Calo dei vaccini: quando la disinformazione uccide

di Giulietta De Luca

Una delle notizie che in queste ultime settimane ha creato grande scalpore è senza dubbio il drastico calo delle vaccinazioni, in Italia e nel mondo, che rende la copertura vaccinale del nostro Paese al limite della soglia di sicurezza, come fa notare Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. I rischi sono paurosamente alti: malattie che sembravano debellate, come la difterite o la rosolia, sono ricomparse e il numero delle morti perfettamente evitabili (quelle causate da morbillo o pertosse, ad esempio) sta aumentando in maniera allarmante.

indennizzi-vaccinazioni

I vaccini, da sempre reputati uno dei passi avanti più importanti nella storia della medicina, da una corposa fetta della popolazione oggi sono visti come una minaccia. Perché? Noi di The Password abbiamo chiesto ad Alessandro, medico, di esporci la sua opinione in merito alla questione.

Qual è il motivo dietro il “cambio di rotta” che ha portato a considerare un traguardo fondamentale della medicina come un pericolo da evitare?

Concentrandosi principalmente sulla preoccupazione “principe” nei confronti dei vaccini – ossia la famigerata correlazione con l’autismo – bisogna fare un salto indietro nel tempo fino alla fine degli anni ’90, il 1998, per la precisione. Il medico inglese Andrew Wakefield pubblicò su Lancet (una delle più autorevoli riviste mediche del mondo) uno studio in cui suggeriva la correlazione tra la vaccinazione trivalente MPR (morbillo-parotite-rosolia), le infezioni intestinali e i disturbi del comportamento. Il suggerimento di Wakefield era di interrompere tali vaccinazioni o di passare a vaccinazioni singole per le tre patologie, invece che usare il pacchetto “3 in 1”. Nel 2002 Wakefield ripeté un altro studio per confermare i suoi risultati, ma i suoi collaboratori gli negarono il loro appoggio, millantando irregolarità negli studi. Analisi a posteriori di entrambi gli studi mostrarono non solo l’inadeguatezza del disegno sperimentale degli studi (ad esempio la mancanza di casi controllo, ovvero di dati riguardanti la popolazione “sana”, che servono appunto per identificare la causalità di una evidenza sperimentale), ma anche (e soprattutto) delle vere e proprie incongruenze nei risultati. A seguire, un’inchiesta svelò l’arcano: si scoprì che Wakefield era stato corrotto con 500.000 sterline da un avvocato per dimostrare questa ipotetica correlazione tra il trivalente e i disturbi. Lo scopo era quello di mettere sul mercato formulazioni singole dei vaccini (all’epoca non commercializzate e da lui stesso brevettate) per poter avere quindi “il monopolio”. Anche i dati degli studi erano falsi: valori normali venivano infatti “misteriosamente” valutati come patologici. Inutile dire che le conseguenze per Wakefield furono drammatiche: gli articoli furono ritirati e Wakefield radiato. Il problema è che il tam tam mediatico precedente all’inchiesta aveva già fatto danni, portando ad un crollo delle vaccinazioni (da >95% fino a <80%)

Oltre alla paura della correlazione tra vaccini e autismo c’è dell’altro?

Altre preoccupazioni riguardano poi i costituenti dei vaccini come possibili cause di altri disturbi (ad esempio i tumori). La premessa obbligatoria è che i vaccini, come ogni presidio medico, hanno effetti collaterali. Alcuni sono relativamente frequenti, altri decisamente più rari. Nel complesso i vaccini sono comunque presidi medici molto sicuri, in cui la bilancia tra rischio e beneficio è senza dubbio a favore del beneficio (basti pensare alla scomparsa del vaiolo). Entrando nel merito dei costituenti dei vaccini, mi concentrerei su due in particolare che hanno a lungo attirato l’attenzione degli “antivaccinisti”, ossia la formaldeide ed il Thiomersal.

Come mai?

La formaldeide è uno dei costituenti fondamentali dei vaccini inattivi (ne esistono due tipi: quelli a patogeno attenuato e quelli a patogeno inattivo) e agisce proprio nel processo di “uccisione” del patogeno. Dopo questo processo la formaldeide viene “lavata via”, lasciando però ovviamente dei residui nel prodotto finale. Come sempre in medicina, è la dose che determina la tossicità di una sostanza. Nei vaccini, la dose di formaldeide è estremamente bassa, decisamente al di sotto sia delle soglie di pericolosità che della dose già di per sé presente nel sangue del ricevente. Preoccupazioni riguardo la formaldeide sono quindi assolutamente non giustificate. Il Thiomersal è un composto del mercurio che era presente nei vaccini fino a qualche tempo fa (oggigiorno i vaccini nel mondo occidentale sono tutti Thiomersal-free); è stato, a causa di sospetti di tossicità (mai dimostrati), sostituito da altri componenti la cui sicurezza era comprovata (nota bene: il mercurio è notoriamente tossico, ma, ancora una volta, al di sopra di una certa dose, mai raggiunta con i vaccini). Nuovamente, preoccupazioni sulla dose di mercurio nei vaccini non sono giustificate (una scatoletta di tonno ne contiene molto di più). Ad accomunare formaldeide e Thiomersal c’è un solo fattore: l’ingiustificata paura verso ciò che è “chimico” (o, per meglio, dire, “sintentico”), che non ha ragione di esistere perché questo fattore garantisce una sicurezza maggiore, quella della purezza ottenibile solo in laboratorio.


Ognuno è libero di prendere la decisione che più ritiene opportuna, ma questo è uno di quei casi in cui informazione, obiettività, capacità critica e, soprattutto, un’attenta analisi delle fonti sono essenziali.

Per eventuali dubbi e chiarimenti, è consigliata la consultazione di questo sito.

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