Muore pesantemente un diafano poeta

Sono circa le 6.30 di mattina del 2 novembre 1975, è mattina presto e una donna sta camminando lungo la spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. Lei passeggia, pensando alla sua giornata, a cosa debba o non debba fare quel giorno. Poi vede qualcosa di strano, un corpo, il corpo di qualcuno che deve aver avuto la peggio contro un avversario ben più forte.
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Il corpo massacrato di botte, brutalmente percosso e su cui qualcuno è passato più volte con una macchina è quello dello scrittore, poeta, cineasta Pier Paolo Pasolini.
Che cosa può essere successo? Chi può aver pestato il poeta fino alla morte per poi passargli sopra più volte con la macchina?
E cosa avrebbe fatto Pasolini per meritare una simile morte?

La notte stessa viene fermato un ragazzo alla guida della macchina del poeta, un’Alfa Romeo 2000 GT veloce. Si tratta di un giovane di 17 anni, noto alla polizia come ladro d’auto. Ma la storia che Pino Pelosi di Guidonia racconta è molto più di un furto.
La sera del 1 novembre Pelosi si trova nei pressi della stazione Termini, al Bar Gambrinus in Piazza dei Cinquecento e proprio li viene avvicinato da Pier Paolo Pasolini; il quale lo invita a salire in auto con lui promettendogli in cambio del denaro. I due vanno a cena nella Trattoria Biondo Tevere, il poeta offre la cena al giovane che lo accompagna e poi si dirigono verso la periferia di Ostia.

Alle autorità il Pelosi racconta che dopo cena i due si diressero verso l’Idroscalo e che Pasolini cominciò ad avanzare pretese sessuali che però Pelosi non vuole accondiscendere, è riluttante. La discussione sarebbe degenerata fino alle mani: Pasolini lo minaccia con un bastone, Pelosi riesce ad impadronirsene e picchia il poeta fino a farlo stramazzare al suolo. Pasolini è gravemente ferito, ma ancora vivo ed è in quel momento che Pelosi sale sulla vettura e passa avanti e indietro sul corpo di Pasolini. La sua versione venne considerata veritiera e nel 1976 venne condannato dalla Corte d’Appello per omicidio volontario.

Basta? tutto qui?

Assolutamente no, l’opinione pubblica, gli amici, i colleghi e i parenti del giovane e complesso artista friulano si spaccano su due posizioni completamente opposte: c’è chi contesta questa verità giudiziaria sostenendo, per esempio, che nonostante Pier Paolo Pasolini fosse fisicamente minuto, era comunque un uomo molto agile e ben allenato e che quindi il Pelosi da solo non avrebbe potuto sopraffarlo.
Si parla di misteriosi complici, ed infatti il Tribunale lo aveva condannato per omicidio volontario in concorso con ignoti, in primo grado, mentre in appello il concorso con ignoti era caduto.
In quelle settimane compare un articolo di Oriana Fallaci su L’Europeo, in cui la scrittrice ipotizza il concorso di almeno altri due uomini; secondo la Fallaci si tratterebbe di omicidio premeditato commesso da almeno tre persone.
Vi è anche un film, uscito per il ventennale della morte, intitolato: Pasolini, un delitto italiano. Nella sua opera cinematografica Marco Tullio Giordana  ipotizza che Pelosi non fosse solo.

A favorire il nascere di queste teorie ci si mette anche lo stesso Pelosi, il quale nel 2005 afferma di non essere lui l’esecutore materiale dell’omicidio; ad uccidere Pasolini sarebbero stati tre uomini giunti su una vettura targata Catania.
Molte sono le teorie che nascono e crescono intorno alla morte di un artista eclettico, geniale e delicato come Pier Paolo Pasolini: ci sono piste di stampo politico, perché non dobbiamo dimenticare che siamo negli anni ’70, in piena strategia della Tensione; e che si tratta di un intellettuale omosessuale con forti interessi politici. Ci sono anche piste di stampo economico, ma potrebbe anche essere stato ucciso in quanto omosessuale.

Molti altri invece si oppongono alle teorie del complotto, vi si oppongono alcuni amici stretti di Pasolini, suo cugino Nico Naldini, il critico Vigorelli, lo scopritore di Pasolini fin dall’adolescenza, che parla della “particolare omosessualità” di Pasolini. Una sessualità dai contorni a volte violenti, di tipo sadomasochista. Anche Ferdinando Camon liquida le teorie dei complotti come un tentativo di santificare Pasolini, nella cui vita e sessualità vi era anche il pagamento di minorenni.

I suoi stessi cari si dividono sulla sua morte, chi crede che ci sia di più, chi invece afferma che purtroppo non ci sia nulla di più di quello che è già stato accertato dal processo.

Ad ogni modo quarant’anni fa l’intellettuale, l’artista italiano più complesso, articolato ed innovativo veniva ritrovato massacrato di botte all’Idroscalo di Ostia. Una figura così delicata e diafana che muore in un modo così basso e sporco.

Cecilia Marangon

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