipizzarsi. La tipizzazione consiste in un semplice prelievo di sangue e serve a stabilire il grado di compatibilità tra il donatore e i pazienti che necessitano un trapianto di midollo. Il possibile donatore viene quindi inserito nel Registro Italiano Donatori Midollo Osseo e nel raro caso (soltanto 1 persona su 100.000 è compatibile!) in cui si riscontri compatibilità con un paziente, viene chiamato per ulteriori analisi.

A questo punto il prelievo può avvenire in due modalità diverse, a discrezione del donatore:

  • da cresta iliaca: il donatore viene ricoverato, l’intervento avviene sotto anestesia e il midollo viene prelevato dalle ossa del bacino tramite un ago da biopsia, cioè un ago un po’più grosso di quello usato per un semplice prelievo del sangue. Terminato l’effetto dell’anestesia il donatore sente del dolore nella zona dove è avvenuto il prelievo, ha difficoltà a camminare e viene tenuto sotto controllo per 48 ore prima di ritornare in piene forze e poter essere dimesso.

  • per staminoaferesi: Nei 3-4 giorni precedenti al prelievo viene somministrato al donatore un farmaco mobilizzante, che induce le cellule staminali a riprodursi, uscire dalla zona midollare e diffondersi nel sangue periferico. Tale stimolazione dell’attività del midollo osseo può causare mal di testa, affaticamento, dolori alle articolazioni o febbre, sintomi che spariscono rapidamente appena sospesa l’assunzione del farmaco. Quindi il sangue viene prelevato dal braccio del donatore, poi diviso nelle sue componenti tramite separatori cellulari: la componente utile al trapianto viene conservata, mentre il sangue rimanente viene reinfuso nel braccio del donatore.

Entrambi i metodi sono fastidiosi, ma nessuno dei due comporta rischi o problematiche che non possano essere risolte. Infatti il donatore viene di nuovo sottoposto a esami di controllo nei 30 giorni successivi alla donazione per verificare il suo stato di salute.

1Come già accennato, soltanto 1 persona su 100.000 è compatibile con chi sta aspettando un trapianto di midollo osseo, questo signiica che ognuno di noi può fare la differenza, che ognuno di noi può salvare una vita.

Per saperne di più venite in piazza Sabato 26 settembre! Altrimenti molte e più dettagliate informazioni sono reperibili sul sito dell’ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo).

di Irene Rubino

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